martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tv, la fiction “Fuoriclasse 2” supera il Grande Fratello
Pubblicato il 12-03-2014


Fuoriclasse2-Littizzetto“Fuoriclasse” o “fuori di… classe”? Si muove un po’ su questo duplice binario la nuova inedita stagione della fiction Rai “Fuoriclasse 2” diretta da Riccardo Donna e che vede, oltre all’immancabile Luciana Littizzetto, la partecipazione straordinaria di Giulio Scarpati, impegnato nella veste di un preside un po’ particolare. Una professoressa, Isa Passamaglia, fuori dai soliti schemi, per una classe di veri “fuoriclasse”, nel senso di alunni che si sanno distinguere all’interno dell’edificio scolastico del liceo scientifico “Caravaggio” di Torino (che nuovamente diventa meta di fiction per la tv, quasi a voler togliere il primato a Roma). Questa professoressa saprà farsi largo tra il corpo docente, venendo nominata vicepreside da Giulio Scarpati nei panni del preside D’Astolfo, che sarà soprattutto colpito dal dialogo che sa instaurare coi suoi alunni.

E quest’ultimo non poteva esimersi dall’essere un dirigente “diverso”: ama per esempio ascoltare musica classica nel suo ufficio. Questa “squadra”, da veri “Fuoriclasse” riesce a battere il “Grande Fratello” su Canale 5: il primo episodio è stato visto da 6 milioni 194 mila telespettatori (il 20,83% di share), il secondo da 5 milioni 899 mila telespettatori (22,69% di share); contro i 4 milioni 462 mila telespettatori e il 19,58% di share del GF. La fiction, raccogliendo l’eredità di un format già molto gettonato e rivisitato, racconta la scuola e la sua importanza in maniera “fresca” e “leggera”, ma non banale e senza tralasciare nulla. Si parla di bullismo, di omosessualità, di religione, di sicurezza di infrastrutture fatiscenti delle scuole e della richiesta di finanziamenti, di integrazione, sia dei connazionali che degli stranieri (alunni e non solo), di gestione di una scuola in un’epoca in cui l’istruzione è alla deriva, in cui ci si trova di fronte alla difficile scelta tra metodo generale condiviso (e accettato inconfutabilmente e passivamente) e singoli casi individuali, nonchè le contingenze che portano anche a dover rivedere le regole classiche per seguire un metodo più innovativo e meno tradizionale, ma più attuale. Inoltre c’è il complesso bivio che si pone davanti agli insegnati di scindere la propria vita personale da quella professionale.

Così come per i ragazzi è complicato spesso far coincidere quella scolastica con le strette esigenze quotidiane di chi deve lavorare anche di notte per sfamarsi, per mantenersi e potersi permettere un tetto che copra la sua testa. Il tutto affiancato dal lato romantico di storie sentimentali che nascono facilmente a quest’età, ma anche tra gli adulti: in primis per la prof.ssa Passamaglia che si scopre incinta a 46 anni del compagno di sempre, il prof. Vivaldi, interpretato da Fausto Sciarappa. Mentre dovrà fronteggiare il suo conflitto interno se tenere o meno questo bimbo inaspettato – arrivato all’improvviso in un momento in cui ricercava tranquillità – Isa/Luciana Littizzetto deve competere con l’invidia di colleghi che vogliono predenere il suo posto da vicepreside, che si è guadagnato spontaneamente, senza troppo ricercarlo, con l’istintiva professionalità che la contraddistingue.

Attenzione viene data al precariato, a supplenti alla ricerca del primo incarico disponibile, che cercano di portare il loro contributo seppure inesperti: c’è chi preferisce il distacco dagli alunni, come il prof. Canfora, alias Ettore Bassi, e chi, invece, come la prof.ssa Marciali, che il volto di Giulia Bevilacqua che vuole avvicinarli facendosi sentire e percepire come una sorella maggiore, più una confidente che un’insegnante. “Mi ricordano ‘come eravamo’, sicuramente meglio di ‘come saremo’” afferma, osservandoli, Isa Passamaglia. È l’amara constatazione disincantata di chi oggettivamente vede la condizione di degenerazione in cui sta andando sempre più la scuola e intende “cambiarla” infondendo quel senso di responsabilità, per cui l’insegnamento è un investimento che si fa sui propri ragazzi, a prescindere dalla carriera. L’unico successo cui si deve ambire, a suo avviso, è la realizzazione di questi giovani, più che l’auto-realizzazione, che comunque passerebbe attraverso di loro.

Barbara Conti

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