domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi e il PD nel PSE
e il PSI ora che fa?
Pubblicato il 04-03-2014


Poco più di quindici anni fa, la cosa 2 – e cioè la ricomposizione socialdemocratica della sinistra italiana – abortiva sul nascere per il sopravvenuto disinteresse dei padrini dell’operazione, D’Alema e Amato e per la congenita timidezza politica del suo partner minore, Boselli.

Dopo di che, alla Cosa si è sostituita la Parola. E cioè il lungo tormentone sul Pd e sul suo rifiuto e della Cosa e della Parola; rifiuto simboleggiato dalla mancata adesione al Pse. Un esercizio retorico cui noi socialisti abbiamo partecipato tutti (compreso chi scrive…) ma che ha interessato, nell’insieme, pochi intimi: appunto l’area Psi che vedeva nella mancata adesione l’occasione per una polemica a buon mercato; l’area cultural-politica rappresentata da Macaluso impegnata a contestare in toto le scelte e le omissioni che avevano segnato la nascita del Pd e, infine, gli ex popolari, come la Bindi e Fioroni, in nome di quella cancellazione delle culture d’origine che, a loro modo di vedere, rappresentava l’implicita garanzia per la coesistenza reciproca all’interno del nuovo partito.

Una polemica, per inciso, del tutto autoreferenziale. E, ancora, una polemica nominalistica, in cui si chiedeva conto al Pd dei suoi collegamenti internazionali e non dei suoi comportamenti italiani. Quasi che il dichiararsi socialisti in Europa fosse più importante dell’esserlo concretamente nel nostro Paese.

Sia come sia il nostro tormentone può, da oggi, considerarsi archiviato. Nel senso che il nuovo segretario Pd ha ripreso in mano la pratica. Così da chiuderla entro breve tempo. E, in ogni caso, prima del prossimo congresso Pse, indetto, guarda caso, a Roma.

Ora, quella di Renzi non è solo una scelta corretta. È anche, dal suo punto di vista, una scelta perfettamente razionale.

Il sindaco di Firenze sa benissimo di essere, per gran parte degli iscritti al partito e anche per un’area non piccola degli elettori di sinistra, una sorta di alieno. Diciamo “uno diverso da noi” e perciò potenzialmente “capace di tutto”; almeno sul piano delle scelte politico-culturali. E, allora, sa di non potersi assolutamente permettere di essere, anche, pregiudizialmente eretico. Ecco, dunque, l’apertura a Civati e Cuperlo; ecco il dialogo con Landini e con l’ala modernizzatrice del sindacato; ecco, soprattutto, l’ancoraggio al socialismo europeo e del Pd e, per la proprietà transitiva, dello stesso Renzi.

Fatto apparentemente singolare, il nuovo leader Pd consegue, così, nell’arco di poche settimane, un obbiettivo che i suoi predecessori non si erano mai sognato di raggiungere; di più che si erano mai proposti di realizzare. E, oltretutto, senza nemmeno suscitare, almeno per ora, le isteriche polemiche interne (ricordate il “non voglio morire socialdemocratico/a”di bindian-fioroniana memoria, con annesse minacce di scissione?) del passato.

In realtà l’arma a disposizione degli oppositori è oggi scarica. Forse perché è un conto agitarla contro i vari Bersani e D’Alema, rappresentanti dell’“altra storia” mentre è tutt’altra cosa spianarla contro un “papa esterno”che, per inciso, con la cultura ex Pci non ha proprio nulla a che fare. O magari perché la cultura “cattolico-democratica”che questi stessi oppositori intenderebbero rappresentare non ha da tempo una consistenza unitaria.

E noi socialisti? Noi socialisti non saremo più i rappresentanti ufficiali in Italia (per quello che vale…) del socialismo europeo. Per diventarne in linea di principio quello che già siamo da tempo in linea di fatto: una componente del tutto marginale. E, allora, delle tre l’una: o riterremo chiuso definitivamente il nostro ruolo di testimoni confluendo dignitosamente nel Pd. O cambieremo luogo e collocazione politica verso lidi di centro liberale. O, infine, dichiareremo riaperta la partita vera. Quella della rinascita di una sinistra socialista/socialdemocratica non solo e non tanto in Europa, quanto nel nostro stesso Paese assumendoci le nostre responsabilità nel contribuire a crearla.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. “…O, infine, dichiareremo riaperta la partita vera. …”
    Ritengo che in questo paese sia opportuno coltivare una cultura socialista a salvaguardia della Costituzione. In questi venti anni, anzi dal 1978, la cultura dominante è stata quella cattolico reazionaria rappresentata da CL e dall’Opus Day.

