mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tremila politici in meno…
Pubblicato il 26-03-2014


Quando Renzi aderisce al Partito socialista europeo, quando apre le porte dei governo ai socialisti, cosa che Letta non aveva fatto, quando alza la voce con l’Europa, quando affronta la riforma del mercato del lavoro, lo apprezzo, mi piace. Quando invece pretende l’approvazione della legge elettorale BR, che sconvolge i più elementari principi di democrazia, o quando, come oggi, sostiene con una sola e discutibile motivazione il ddl del mio amico Delrio, che protrae l’esistenza dei vertici delle Province fino a dicembre, impedendo nuove elezioni e dunque abolendo di fatto le istituzioni delle province, non lo apprezzo e non mi piace per nulla. Sulla legge elettorale ho già detto e scritto tutto. Aggiungo che il Consiglio nazionale socialista di sabato dovrà chiedere ai nostri senatori di non votarne il testo se non verranno introdotti mutamenti sostanziali.

Mi intrattengo sul voto di ieri. Per due colpi Matteo non perse la cappa, dunque. Se non fossero arrivati i due voti dell’Udc, con la dissidenza dell’ex ministro Mauro e di altri montiani, la costituzionalità del decreto Delrio non sarebbe stata concessa dall’Aula in cui è prevalsa per soli due voti. Renzi ha annunciato che verranno aboliti tremila politici che prendono uno stipendio. Si trattano così tremila amministratori italiani che, senza ottenere uno stipendio come quello di Moretti, hanno servito finora le istituzioni, compresi i tanti del suo partito? E poi cos’è questa giustificazione che porterebbe a eliminare le province perché si eliminano dei compensi? La democrazia ha un costo. Certo le province possono essere eliminate o anche accorpate. Ma addurre solo il motivo economico mi pare assurdo, o quanto meno riduttivo, se non stravagante. Allora perché non abolire anche i comuni. Si risparmierebbe di più.

Quello che di Renzi non mi piace è quel suo desiderio permanente di piacere. Dice quello che la gente vuol sentirsi dire. Le sue affermazioni più che da capo di stato sono da bar sotto casa. Non a caso utilizza Twitter per lanciarle. Il beneficio del taglio delle province non é utile per disegnare un nuovo sistema istituzionale democratico, ma solo per non stipendiare piu dei politici. Come l’abolizione del Senato, se mai dovesse passare. Anche questa per Renzi è una riforma utile per tagliare i costi della politica. Cioè gli stipendi dei senatori. D’altronde il premier usa i sondaggi, come quell’altro alla sua destra. Non riesce a orientarli, li segue, li cavalca, li usa. Ecco quel che di Renzi non mi piace. La sua finta antipolitica. Ma non era presidente di una provincia anche lui? Si sentiva così inutile? Sono ancora troppo legato all’idea che un leader politico debba sfidare le mode, anche quella cavalcata dalla maggioranza. E debba sapere parlare il crudo linguaggio della verità, anche quando fa male. Non intendo qui scomodare il vecchio Churchill che al suo popolo promise solo lacrime e sangue. Ma non riesco ad apprezzare chi ci propina tutti i giorni frasi ad affetto, compiacendo la gente.

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Commenti all'articolo
  1. bravo Del Bue. Da vecchio riformista ex PCI sostengo che innovazione non è nuovismo- non mi era piaciuto il craxismo iperdecisionista nè il berlusconismo e contrasto il renzie da due anni. Spero nella scissione del PD (legittima difesa) , spero che sinistra PD e PSI stipulino un patto d’azione e si vada ad elezioni a gennaio 2015.Intanto se il PSI vorrà il mio voto alle europee, no all’Italicum.Carlo51

  2. Splendide considerazioni, esiste tanta strumentalità nelle parole del Presidente Renzi un modo di fare politica non nuovo in questo Paese. Sulle Città Metropolitane alla fine saranno talmente tante da creare ulteriori carrozzoni con spese superiori alle attuali Provincie e con il pericolo di sovrapposizioni fra Istituzioni Locali e Regionali.

  3. Consiglierei al Presidente Renzi di astenersi dal comunicare via twitter. L’estrema sintesi può talvolta tradire le reali intenzioni, parlare infatti di tremila stipendi in meno costituisce oggettivamente un robustissimo contributo all’antipolitica. Ora, che sia il capo del governo ad alimentare l’antipolitica piuttosto che riavvicinare i cittadini alle istituzioni con il proprio agire mi sembra paradossale.

