sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“The white storm”: un thriller cinese sull’amore e l’amicizia
Pubblicato il 26-03-2014


White-stormIl cinema di Hong Kong approda al Festival Internazionale del Film di Roma con “The white storm” (in lingua originale: “Sou Duk Saodu”) del regista Benny Chan, presentato in anteprima mondiale nella giornata conclusiva, fuori concorso. “The white storm”, letteralmente tempesta bianca in inglese, è il nome di una banda dell’antidroga formata da tre valenti poliziotti molto uniti. Quello che nasce come un semplice film di gangsters, presto diventa un film complesso, a tratti emozionante e commovente. Non mancano effetti speciali, sparatorie, sangue, morti e scene crude, ma c’è anche molto altro: in particolare un romanticismo profondo, ottenuto sia dall’amore che dall’amicizia. Affatto banale, con un ritmo notevole che tiene incollato lo spettatore per più di due ore, la polvere bianca (la droga) sarà in grado di muovere una tempesta – metaforica e soprattutto sentimentale – per parafrasare il titolo, che sconvolgerà le esistenze di questi tre protagonisti, le cui vite saranno completamente stravolte. I tre attori principali sono al contempo eroi ed antieroi, fedeli e traditori, coraggiosi e codardi, vincitori e vinti, vittima e carnefice.

Per tutto il film si gioca sull’ambivalenza di questi due mondi che si incrociano, e fino all’ultimo non si sa chi è il gangster e chi il poliziotto, chi lotta per la giustizia e chi per il potere e il denaro. Sono numerosi e continui i colpi di scena, così come i cambi di tensione emotiva. Si oscilla continuamente tra inferno e paradiso potremmo dire, tra momenti di profondo sentimento umano e altri di pura disumanità, di dolore e di gioia, tra vittoria e sconfitta (personale e collettiva). Anche gli ordini all’interno della banda più pericolosa di Hong Kong e della squadra antidroga vengono sovvertiti. C’è chi esce di scena e ne tornerà improvvisamente in una veste completamente diversa. La verità è che entrambi i protagonisti sembrano essere messi sullo stesso livello dal regista che li pone continuamente di fronte a scelte difficili, in cui si deve disporre della vita dei compagni, si deve decidere chi salvare dei propri cari.

Perciò in questa lotta manichea tra bene e male, tra chi deve vivere e chi morire, si soffre, si ride, si piange, ci si dispera, si gioca, si pensa ad essere più scaltro del nemico, ma il comune denominatore è la lotta per eliminare il simbolo del male, il re del traffico di droga di Hong Kong. Riuscirà l’amore a trionfare su tale sofferenza e a salvare i tre protagonisti? La certezza che resta è che nulla potrà annullare la loro amicizia fraterna. Inoltre, a elevare la pellicola – che si potrebbe definire un thriller poliziesco – sono i protagonisti: Nick Cheung, nel ruolo di Wai, Sean Lau – che interpreta Tin – e Louis Koo, alias Chow. Ad affiancarli in maniera rilevante sono l’affascinante, dolce e sensibile Yuan Quan (nel film Chloe Yuan la donna amata da Chow e madre di sua figlia) e il pericoloso “Buddha” il capo della banda della droga più temibile di Hong Kong, che ha il volto di Lo Hoi Pang.

Barbara Conti

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