venerdì, 18 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Sardegna. Dopo un mese
la giunta ancora non c’è
Pubblicato il 05-03-2014


Regione-SardegnaA quasi un mese dalle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale della Sardegna, il nuovo esecutivo non è ancora ufficialmente in carica. Tante sono le motivazioni. La prima quella relativa all’ ancora non proclamazione ufficiale da parte della corte d’appello di Cagliari che pare debba arrivare entro questa settimana. Il ritardo è dovuto al complesso meccanismo della nuova legge elettorale sarda, ultimo tentativo dell’ex Governatore Cappellacci di garantirsi la riconferma. “Il ritardo” – lo ha ribadito anche la presidente della corte d’appello di Cagliari, Grazia Corradini – “è dovuto soprattutto allo spoglio non completato in diversi seggi”. “ In particolare – prosegue la Corradini – i ritardi sono cominciati presso gli stessi seggi elettorali quando i responsabili dei diversi seggi risultati, in misura superiore alla media delle precedenti elezioni, non sono stati in grado di completare lo spoglio e la conseguente redazione dei verbali.” In questo senso il 28 febbraio la Corte d’Appello ha quindi sollecitato tutti gli uffici territoriali affinché affrettino la chiusura delle procedure, quindi l’invio di tutta la documentazione per poter procedere al conteggio definitivo e alla proclamazione ufficiale del nuovo consiglio regionale.

Dall’altra parte le grane per Pigliaru non sono poche, cominciando dal nodo indagati ( qui l’elenco completo per par condicio) per terminare con quello relativo alla scelta degli assessori sul quale ora i piccoli partiti che hanno composto la coalizione di centro sinistra ora reclamano un assessorato. I problemi sorgono anche nello stesso Pd dove le correnti che fanno riferimento a Francesca Barracciu forzano per la nomina di Chicco Porcu. Il nome di Porcu ovvierebbe il problema degli indagati sul quale, comunque, Pigliaru ha sempre di non voler inserire nella sua giunta nessun indagato. La questione resta quella palesata dai piccoli partiti, Upc, Psi, Idv-verdi e La Base i quali hanno formato un gruppo unico e reclamano un assessorato.

Il responso elettorale ottenuto dai piccoli partiti in fatto di numeri è esiguo, e da più parti si solleva la voce – “visti i numeri ottenuti oltre ad esser riusciti ad avere un posto in consiglio, ora vogliono anche un assessorato?” Vista sotto questo aspetto potrebbe esser considerata una palla al piede per il neo governatore, ma d’altra parte le 4 forze politiche rappresentate dai partiti su citati hanno dato comunque un apporto al centrosinistra e politicamente chiedono pari dignità. È inopinabile che senza quelle piccole percentuali di voti di base la vittoria dei Pigliaru non sarebbe stata cosi sicura. Il problema si sarebbe presentato anche dall’altra parte. È dimostrato, infatti, che la decisione dell’ex governatore e deputato Mauro Pili ha tolto voti alla coalizione di centro destra di Cappellacci. In effetti questo è il vero problema sorge con le coalizioni troppo ampio. Si rischia di rimanere ostaggi dello stesso sistema.

Allo stato attuale, dunque, la Sardegna è nel pieno del vuoto istituzionale. Eppure tutti si accomodano nella quasi retorica frase di circostanza elettorale – “vorremmo agire in fretta perché la Sardegna ha bisogno urgente di una guida sicura”. Sono tante, infatti, le incombenze da affrontare pesantemente lasciate sul tavolo del neo governatore, una fra tutte la spinosa questione della cassa integrazione e mobilità in deroga non pagata da oltre un anno che vede coinvolte attualmente oltre 12 mila famiglie sarde. Lo stesso Pigliaru in un suo tweet ha dichiarato di voler subito sbloccare i 52 milioni di euro già stanziati ma fermi a causa di una mancata firma sulla convenzione Inps-Regione. Tra beghe e accordi di partiti la fuori ce la Sardegna che aspetta. Per quanto ancora?

Antonella Soddu

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Hai ragione…per quanto dobbiamo ancora aspettare?
    Qui si muore….. di fame e lavoro…non abbiamo più dignità.
    Tanto a che serve ormai…..sono disgustato dopo 35 anni di contributi versati vedere le istituzioni locali non fare niente e dare priorità ad altro… ma noi chi siamo?

Lascia un commento