mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

‘Reddito di cittadinanza’?
Meglio il ‘dividendo sociale’
Pubblicato il 26-03-2014


Reddito-di-cittadinanzaLa lodevole iniziativa de “Il Sole 24 Ore” di pubblicare un e-book dal titolo accattivante “Junior 24”, contenente la spiegazione dell’economia ai ragazzi, consente di “familiarizzare” con il contributo dei grandi economisti alla soluzione dei problemi dell’umanità; è il caso del premio Nobel per l’economia James Edward Meade che, come ricorda “Il Sole” di domenica 24 marzo, ha speso la propria vita nella ricerca dei “meccanismi economici” in grado di migliorare il benessere sociale, sconfiggendo lo stigma della disoccupazione e rimuovendo le ingiustizie sociali.

L’esperienza di molti paesi evidenzia da tempo che, quando la gestione del sistema di sicurezza sociale è lasciata all’azione discrezionale della politica, in assenza di un qualche automatismo autoregolatore, è resa possibile una manipolazione dei flussi di reddito,tale da creare uno stock di capitale sociale negativo (somma dei disavanzi correnti del settore pubblico) a spese anche dei cittadini che ancora non hanno raggiunto l’età per votare o che, addirittura, non sono ancora nati; è questa la ragione del perché si impone oggi, all’interno delle società industriali avanzate, ed in particolare all’interno di sistemi come quello italiano che da tempo ha compromesso i propri “fondamentali”, la necessità di una riforma radicale del welfare esistente.

Malgrado l’evidenza, nelle iniziative e nei provvedimenti volti ad assicurare l’accesso al reddito a chi si trova involontariamente in stato di bisogno (come, ad esempio, quelli di recente presentati sotto il nome di “Job Act”) si continua a fare riferimento a “vecchi strumenti” di per sé obsoleti, ad integrazione del sistema di sicurezza sociale esistente, e si continua ad ignorare che il grande economista James Meade, già ai tempi in cui tale sistema veniva adottato, aveva dimostrato i maggiori vantaggi che potevano derivare dall’istituzionalizzazione di un “reddito di cittadinanza”, erogato incondizionatamente a favore di tutti e finanziato con le medesime risorse impegnate nel funzionamento del sistema di sicurezza sociale, l’attuale welfare; oppure mediante la distribuzione di un “dividendo sociale” finanziato con le risorse derivanti dalla vendita sul mercato dei servizi di tutti i fattori produttivi di proprietà collettiva, gestiti dallo Stato, mediante la costituzione di un “Fondo-capitale nazionale”, per conto e nell’interesse di tutti i cittadini.

Può sembrare strano che il grande economista inglese James Edward Meade, nonostante la sua generalizzata disponibilità ad accettare l’espressione reddito di cittadinanza per indicare un sistema di sicurezza sociale alternativo al welfare State, abbia sempre conservato nei suoi lavori l’espressione dividendo sociale. Il suo modello di organizzazione del sistema sociale, formalizzato in “Agathotopia” (luogo dove sarebbe conveniente vivere, illustrato per la prima volta dal premio Nobel alla conferenza organizzata nel 1988 in Italia dalla Lega delle Cooperative e descritto in un piccolo volume pubblicato in lingua italiana nel 1989), è fondato infatti sul pagamento automatico di un dividendo sociale corrisposto incondizionatamente, in una misura identica, a tutti i cittadini individualmente considerati.

La lettura di Agathotopia potrebbe indurre a pensare che James Meade possa avere “scoperto” l’espressione dividendo sociale solo in tempi a noi vicini. Non è così! Secondo i suoi allievi, egli l’ha tratta dal lavoro di Lady Juliet Rhys-Williams, autrice nel 1943 di un libro dal titolo Something to Look Forward Too, in cui veniva proposto un “Nuovo Contratto Sociale”, implicante la corresponsione incondizionata e universale di un reddito sociale alternativo a quello previsto dal Rapporto-Beveridge sulla sicurezza sociale. James Meade, nel 1948, in un suo lavoro, “Planning and the Price Mechanism”, ha presentato l’idea di Lady Rhys-Williams come una stimolante proposta per una riforma strutturale del modello di sicurezza sociale istituzionalizzato alcuni anni prima nel Regno Unito.

Meade ha riassunto come segue la proposta di Lady Juliet Rhys-Williams: ella – ha affermato il Nobel inglese – ha suggerito la corresponsione di un pagamento in moneta o un dividendo sociale ad ogni singolo cittadino, uomo, donna o bambino. La somma pagata deve sostituire tutti i benefici sociali corrisposti sulla base del sistema di sicurezza sociale esistente, quali i sussidi ai disoccupati, il pagamento delle pensioni ai lavoratori collocati a riposo per raggiunti limiti di età, i sussidi per malattia e quelli corrisposti ai minori di età. Ogni uomo, donna o minore deve percepite il dividendo sociale, qualunque sia il proprio stato di salute, sia nel caso di malattia che nel caso si trovino in perfetto stato di salute, sia in caso di occupazione che di disoccupazione e indipendentemente dall’età. Non deve essere prevista nessuna prova dei mezzi, né devono esistere dei test per provare che i soggetti destinatari del dividendo sociale sono impegnati nella ricerca di lavoro, né essi sono obbligati a dimostrare di essere realmente ammalati. I medici possono cessare di rilasciare certificati di malattia e procedere, quindi, a tempo pieno nella cura dei loro ammalati. Gli uffici per l’occupazione possono cessare di preoccuparsi dei disoccupati e impegnarsi maggiormente nell’avviare verso nuove opportunità occupazionali chi si trova involontariamente ad essere disoccupato. Il Ministero della Sicurezza Sociale può addirittura essere chiuso. I sussidi personali universali concessi incondizionatamente a tutti i cittadini possono prendere il posto dell’intero apparato del sistema di sicurezza sociale esistente.

La proposta di Lady Juliet Rhys-Williams, secondo Meade, era da condividersi e da preferirsi, perché presentava quattro grandi vantaggi: 1. realizzava una semplificazione burocratica del sistema economico; 2. garantiva una maggiore libertà personale; 3. realizzava una “equalizzazione” dei redditi personali; 4. garantiva un’efficace strumentazione per un più razionale controllo della spesa pubblica. Per tutti questi motivi, secondo Meade, la proposta meritava un’attenta e seria considerazione, in quanto rendeva possibile una razionalizzazione degli attuali metodi di distribuzione del costo della sicurezza sociale.

La valutazione espressa da Meade della proposta di Lady Juliet Rhys-Williams prefigura inequivocabilmente uno dei modi possibili di finanziare il reddito di cittadinanza o dividendo sociale, come lo stesso Meade lo chiamava; ma esiste anche un altra modalità di finanziamento, forse ancora più avanzata e vicina alle urgenze di un sistema sociale in crisi come quello italiano. Tale modalità alternativa sarà illustrata in un prossimo articolo e consentirà di capire perché Meade, in tutta la sua riflessione sul come migliorare il benessere dell’umanità, abbia sempre preferito l’espressione dividendo sociale in luogo di quella di reddito di cittadinanza, nonostante non esista sul piano dei “contenuti” alcuna differenza tra le due espressioni.

Gianfranco Sabattini

1/continua

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Commenti all'articolo
  1. Le proposte di EWARD MEADE mi sembrano degne di essere prese in considerazione; spero, comunque, che si faccia qualcosa di utile per proteggere i cittadini durante quelle crisi economiche che sconvolgono le società moderne. Propongo come RIFERIMENTO gli esempi rappresentati da ROOSELVELT e da KEYNES.

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