martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

SENZA COPERTURE
Pubblicato il 09-03-2014


Pil-Italia

Prima la Cassa Depositi e Prestiti, ora i fondi europei. Questa volta a spegnere sul nascere gli entusiasmi dell’attuale esecutivo è intervenuta Bruxelles con un netto, inequivocabile “niet”.

Se la questione della CdeP, infatti, è caduta nel vuoto, scivolando via nascosta sotto il rumore dei tweet che si susseguono a ritmo forsennato, più difficile è far scendere il silenzio dopo la smentita secca, da parte della Commissione europea, circa la presunta possibilità di impiegare i fondi comunitari per ridurre il cuneo fiscale.

“L’Ue chiarisce che i fondi della politica di coesione devono essere utilizzati per finanziare nuovi progetti per lo sviluppo. Quindi non possono essere usati per coprire la riduzione di imposte, come quella potenzialmente legata al cuneo fiscale, come suggerito da alcuni osservatori”, ha detto Johannes Hahn, portavoce del commissario Ue.

Insomma, i piani del Presidente del Consiglio Renzi sembrano non impressionare troppo l’Europa che ammonisce il nostro Paese: poca crescita, competitività in caduta, economia semibloccata e impennata di debito pubblico. Proprio quest’ultimo aspetta preoccupa particolarmente visto che, stiamo gli economisti, il debito pubblico italiano può avere effetti negativi anche sugli altri paesi membri dell’unione monetaria alimentando nuovamente la sfiducia dei mercati finanziari. E’ questo il punto centrale su cui verte l’analisi e le preoccupazioni espresse dalla Commissione nel rapporto sugli squilibri macro-economici che sancisce un salto di qualità dell’allarme comunitario sulla situazione italiana.

Come se non bastasse ci si mettono anche le divisioni all’interno dell’esecutivo per decidere a quali categorie destinare l’eventuale (ancora fantomatico) taglio del cuneo fiscale che, si dice, dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi. Se sull’IRPEF, agevolando così’ i lavoratori o sull’IRAP, puntando cioè’ agli incentivi sulle imprese. In realtà, il vero problema è, e resta il fatto che ancora non sono state identificate le coperture.

Nel frattempo, ad evidenziare le fratture all’interno del governo, è intervenuto Carlo Calenda che ipotizza la necessità’ di puntare tutto sul taglio dell’IRAP: “Concentrare tutte le risorse disponibili sul taglio dell’IRAP è fondamentale per rimettere in moto la crescita e l’occupazione. Chiunque abbia mai messo piede in un’azienda sa perfettamente che anche gli incentivi alle assunzioni funzionano solo se un’impresa è messa nelle condizioni di competere e investire, e oggi in Italia così non è”, ha spiegato Calenda .

Una tesi sposata dal professor Francesco Forte, già ministro delle Finanze che, all’Avanti! ha detto: ”mi sembra che l’abbattimento rischia di non essere efficace perché Padoan non mi pare in sintonia con il governo”. Secondo Forte, infatti, bisogna evitare di frazionarle eventuali risorse tra la riduzione di IRPEF e IRAP concentrandosi solo su quest’ultima”.

Uno scenario remoto per l’ex ministro che sottolinea come ci sia “una pressione del mondo sindacale per fare la riduzione dell’IRPEF che era nei programmi di Renzi in passato”. A questa si somma “un atteggiamento Confindustria che vuole la riduzione dell’IRAP, ma sembra desiderosa di patteggiare con il mondo sindacale una specie di spartizione”. Come se non bastasse, secondo l’analisi del professore, “la riduzione dell’IRAP sembra formulata in modo fumoso perché non viene spiegato come si possa ridurre di una percentuale importante senza far perdere potere economico alle regioni che usano questo tributo per pagare i costi da capogiro della sanità”.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. certo la coperta è corta ma, da vecchio riformista e uomo d’azienda, ricordo Keynes: senza domanda niente offerta. Meglio allora il taglio dell’IRPEF. Alle aziende per ora meglio pagare subito i debiti della PA. Ma il garrulo boy scout fiorentino non aveva già tutto chiaro in mente?Carlo51

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