sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tv, “Braccialetti rossi”: un fenomeno sociale
Pubblicato il 14-03-2014


Gerdi McKenna-cancro-senoLa fiction “Braccialetti rossi” sembra non essere mai finita: quasi una favola per i giovani attori protagonisti dimostra sempre più la reale concretezza del lavoro che c’è dietro. “Braccialetti rossi”, infatti, accade davvero nella vita quotidiana e commuove. Proprio come la serie tv. Sentendo, ieri (13 marzo ndr), la vicenda che ha colpito la sudafricana Gerdi McKenna, non abbiamo potuto non pensare a loro. Alla donna è stato diagnosticato, poco tempo fa, un tumore al seno per cui si dovrà sottoporre a chemioterapia che le farà cadere i capelli, ma le amiche le sono venute incontro: rasandosi tutte a zero. Un grido ci è nato spontaneo: Watanka! Infatti anche in “Braccialetti rossi” si affronta il tumore tutti insieme, così come le chemio di Leo, il leader.

Ma, mentre circolano già indiscrezioni e anticipazioni sulle novità della prossima seconda stagione, la serie diventa sempre più fenomeno social(e) e mediatico. Sociale in quanto dà un messaggio di solidarietà; social poiché riesce a recepire tutti i meccanismi tipici della collettività virtuale e della comunità dei social network come per esempio Facebook. Mediatico per il modo in cui riesce ad arrivare in una maniera degna dei migliori programmi tv e, soprattutto, a “spaccare”, come si suol dire, grazie a tecniche tipiche delle più abili strategie di marketing e di comunicazione. Con responsabilità.

I ragazzi, infatti, nonostante la giovane età, sembrano già grandi. Sembra traspaia netta la sensazione che vivano in pieno quest’esperienza, al contempo all’insegna del divertimento, ma consapevoli di essere ormai dei personaggi televisivi pubblici. Sentono forte l’importanza del confronto col loro pubblico e ricercano con simpatia, sincerità, semplicità il dialogo coi loro fans. Quasi a costituire un gruppo allargato anche con tutti gli appassionati della serie. Le due leggi dei social network e dei media vengono applicate in maniera sorprendente, forse anche inconsciamente e inconsapevolmente. I meccanismi che regolano il record di ascolti su una piattaforma web, infatti, si basano sia sui “like” ma, soprattutto, sui commenti. E loro non si accontentano di un semplice “mi piace”, ma vogliono che i fan commentino, esprimano le proprie opinioni. Inoltre i programmi che fanno più ascolti sono spesso quelli basati sui “quiz” (vedi la premiazione de “L’Eredità” di Carlo Conti alla 54^ edizione del Premio Regia Televisiva). E così ecco che sulla pagina ufficiale inseriscono questionari a risposta multipla.

Ma l’acutezza comunicativa non finisce qui: “Braccialetti rossi” è in grado di recepire il meglio dei talent. Tanto da arrivare a fare un sondaggio su chi siano i preferiti dal pubblico con richieste del tipo con chi si vorrebbe trascorrere del tempo tra i protagonisti del gruppo, o su chi si vorrebbe eliminare. Impossibile, nessuno. Ormai sono tutti beniamini, ognuno speciale e indispensabile a suo modo. Ma i pericoli che la Rete riserva, sono sempre dietro l’angolo e così i ragazzi devono difendersi anche dal pericolo di “cloni” non ufficiali della pagina. Pertanto richiedono – anche in questo – aiuto ai propri fan. A nostro avviso, però, il pericolo è un altro. Per ora sventato, fortunatamente. Per loro è fondamentale essere consapevoli della fortuna che hanno avuto e vivere il successo anche con la spensieratezza tipica di chi ha la loro età. Piedi ben saldi a terra è la carta vincente. Non devono dimenticare chi non ha potuto avere il privilegio di vivere l’adolescenza. Ed è per questo che è stata fondamentale la loro visita ai malati in un ospedale di Milano.

Il successo è venuto in quanto sono riusciti a essere spontanei, naturali, sinceri coi loro sorrisi così pieni di entusiasmo, che li hanno resi dei veri attori, anche chi non aveva mai fatto cinema. Lo stesso Carmine Buschini (Leo) aveva fatto solamente la pubblicità della Coca-Cola eppure è sembrato un attore esperto. Dunque anche riprendere le abilità tipiche della pubblicità può servire, pur trasponendole su un piano non di puro interesse commerciale, ma di raccontare (senza volgarità) un universo emotivo ed esistenziale in cui tutti si possano rispecchiare. Ora li aspetta la seconda serie: molti i cambiamenti previsti, anche di personaggi. Sicuramente si giocherà anche sulla nuova fisicità di ragazzi cresciuti; ma quello che conta è la nuova maturità acquisita, favorita anche dalla presenza costante delle famiglie. Ci è molto piaciuto il loro postare foto coi propri parenti. Questo dà maggiore “aria di casa”. Molte le anticipazioni già diffuse sugli eventi dei nuovi episodi. La malattia con cui lottare (sia Leo che Vale dovranno fronteggiare di nuovo il tumore, ma anche Cris avrà nuovi problemi alimentari), sempre purtroppo presente; l’inseguimento dei sogni (Toni che studia per diventare infermiere, Cris che studia danza e Vale fa il meccanico).

Ci saranno nuovi arrivati, come la neo compagna di stanza di Leo, Rym, con un tumore al seno anche lei. E ci sarà chi ci lascerà, molte lacrime saranno sicuramente versate, ma soprattutto si toccherà un altro tema delicato del fine vita, dell’eutanasia, del rifiuto delle cure da parte di un malato. Sarebbe bello parlare anche di ricerca. Ma se nella vita si vince e si perde, anche contro le malattie, di certo è che il gruppo si ricostituirà, poiché comunque ci sarà sempre qualcosa che li unisce profondamente e li riporta insieme.

Al grido di “Waatanka!” e di “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto” dedichiamo a tutti i giovani protagonisti dei versi della canzone dei “Negrita”, “La tua canzone”: “É un biglietto (quello del loro successo ndr) per le stelle/ quello lì davanti a te,/ cambierai la pelle,/ ma resta speciale,/ non ti buttare via!”; ma “l’arma è a doppio taglio: ti potrai ferire un po’”: restando se stessi, potranno godersi il privilegio di poter essere un esempio per molti coetanei, e non solo, che già li vedono quali miti ed idoli. Così come lo stesso vale per la fiction: mai perdere di vista l’impegno sociale che si ha nel fare tv e comunicazione. E allora, come dicono i Negrita, restiamo tutti “sani ribelli”. Per cambiare quello che non va e portare un sorriso e sostegno a chi ne ha bisogno.         

Barbara Conti     

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Commenti all'articolo
  1. So che purtroppo nella vita c’è chi riesce a superare le malattie e chi no, ma non sarebbe bello vedere un altro braccialetto andarsene già è stato doloroso per il personaggio Davide accettare la morte di un altro braccialetto è troppo! La serie è stata bellissima che ci sia pure il messaggio positivo che si riesce a superare la malattia… Complimenti a tutti quanti per la serie, musiche e attori.

  2. Braccialetti rossi è una serie bellissima e ti fa capire quante persone hanno bisognio di aiuto e che anche in un ospedale ci si può divertire come fuori in città o in campagna…. Però ho letto che nella seconda serie Leo muore per un tumore….e a me dispiace moltissimo perchè lui diciamo che è quello che da più spirito al gruppo…poi vale se ne va…crisi lascia Leo….è troppo triste!!:-(( comunque siete grandi…watankaaaa!!!;-))) !!!

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