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Opinioni e commenti
 

RENZINOMICS
Pubblicato il 13-03-2014


Renzi-spending reviewÈ il giorno dei conti per Matteo Renzi. Dopo la conferenza stampa con tanto di slide tipo volantino promozionale, organizzata in tempo per passare sui telegiornali delle 8 senza fastidiose repliche, arrivano i dubbi sulla “relazione” approvata dal Consiglio dei ministri. Primo fra tutti quello, ovvio, che riguarda il fatto che, per la prima volta nella storia repubblicana, viene approvata una relazione e non una norma. Una sorta di dichiarazione di intenti. L’annuncio di Renzi, infatti, secondo Nicola Scalzini, economista e già capo dell’ufficio economico di Palazzo Chigi, assomiglia più che altro a «un grande show, un’operazione volutamente spettacolare e populista che guarda all’appuntamento delle prossime europee».

Forse non è un caso, infatti, che intervenendo in conferenza stampa Padoan, interrogato sulle coperture, si sia rifugiato in un generico «ci saranno tagli di imposte finanziati da tagli di spesa permanenti e questo sarà a regime, a partire dall’anno prossimo». Aggiungendo poi: «Per quest’anno c’è una situazione di transizione e per finanziarla si utilizzeranno i margini dell’indebitamento nel modo più parsimonioso possibile, perché il rispetto del vincolo di deficit eccessivo è fondamentale per noi». Insomma, nulla di chiaro a dispetto delle slide con i carrelli della spesa pieni.

Anche su quel “margine” di ulteriore indebitamento è scesa una fitta nebbia, tanto che Renzi precisa al Corriere della Sera che «se dimostreremo che sappiamo fare le riforme, allora potremo andare in Europa a chiedere di poter spendere di più».
Lascia pensare anche il fatto che, rispetto al pagamento dei debiti della PA nei confronti dei privati, l’annunciato decreto sia stato trasformato da Renzi in un progetto di legge, facendo così  ulteriormente slittare il tutto. A luglio, si dice questa volta.
Dalla BCE nel frattempo è giunto il consueto report che avverte l’Italia: non state in linea con gli impegni presi per il pareggio di bilancio. Insomma, altro che discettare di possibile aumento della spesa per finanziare le renzinomics con uno ‘scostamento temporaneo’ come chiede il Tesoro.
E anche da Bruxelles è arrivata una gelata preventiva per bocca del portavoce della Commissione Olli Rehn. La UE «accoglie con favore le riforme» annunciate ieri dall’Italia, «le valuterà non appena avrà i dettagli legislativi», ma ricorda «l’importanza di rispettare le regole del patto di stabilità, cioè il pareggio in termini strutturali ed essere in regola con la regola del debito».

Comunque peggio è andata al Job Act che è finito in sordina e rispetto al quale nella “relazione” dell’Esecutivo non vengono indicate scadenze. Per il Presidente del Consiglio tutto è affidato ad un disegno di legge delega nelle mani del «Parlamento».

Insomma, ad oggi, resta difficile valutare nel merito le raccomandazioni di Renzi. Che queste possano poi avere una ricaduta positiva a livello “psicologico” sull’economia, è altro paio di maniche.
Possibile, anche se a chi prima di lui ci ha provato con la “psychological warfare”  (il Berlusconi dei “ristoranti pieni”) non sembra essere andata benissimo.

Abbiamo chiesto a Nicola Scalzini di fare un po’ di chiarezza.

Professore, come valuta l’annuncio del CDM?

Quello a cui abbiamo assistito mi sembra solo un grande show, un’operazione volutamente spettacolare e populista che guarda all’appuntamento delle prossime europee.

Un giudizio duro.

Sì, perché quello di cui ha bisogno il Paese, secondo il mio avviso e non solo il mio,  è affrontare seriamente e senza clamore il problema dell’occupazione e della ripresa economica. Invece si annuncia un’operazione di distribuzione di pochi quattrini, sia pure a chi ne ha bisogno, ma quello che si dovrebbe fare è liberare i cittadini in difficoltà dal bisogno facendoli entrare attivamente nel meccanismo produttivo.

E come si arriva a questo?

Abbattendo le tasse sull’occupazione, non agevolando di poco i redditi. Per carità va bene ritrovarsi qualche soldo in più in busta paga, ma sono interventi che hanno più che altro un taglio propagandistico, alla maniera di un Berlusconi minore, un “berlsuchino”. Con la differenza che questa volta mancano anche indicazioni precise sulle coperture: in passato anche Berlusconi ne sparava, ma non con questo pressappochismo. I sette miliardi dalla spending review, ad esempio, sono una cifra che non esiste. È davvero assurdo. Lo stesso commissario ho detto che, a limite, si tratta di 3 miliardi, ma è tutto teorico visto che non è stato comunicato un elenco preciso di cose da fare, non si sa come o perché. Non si sa se prenderanno risorse o meno proprio dai pensionati, dagli artigiani e dai lavoratori autonomi.

