domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“The imposter”, la fusione tra realtà e finzione
Pubblicato il 21-03-2014


The_imposterFeltrinelli Real Cinema, la collezione di documentari più importante d’Italia, lancia una nuova sfida: portare nelle sale le storie vere del suo listino, un listino che è ricco di titoli importanti acquisiti in esclusiva per l’Italia, che prima di uscire nella conosciuta formula dvd + libro, meritano di essere visti ed apprezzati come solo il grande schermo consente di fare.

Nasce così Real Cinema, con la collaborazione di alcune tra le più importanti città italiane. Un’iniziativa che a Milano (Apollo SpazioCinema), Firenze (cinema Fulgor, Portico, Principe, Alfieri), Roma (Alcazar), Torino (cinema Centrale e fratelli Marx), Genova (cinema America), Trieste (cinema Ariston), Pordenone (CinemaZero) e Napoli (cinema Astra), ci permetterà di apprezzare, nei prossimi mesi, una selezione di documentari premiati in tutto il mondo.

E’ il caso di The Imposter – L’Impostore, nelle sale dal 20 marzo. Un thriller avvincente, una storia realmente accaduta che ha dell’incredibile: questo e molto altro per l’esordio alla regia di Bart Layton, vincitore del BAFTA 2013 come miglior opera prima. La pellicola, che fonde documentario e thriller, attraverso il sovrapporsi di interviste, immagini di repertorio e sequenze stilizzate, parte dalla storia di una scomparsa, quella del tredicenne texano Nicholas Barclay. Quattro anni dopo, il ritrovamento di un ragazzo che sembra essere lui e la telefonata alla famiglia.

Nonostante i familiari lo accolgano a braccia aperte, il ragazzo non convince: il colore degli occhi è diverso, sembra più grande di un ragazzo di 17 anni, l’accento non sembra americano. Da qui parte l’interminabile viaggio all’interno della vicenda di  Frédéric Bourdin, detto “il camaleonte”, ventitreenne franco-algerino, ladro seriale di indentità, che è riuscito ad appropriarsi anche della vita di Nicholas Barclay. Cresciuto in una famiglia anaffettiva e razzista, Bourdin ha sempre cercato quell’amore e quel calore che non ha  mai ricevuto: “Voglio essere qualcuno perchè nella mia vita mi sono sempre sentito nessuno”.  E per molti anni ha sempre tentato di essere chi non era, fino a riuscire nel suo scopo. Dall’altra parte c’è una famiglia non poco problematica che non ha mai voluto dubitare della sua identità, nonostante le palesi differenze fisiognomiche e linguistiche. Una reazione talmente incredibile da risultare spiazzante; sarà stata dettata da un disperato bisogno di voler ritrovare a tutti i costi un figlio perduto o forse c’è dell’altro?

Pur raccontando i fatti, The Imposter  devia dalla concezione stessa di documentario in virtù di una forma filmica in cui il noir si connette con la realtà e il dramma con la fantasia. Attraverso i mezzi di finzione propri del cinema, il pubblico viene coinvolto in un racconto che, come il suo protagonista, cambia forma ed aspetto lentamente, assumendo coloriture sempre differenti fino ad arrivare ad una supposta svolta, agghiacciante e sospesa. L’insieme delle dichiarazioni degli intervistati e  le ricostruzioni delle loro verità, attraverso l’alternarsi di parti fittizie e filmati autentici, creano il labirinto di una storia impossibile da conoscere fino in fondo, accesa dai toni inquietanti e dalle pause incalzanti dell’ ottimo montaggio di Andrew Hulme.

Un fatto realmente accaduto che ci interroga sul perchè le persone siano così tentate dalla possibilità di fingere, mentire e, più di ogni altra cosa, ingannare se stesse. Il fine ultimo di Layton, dunque, non è quello di dar vita alla realtà, oppure quello di ingannare il pubblico ma è quello di “visualizzare”  le verità che vengono raccontate, calandosi nelle menti dei protagonisti. Verità, quest’ultime, che sono credibili ma anche poco plausibili, che si intrecciano tra di loro ed al tempo stesso si contrastano. Le risposte non ci sono e, paradossalmente, non sono neppure fondamentali. Unica certezza è la complessità affascinante e inquietante della mente umana.

Gioia Cherubini

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