mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tennis, Flavia Pennetta regina di Indian Wells
Pubblicato il 17-03-2014


Flavia-pennetta-WTAL’azzurro non è solamente quello del cemento di Indian Wells, ma del tricolore dell’italiana Flavia Pennetta, che vince su questa superficie – non certo facile – in un torneo di prestigio (il più importante dopo quelli del Grand Slam). Flavia è tornata e lo fa ben capire. Ed ha intenzione di restare in cima alle vette mondiali per un bel po’ di tempo. A 32 anni compiuti a febbraio, ha raggiunto quella maturità, soprattutto tattica, che la rende competitiva, tanto da diventare la n. 12 del ranking mondiale. Sicuramente le esperienze che ha vissuto l’hanno aiutata a crescere, ma le fa onore il coraggio di lasciare giovane la propria terra per andare ad allenarsi in Spagna (ai tempi in cui era fidanzata con Carlos Moya, ndr): una scelta che non molte sue coetanee sarebbero state in grado di intraprendere. E poi il recente trasferimento di residenza in Svizzera, o la decisione di avere una coppia di coach di Barcellona quali Karim Perona e Salva Navarra.

Una vittoria che giunge dopo un periodo difficile: un serio infortunio al legamento del polso destro per cui si è dovuta operare, il cambio di partner nel doppio femminile. Oramai, però, Flavia è solida, sa variare il gioco e dominare sulle avversarie intere partire, recuperando anche bene un punteggio eventualmente in svantaggio. In finale ad Indian Wells tutto facile per lei contro la polacca Agnieszka Radwanska, che riesce a strappare solamente tre games alla brindisina. 6/2 6/1 il severissimo punteggio finale a favore di Flavia su una sofferente Radwanska a seguito di un infortunio al ginocchio sinistro, il dolore al quale neppure diversi interventi della fisioterapista sono riusciti a sedare; ciò non ha permesso libertà di movimento alla polacca. Ma Flavia non perde la concentrazione, non si fa né distrarre, né intimorire o commuovere, sa sceglie bene i tempi: gioca in sicurezza quando è più fallosa, ma nei momenti decisivi è pronta a scendere a rete e ad essere più incisiva, soprattutto col rovescio lungo riga; quest’ultimo decisamente il colpo preferito dalla tennista azzurra, con cui ha concluso la semifinale contro la vincitrice degli Australian Open: LI NA.

Flavia si sa imporre in campo sulle avversarie, a cui incute timore o a cui mette pressione con uno sguardo fulminante, serio, quasi a scrutarle e a “minacciarle”, che contrasta col sorriso solare che ha fuori dal campo. Non ha titubanze, né esitazioni, lotta su ogni palla, si incoraggia e si carica, con una concentrazione e una maturità tattica che non le hanno fatto sbagliare l’impostazione di nessuna partita in questo torneo. Ad esultare, negli spalti, c’è anche Fabio Fognini. In finale approda dopo la vittoria ai trentaduesimi in tre set sull’americana Taylor Townsend 6-3, 6(4)-7(7), 6-3; poi sull’australiana Samatha Stosur di nuovo in tre set 6-4, 3-6, 6-1; sulla connazionale Camila Giorgi (6-2, 6-1) agli ottavi; sull’americana Sloane Stephens per 6-4, 5-7, 6-4 ai quarti e infine in semifinale ha sconfitto la coetanea cinese Na Li, numero due del mondo, in due set 7(7)-6(5), 6-3.

Particolarmente significativa la vittoria contro Camila Giorgi. Innanzitutto perché la Federation Cup italiana si vede assicurate due tenniste di grande qualità: Pennetta per la sicurezza di gioco, per la maturità tattica, per la solidità e per la costanza di risultati: vincere in tre set contro tenniste forti significa e dimostra saper gestire bene le partite, saper puntare più sull’errore dell’avversaria e andare a cercare il punto vincente rischiando nei momenti di maggiore difficoltà dell’altra giocatrice. Riuscire ad imporsi anche su una connazionale, più giovane, che ha vinto contro Maria Sharapova, senza mai farla entrare in partita, significa avere quella lucidità tipica delle campionesse.

Dunque Corrado Barazzutti potrà contare, oltre che su Sara Errani, su Roberta Vinci, su Francesca Schiavone, su Karin Knapp, anche su queste altre due validissime giocatrici: una ritrovata Flavia Pennetta e una giovane esordiente di talento quale Camila Giorgi, dimostrando che il buon esordio in Fed Cup non è stato un caso. Camila ha dimostrato una grossissima personalità e un’ottima qualità di tennis contro Maria Sharapova, contro cui vince una durissima partita al terzo set: forse il più bel match del torneo e dall’inizio dell’anno. Tutti punti vincenti per un parziale sempre in equilibrio: ha pagato la maggiore freschezza atletica dell’italiana, che è sembrata più in forma della russa che, comunque, si dimostra sempre molto insidiosa.

La 22enne azzurra si impone sulla russa dopo due ore e 36 minuti di gioco col punteggio di 6/3 4/6 7/5. L’impostazione di gioco per le due tenniste è stata speculare: lunghi scambi da fondo per poi tentare l’accelerata vincente; ma Camila ha saputo non farsi intimorire da un’avversaria potente, rischiando e giocando il tutto per tutto, tentando anche qualche salita a rete. La stanchezza nel finale di partita ha fatto commettere qualche errore di troppo alla russa, anche un po’ sfortunata con palle che escono di poco: per il resto punteggio dei parziali sempre in perfetto equilibrio. E non è poco considerato che Sharapova aveva vinto l’ultima edizione del torneo (nel 2013, ma anche nel 2006 ndr). Nella finale maschile Masters 1000 a Indian Wells, Djokovic si prende il riscatto e la rivincita su Federer, che lo aveva sconfitto nella semifinale del precedente torneo di Dubai (dove era campione uscente). Il serbo Novak Djokovic si impone sullo svizzero Roger Federer 3-6, 6-3, 7-6 (7/3).

Barbara Conti

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