lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tv, Claudia Pampinella racconta l’avventura di girare “Bambini guerrieri”.
Pubblicato il 25-03-2014


Bambini GuerrieriEntusiasmo, passione, gioia e soddisfazione nel parlare del proprio lavoro e nell’esercitare una duplice attività che ama. Appare così Claudia Pampinella la co-autrice e produttrice di “Bambini guerrieri” (il documentario dedicato a Peter Pan Onlus andato in onda su Rai Uno, ndr), che abbiamo raggiunto telefonicamente, Claudia infatti, ricopre il duplice ruolo di volontaria all’interno della Casa di Peter Pan e di co-autrice e produttrice del documentario . “Bambini Guerrieri” è stato trasmesso, con repliche, fino a sabato 22 marzo, su Rai Replay. La prima visione del 15 marzo ha avuto un milione e 207mila ascolti in day time (alle 14:30 di un sabato pomeriggio col talent “Amici” di Maria De Filippi che incombeva). Ma sembra ancora di essere nel pieno di un’avventura, nel massimo momento di fruizione delle emozioni che regala. Il cuore di Claudia batte a mille ne siamo convinti. Altro che l’“Equilibrio e giusta misura”, che connoterebbe il documentario secondo Claudia grazie all’operato del regista Daniele Cini. “Daniele ha saputo trovare e dare  il giusto tono equilibrato, sensibile ed attento a problematiche così importanti e delicate”, commenta Pampinella. Ed effettivamente, quando abbiamo parlato con Daniele appare tale: moderato, ed equilibrato, ponderato con la giusta motivazione.

Dott.ssa Claudia Pampinella ci parli di quest’esperienza.

Ho condiviso un anno fa con Daniele quest’esperienza e lui si è subito innamorato del progetto. Abbiamo prodotto un promo un anno fa e poi abbiamo iniziato con le riprese definitive. Da subito ci siamo posti il problema dell’invasività delle telecamere anche per la presenza di una tematica molto delicata quale la malattia legata all’infanzia. Anche la Casa di Peter Pan ci ha accolto  dall’inizio con attenzione e precauzione, anche se mai con diffidenza in quanto anche lo staff della struttura si è mostrato sempre molto disponibile, partecipe. Poi è stata una gioia vedere che anche l’organizzazione della Casa di Peter Pan si apriva davanti a noi e che anche le famiglie che inizialmente erano state contrarie al documentario hanno voluto essere inserite e hanno voluto partecipare a questo progetto Le riprese sono durate circa sei mesi; mentre ci è voluto un anno per organizzare l’intero progetto. Inoltre, mentre giravamo è accaduto che, improvvisamente, una bambina durante le riprese è venuta a mancare. Mi sono interrogata molto se fosse giusto continuare e abbiamo deciso con Daniele di continuare inserendo questo tragico evento come materiale narrativo e cinematografico. Siamo diventati, così, osservatori ricettivi e attivi. È stata una bella sfida che ci ha coinvolto tutti emotivamente e ci ha permesso di aprirci alla condivisione, anche da parte di Peter Pan Onlus.

Com’è essere volontaria nella Casa di Peter Pan?

Non avviene in un attimo, è un percorso. Io mi sono avvicinata circa due anni e mezzo fa, ho fatto domanda e sono stata chiamata per un colloquio dopo 6 mesi; sia il colloquio (con tanto di psicologa!) che la formazione sono molto duri. La formazione serve a  mettere a dura prova la tua motivazione; tanto che la domanda che ti pongono è sempre la stessa: per quale motivo hai deciso di fare la volontaria proprio qui? Durante la formazione ho anche persino dubitato di potercela fare, ma poi ci sono riuscita.

Per quale motivo avete deciso di girare un documentario, tra l’altro andato in onda dopo l’ottimo successo di “Braccialetti rossi”?

Il documentario nasce in maniera precedente ed autonoma da “Braccialetti rossi”. La decisione di scegliere questo genere “narrativo” deriva dalle nostre esperienze passate: sia io che Daniele Cini ci siamo da sempre occupati di documentari, pertanto per noi è stata una scelta naturale poiché quello del documentario era il linguaggio che possedevamo entrambi meglio. “Bambini guerrieri” ha, poi, anche determinato la nascita della nostra società Talpa produzioni. La Rai ha successivamente deciso autonomamente di mandarlo in onda alla conclusione della fiction di “Braccialetti rossi” per completare un discorso cominciato con “Braccialetti rossi” stesso appunto. C’è stata una sorta e una serie di coincidenze magiche che sono accadute, ma è venuto tutto in maniera naturale.

Pensate di fare un prosieguo di “Bambini guerrieri” così come avverrà per la seconda stagione di “Braccialetti rossi”?

Pensiamo di proseguire questo documentario con una versione internazionale con sottotitoli da veicolare ai  vari Festival più importanti.

Ha collaborato per sei edizioni con il Festival Internazionale del Film di Roma. È nei vostri (suo di Daniele e della Talpa Produzioni ndr) programmi per il 2014?

Potremmo pensare di partecipare alle selezioni del prossimo Festival internazionale del Film di Roma con un nuovo progetto.

“Bambini guerrieri” è un documentario di…. Colori. Quale ruolo hanno?

È stata una chiara scelta registica di esaltare e puntare sul colore che ha fatto Daniele. Ha voluto insistere molto sul colore che entrava ad equilibrare la morte con una vita (e vitalità) restituita coi colori che sono quelli di Peter Pan e dei volontari.

L’Associazione Onlus di Peter Pan ha ricevuto nel 2004 la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. Che ne è oggi della sanità pubblica?

Per rispondere mi ricollego a quello che Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e allo Sport della Giunta di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, ha detto durante la presentazione del documentario: ha sottolineato come le fondatrici della Casa di Peter Pan due madri, notando che molti dei familiari dei piccoli malati dormivano in macchina, hanno iniziato una pratica solidale, sostenibile e di alto valore sociale: quella di dare loro un alloggio confortevole a pazienti e parenti che dovevano affrontare le terapie e le cure necessarie legate alle difficoltà di una malattia importante quale il cancro. Si tratta di una pratica, di un esempio e di un modello che dovrebbe essere una responsabilità delle istituzioni seguire, portare avanti e replicare in quanto già è stato riconosciuto quale modello socio-sanitario a tutti gli effetti. Non bisogna dimenticare che la Casa di Peter Pan offre un servizio al sistema sanitario liberando posti letto all’ospedale Bambino Gesù, con cui collabora strettamente: si tratta di 33 unità abitative in totale gratuità, senza contributi pubblici né privati, che permettono ai piccoli pazienti di seguire le cure in Day Hospital al Bambin Gesù. E non è poco.

Barbara Conti

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