martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Se Renzi parlasse
una volta sola al mese …
Pubblicato il 20-03-2014


Abbiamo una classe politica che non è all’altezza della situazione. Fatte ovviamente le debite eccezioni che sempre ci sono, il panorama è sconfortante e lo dimostra ampiamente il finto dibattito attorno alla crisi economica e all’ormai famoso tetto del 3% nel rapporto debito/PIL.

Matteo Renzi è alla disperata ricerca di denaro, non bastando i tagli già fatti per la cronica incapacità e non volontà di incidere sugli sprechi dello Stato (gli appalti, ad esempio). Il nostro Presidente del Consiglio è costretto a rinviare i prossimi tagli (pensioni, sanità, pubblico impiego per esempio) a dopo le elezioni europee e oggi, per tenere fede alle promesse, punta su un nuovo aumento del debito pubblico utilizzando la manciata di miliardi che deriva dalla differenza tra l’attuale rapporto deficit /PIL al 2,7% e quello massimo del 3%.

E per farlo non lesina critiche a questo strumento, compresa quella di essere ‘anacronistico’ (ma che vuol dire?). Nessuno sembra voler ricordare ai concittadini che l’Italia, secondo le previsioni del FMI, avrà a fine anno un debito di circa 2120 miliardi di euro mentre il PIL sarà di circa 1592 miliardi da cui deriverà un rapporto deficit/Pil pari al 131,1%. Questo debito, per essere periodicamente ricollocato sul mercato, ha bisogno di acquirenti che in cambio ottengono un interesse. Non è un particolare trascurabile, ma la sostanza del problema.

Il famoso ‘spread’, ovvero la differenza tra i tassi di interesse sul BTP italiani e Bund tedeschi, ha riempito per mesi giornali e telegiornali e siccome oggi è basso, attorno ai 170 punti, non ne parla più nessuno. Ma il problema di avere il nono (Eurostat) o il sesto (FMI) più grande debito pubblico al mondo in rapporto al PIL, resta.

Se fossimo più seri, come ha più volte spiegato Luca Ricolfi, quel tetto del 3% dovremmo abbassarlo (anacronistico sì, ma al contrario di ciò che intende il Presidente del Consiglio). Sarebbe infatti logico che il tetto fosse parametrato alla somma del tasso di crescita con quello dell’inflazione, perché solo così si garantirebbe la non-crescita del debito pubblico, la miglior rassicurazione per gli acquirenti dei nostri BTP. Con un tasso previsto attorno allo 0,5% e un’inflazione all’1,2%, la somma darebbe come risultato l’1,7%, praticamente la metà di quel 3% che non piace a nessuno.

L’idea che al contrario si possano fare più debiti per rilanciare l’economia, senza sconfiggere corruzione ed evasione, è temeraria. Anzi è pericolosissima perché, tenendo conto delle inefficienze storiche e conclamate del Bel Paese, il rischio è solo quello di avvitarsi in una spirale ‘greca’: più debito ═ più interessi ═ più debito …

Chi porta l’esempio di quanto hanno fatto gli Stati Uniti per fronteggiare la crisi (da loro stessi provocata) con l’immissione fino a oggi di 4 mila miliardi di dollari di liquidità nel sistema, ignora o fa finta di ignorare le differenze macroscopiche con l’Europa: per esempio il ruolo globale del dollaro, la potenza militare, il ruolo geopolitico, la forza del ‘sogno’ americano, che per quanto appannato, rappresenta pur sempre l’ideale più diffuso di libertà e di crescita che ci sia. Insomma la Fed può permettersi di inondare il mercato di dollari perché non saranno mai gli USA a pagare i loro debiti.

Siamo su due sponde diverse dell’Atlantico e si vede. E tutta la storia dell’Unione Europea ne porta le tracce.

A proposito di 3%, perché non parlare del Fiscal compact? È stato un errore averlo sottoscritto? Vogliamo tornare all’Italia autarchica delle battaglie del grano? O inseguire le macroregioni dei leghisti? Qual è il modello che propone chi si rifiuta di prendere atto dei limiti della realtà che la Germania semplicemente si incarica puntualmente di ricordarci? O vogliamo forse demagogicamente scaricare anche sulla Germania, oltre che sull’Europa, un po’ delle nostre responsabilità con qualche poco credibile minaccia di rovesciare il tavolo? Se vogliamo discutere del progetto europeo bene, ma non possiamo dare l’impressione che lo facciamo solo per non affogare.

L’unico disegno alternativo conosciuto – a crederci – è quello di un’economia globale radicalmente diversa, del genere di quella che propone Latouche con la sua ‘decrescita felice’. Tutto il resto sono tentativi, più o meno dignitosi, di restare nel ‘sistema’, pagando meno dazio possibile.

Vorrei dare un suggerimento al Presidente del Consiglio (e anche a tutti i leader di partito): taccia tutti i giorni e parli una sola volta al mese, in una ‘vera’ conferenza stampa. Così eviterebbe di impiccarsi ogni giorno a uno slogan elettorale diverso. L’ha già fatto per vent’anni Berlusconi e oggi ne paghiamo le conseguenze. Ci basta, grazie.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Mio caro Correr, lei pensa davvero che la crescita economica italiana si ottenga abbattendo corruzione ed evasione? Pensa che la corruzione e l’evasione durante il boom economico italiano fosse inferiore a quella di oggi? Lei avrà sicuramente più numeri di quelli che ho io, ma secondo mie deduzioni,il nero nell’economia privata del sud è maggiore del fatturato. Basterebbe, secondo lei, battere a tappeto ogni via di Napoli ( far chiudere tutti i pizzaioli, o farli suicidare) per risollevare le sorti del sud? Non scherziamo; il nostro stato costa troppo, è troppo inefficiente ( burocrazia, magistratura) e i nostri sindacati sono nemici degli imprenditori. Servono governi efficienti come quelli americani, inglesi e tedeschi e non governicchi che cadono ad ogni autunno. In Germania nel 2008 hanno cancellato le tredicesime pubbliche; da noi porterebbe 20 miliardi una azione simile. Quale governo ,in Italia, potrebbe fare altrettanto? Bisogna rendere facile e redditizio fare impresa; perchè sono le imprese che creano economia e lavoro. L’esatto contrario di quello che ha fatto il professor Monti; degno rappresentante della nostra disastrata scuola del nostro disastrato stato.

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