martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

UCRAINA
L’EUROPA HA PAURA
Pubblicato il 03-03-2014


Ukraina-Europa

«Arrendetevi entro le 4 di domani mattina». Questo l’ordine che sarebbe arrivato dal Cremlino. Un ultimatum. La situazione in Ucraina peggiora con il passare delle ore e lo “zar” Putin sembra determinato a non fare concessioni rispetto alla sovranità sulla regione della Crimea, ormai quasi interamente nelle mani dell’esercito di Mosca. Crimea, ma non solo visto che la crisi sembra allargarsi ad altre aree dell’Ucraina orientale dopo che gruppi filorussi hanno occupato l’amministrazione regionale di Donetsk. Stessa scena si è ripetuta anche nella città di Odessa dove i manifestanti hanno issato la bandiera russa sul Consiglio regionale, mentre truppe di Mosca hanno preso anche il controllo dello scalo portuale di Kerch.

Andrea Margelletti, presidente del Contro Studi Internazionali, analizza la crisi Ucraina affermando che «il nuovo governo di Kiev è un governo che ha una postura fortemente ostile alla componente russofona in Ucraina e quindi i russi hanno avvertito la necessità di garantire la sicurezza di quei cittadini ai quali, soprattutto negli ultimi anni, era stata anche concessa la cittadinanza».

Margelletti sottolinea, infatti, che proprio nella regione della Crimea «la Russia ha attuato una politica di “passaportizzazione” trasformando i cittadini russofoni ucraini in russi a tutti gli effetti. Kiev stava prendendo una strada fortemente nazionalista ed europeista, contraria a Mosca. Putin ha reagito sapendo che i limiti dell’Europa sono evidenti».

Quei limiti che emergono con il passare delle ore. «Il punto è che non abbiamo un’Europa politica, non esiste una politica estera e, soprattutto, di difesa comune nel Vecchio Continente e questo, naturalmente, è problema evidente». La cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito la posizione di Putin «fuori dalla realtà», ma Margelletti rileva: «Non credo che Putin sia fuori dalla realtà perché le decisioni che vengono da Mosca sono in linea con una politica volta a preservare gli interessi russi. Una politica aggressiva che Putin sa bene che altri non possono permettersi di fare. I russi sono, infatti in grado di agire in maniera spregiudicata perché coscienti che le nostre risorse energetiche sono molto dipendenti da loro e che le opzioni di manovra europee sono limitate. Nel momento in cui Mosca dovesse alzare il prezzo del gas, questo creerebbe un problema piuttosto rilevante a tutti gli stati europei».

Il Presidente del CeSi continua la sua analisi: «Tutta l’Europa vive un momento di crisi economica e politica e, di conseguenza, tutti i governi locali fanno programmi di rientro della spesa e di sviluppo. In queste condizioni sarebbe un problema molto serio se, di colpo, si dovessero trovare dei soldi per garantire le risorse energetiche necessarie a seguito di un rialzo del costo. Molti governi rischierebbero di non essere più in grado di portare a compimento i programmi di governo e di mantenere le promesse fatte».

Ma, insomma, almeno come rappresentazione mediatica si tende a descrivere le “rivoluzione” ucraina, un movimento dei buoni contro i cattivi russi, è proprio corretta questa visione? «C’è un problema molto chiaro, cioè che la piazza si può permettere di sognare e avere una visione ideologica e romantica, chi prende le decisioni deve invece studiare e confrontarsi con i problemi. In Ucraina si sta affermando un’ideologia nazionalista molto forte che propugna l’attuazione di una politica di estrema destra. Una realtà poco studiata da noi in Europa occidentale nel momento in cui vediamo le piazze che si animano. Spesso si portano avanti visioni, forse romantiche, senza preoccuparsi delle conseguenze di certe posizioni».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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