Si parla, appunto, di un contributo di solidarietà da prelevare sulle pensioni sopra i 2000 euro.

Questa poi è una cosa paradossale. Cottarelli, il commissario alla spending review, vuole togliere soldi ai pensionati che hanno più di 2000 euro per darli ai dipendenti che percepiscono più o meno la stessa cifra: a parte il fatto che si tratta solo del 15 per cento delle pensioni, ma poi praticamente le toglie ai padri per darle ai figli. Se si agevolano le imprese, invece, salirebbe l’occupazione e, un occupato in più, quello sì riattiverebbe davvero la domanda interna. Poi su tutto c’è genericità nel’indicare le coperture. Temo che il ‘velocismo’ fine a se stesso porti solo alla confusione.

Ritorniamo all’economia, sembra che Renzi punti molto sulla Cassa Depositi e Prestiti per attingere a nuove risorse. Ma, è un  soluzione realista?

Le dico che Saccomanni, che è una persona esperta e che si era portato un paio di consulenti dalla Banca d’Italia che hanno migliorato il lavoro del Tesoro, non è cosi incosciente da non aver utilizzato questo strumento di fronte alla necessità di reperire risorse. Non dobbiamo dimenticare che i debiti, una volta accertati, vanno ad aumentare il debito pubblico. È un meccanismo molto complesso che difficilmente può risolversi con la bacchetta magica. Credo dunque che queste dichiarazioni puntino sempre allo stesso obiettivo: le elezioni europee. I primi debiti verranno pagati, ma del resto era già previsto dal piano messo a punto da Letta. Inoltre, l’ipotetico intervento attraverso la Cassa Depositi e Prestiti prospettato da Renzi non è che eviti allo Stato di indebitarsi, come promesso perché ogni erogazione della Cassa è, di fatto, un prestito che lo Stato fa e che poi deve rimborsare e che aumenta il disavanzo. Al di là di quanto si annuncia, non sono per niente mutate le caratteristiche e i dati che c’erano già due mesi fa quando si  stava procedendo al pagamento nei limiti e nelle condizioni possibili visto che molti di questi debiti vanno accertati.

Si spieghi professore.

I debiti non sono 90 mila come viene detto perché ogni debito deve essere coperto da fatture. La maggior parte dei crediti sono veri, ma c’è una parte di crediti millantati. Sappiamo della particolarità, diciamo così, della relazione tra la PA e i fornitori che offrono prezzi di 3-4 volte superiori, anche perché sanno del ritardo dei pagamenti: c’è un margine abbastanza considerevole di corruzione. Nonostante questo, sempre per ragioni propagandistiche, si fa il conto sulla base di coloro che rivendicano i crediti, mentre il Tesoro con grande prudenza cerca prima le prove dei debiti per accertare se siano reali e questo richiede un po’ di lavoro. In ogni caso, erano già stati saldati 24 miliardi e, in tutto non saranno più di 50 quelli reali già stimati dal precedente governo. il Presidente del Consiglio ha fatto il solito spettacolo del “pago tutto entro due mesi”il vero dramma è che gli altri glielo lasciano fare.

Insomma, il quadro che delinea è preoccupante. Alla luce di questa quale crede sia la strategia del governo?

Speriamo che Renzi si calmi anche perché nei prossimi mesi si scontrerà con le difficoltà oggettive. Il rischio, però, è che faccia dei colpi di testa soprattutto a ridosso delle elezioni europee. Ma, al populismo non c’è mai fine, soprattutto se si ha una scarsa cultura economica unita a un uso spregiudicato della comunicazione. Soprattutto rispetto alla ripresa economica che pure ci sarà grazie agli interventi dei due governi precedenti (Monti, Letta n.d.r.), potrebbe giocare a rilancio per poi vendere la tesi che lui voleva cambiare l’Italia, ma non glielo hanno fatto fare puntando alle elezioni politiche. È l’unica evoluzione che vedo perché tutte le promesse che ha fatto sono assolutamente inconciliabili con i tempi che propugna come la riforma della PA in un mese. Slogan, promesse e propaganda sono un mix pericoloso.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Condivido molto le considerazioni del Compagno Scalzini per quanto riguarda lo Show Renziano finalizzato alle imminenti Elezioni. Forse non guarderei negativamente la ripresa dei consumi attraverso la restituzione ai lavoratori dei presunti 1000 Euro (che quest’anno partendo dal mese di Maggio sarebbero 640 Euro). Confermo le mie riserve su Renzi sia per la linea populista e sia per la volontà di cancellare i piccoli Partiti e in primo luogo il PSI.

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