  4. Caro Mauro ,
    le tue analisi sono sempre perfette, difficile non condividerle , anche se al sottoscritto Renzi non piace in qualunque veste si metta, ma resta un problema, perchè diavolo siamo entrati in questo governo ?
    Dimenticavo AVANTI non è al governo , ne parleremo sabato in consiglio nazionale
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari

  5. Sono perfettamente d’accordo con quanto scritto sopra. Ma cosa ci si aspettava da uno come Renzi?
    Finché non ha vinto, si è presentato alle primarie convincendo la base del PD e non solo che una intera classe dirigente e una idea riformista e progressista di società fossero da superare per far posto al suo decisionismo oltre la politica tradizionale nel rispetto delle regole democratiche.
    Oggi gli italiani vogliono questo. Ma la storia ci insegna che ciò che vogliono gli italiani ha sempre portato il paese al fallimento.

  6. Anche se con criteri diversi eravamo noi i riformatori, alcune riforme all’ordine del giorno erano le nostre, e i nostri avversari erano sempre loro i “Cugini”, miglioristi o meno, ora non possiamo ritrovarceli come alleati. Coraggio e compreso eventuali errori, lavoriamo con chi vuole ammodernare il Paese.

  7. Non solo caro Mauro, ma il ddl Delrio farà nascere le città metropolitane e le nuove provincie di “area vasta”. In nessuno di questi enti di secondo livello, (ne abbiamo veramente bisogno tra l’altro?), il cittadino NON voterà il presidente e il consiglio, ma semplicemente subirà la decisione di altri per lui, in questo caso sindaci e consiglieri che eleggeranno i vertici di questi enti. Evviva la democrazia partecipata! Come gia avviene oggi nelle Unioni dei Comuni. Ma a noi socialisti va bene questo? A me personalmente no. Mi va bene la semplificazione amministrativa, ma allora per cortesia caro Matteo Renzi tocchiamo pure le prefetture, enti come Atersir, ATO, Enti parchi e similari, sgonfiamo la spesa delle regioni e dei ministeri e mettiamo il cittadino al centro delle decisioni. Solo cosi sconfiggeremo l’antipolitica e l’Italia sarà il giudice arbitro consapevole del proprio destino. Mi auguro che il Consiglio Nazionale del PSI, in questo contesto mi dolgo di non farne parte, e i senatori sappiano prendere una saggia decisione rifiutando l’appoggio a scelte cosi antidemocratiche, proposte tra l’altro di chi si pavoneggia di esserlo ma nei fatti, non lo è.

  8. Sono pienamente d’accordo con te aggiungendo che considerato che parla soltanto di danaro io non credo che la spesa si ridurrà. Intanto bisogna aggiungere che nascono le città metropolitane insieme alle provincie di area vasta, ma poi secondo questi cervelloni i consiglieri nominati andranno gratis ai cosgli o gli dovranno pagare almeno il rimborso della benzina. Quindi non mi pare che ci sarà u gran risparmio. Le provincie comunque, a mio avviso vanno abolite sul serio in quanto non ha veramente senso tenerle in vita per quelle pochissime competenze che gli hanno dato fra l’altro a proposito. Sono compito che potrebbero svolgere i comuni. E’ ovvio che insieme alle provincie vanno abolite le prefetture in quanto oltre ad essere una enorme fonte di sprechi non servono realmente a nulla, insieme ad una serie di uffici quali: i provveditorati alle opere pubbliche, gli uffici scolastici ecc.ecc. Mi auguro quindi che Gian burrasca non faccia solo parole e soprattutto ascolti anche gli altri. Mi sembra infatti che piano piano sta cercando di accorpare tutto su di lui, passando da una Repubblica parlamentare ad un premierato forte.

  9. La fretta é una cattiva consigliera! Mi sembra che si sia cominciato dalla coda anziché dalla testa a fare riforme. Ma se il problema é la costituzione che prevede le provincie, le “aree vaste” non potevano chiamarle provincie?

  10. In verità Renzi non ha una visone politica di lungo corso. Le proposte con le quali vinse le primarie non costituiscono un corpus politico coerente. Parla di riformare l’Italia. forse ne ha bisogno (La “Grande Riforma” fu evocata alla fine degli anni ’70) ma quello che propone lui non sembrano riforme decisive, sono soltanto una “lucidatina” degli ottoni.

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