  2. chiaro sarebbe la terza! ma la Dirigenza PSI attuale,al centro ed in giro per le periferie,non sembra piuttosto interessata alla IV,cioè a star in ossequio per lucrare qualche sgabellino??Se entra,perde la priorità perchè si riaprono i giochi; se deve darsi un’identità autonoma,della quale ci sarebbe urgenza per salvare i partiti (es Art.49 CC,legge elettorale proporzionale etc),deve ricominciare a studiare e a misurarsi sulla stampa e con la gente! Perciò resta ai margini,purchè suoi!!!!

  3. Le scelte della nostra Segreteria si vedranno a breve con la presentazione o meno della Lista PSI alle Elezioni Europee. Se neppure è stata avviata la formazione della Lista e la raccolta delle firme, è perchè Nencini pensa a inserire qualche candidato in quelle del PD. La vera battaglia è la presentazione della Lista PSE in cui far confluire tutti e avviare così un processo per realizzare anche in Italia un forte Partito Socialista.

    • GENTILE DIRETTORE,
      la via maestra è quella del socialismo CRISTIANO premarxista, da LAZZARETTI in poi. Appartiene al partito socialista italiano per storia e tradizione. L’ha capito PAPA FRANCESCO che cerca di rinnovare la CHIESA in tal guisa, non lo può comprendere di proviene da esperienze fallimentari. Quello che stà facendo PUTIN, lo prova.

  4. La terza ipotesi è senz’altro la più suggestiva per noi socialisti, ma in questo momento irrealizzabile perchè alcune verità tardano a venire a galla sopratutto per la negazione dei max media e di alcuni poteri che temono che un socialismo legato al modo del lavoro possa rompere l’egemonia che questi anno a tutti i livelli, nazionale europeo e mondiale. Per sopravvivere scegliamo la via dell’abbraccio mortale con il PD con l’intento di impadronirsi lentamente di tutto l’apparato organizzativo e cancellare definitivamente dalla storia italiana che la sinistra era ed è solo il pci e gli ex.

  5. Una “presenza” socialista – in Italia, in Europa – dovrebbe essere anzitutto visibile, e quindi caratterizzata, distinta, per identità, storia, idee, tradizione. Ricordo che una volta Bettino Craxi citò Proudhon, contrapponendolo a Marx, come vero riferimento dei socialisti, suscitando reazioni isteriche negli intellettuali comunisti (se non erro, Ajello, sulle pagine culturali di “Repubblica”, si indignò in modo assai goffo chiedendosi – nel modo provocatorio e arrogante tipico dei marxisti italiani – chi mai fosse Proudhon!). Bene, i riferimenti di Craxi al pensiero socialista dell’Ottocento non erano affatto delle provocazioni e, anzi, erano assai approfonditi e per niente astratti, e direi che, leggendoli ora, quei riferimenti mostrano una straordinaria concretezza: i capisaldi di quel pensiero si compendiano nella visione confederalista dell’Europa e del mondo, nella vozione internazionalista del socialismo liberale, nella concezione del “credito pubblico” come risorsa economica dei lavoratori-imprenditori da affidare alla gestione delle autonomie locali, nella configurazione del lavoro come cooperazione e libera intrapresa di piccoli e medi imprenditori. Con quale “presenza” manifestare questi capisaldi? non certo con l’appiattimento nel Partito democratico, che – per la sua origine, per le persone che lo rappresentano – è proprio il contrario del socialismo autonomista ed è il risultato coerente della eliminazione (fisica, proditoriamente perseguita) dei suoi protagonisti. Come dimenticare quanto ci raccontano i vecchi dirigenti del PSI riguardo alla “accettazione” degli ex-comunisti nell’Internazionale socialista ed ai comportamenti dei vari dirigenti dell’ex-PCI, ai comportamenti degli ambienti cattolici e della c.d. sinistra della ex-DC? siamo sicuri che Craxi avrebbe piacere nell’essere “visitato” da costoro? Né, credo, la partecipazione di Nencini al governo Renzi-Alfano può minimamente costituire una “presenza” socialisita, né restituire una qualche dignità al PSI. Al contrario, dignità e presenza vanno costruite altrove, sul territorio, in Europa, nel Mediterraneo, ma come Partito socialista che si riappropria della sua storia (che è la storia di dignità del nostro Paese). Bobo Craxi pone un problema di compatibilità di cariche e di statuto: è una questione interessante se non è fine a se stessa, se cioè serve a mettere in discussione una linea politica di appiattimento e una “leadership” evanescente; insomma, se vale a rifondare un vero PSI presente nel mondo e degno della sua storia.

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