martedì, 26 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ucraina, si stringe la morsa russa sulla Crimea
Pubblicato il 19-03-2014


Ucrina-CrimeaUn’altra bandiera russa issata. Questa volta sulla sede della marina ucraina a Sebastopoli, la “città stato”, principale base della Flotta russa del Mar Nero che, dallo scorso 16 marzo, ha proclamato la sua annessione alla Russia con un plebiscito. I circa 200 miliziani penetrati all’interno della base hanno fatto prigioniero il comandante della marina ucraina, Serhiy Haiduk: “Si tratta di circa 200, alcuni dei quali mascherati”, ha detto il portavoce della Marina ucraina, Sergei Bogdanov, spiegando che i miliziani “non sono armati e non è stato sparato alcun colpo d’arma da fuoco” da parte degli ucraini che “si sono barricati all’interno dell’edificio”.

Dura la reazione di Kiev che ha lanciato un ultimatum di tre ore per ottenere la liberazione del comandante. Ma il caos Sebastopoli non è isolato: la stessa dinamica si è verificata nella base militare ucraina nell’ovest della Crimea, a Novoozerne. Altre basi sono state occupate da militari russi.

L’Europa assiste dunque all’escalation in Ucraina seguita al referendum di domenica. Dopo le sanzioni annunciate negli scorsi giorni, a cui si sommano gli aiuti della UE alla micro finanza in Ucraina, arriva l’annullamento dell’incontro Putin e il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Nel frattempo, la Francia ha fatto sapere che la Russia potrebbe non partecipare al prossimo G8.

Avanti! ha intervistato il professor Vittorio Emanuele Parisi, ordinario della Cattolica di Milano, giornalista e direttore della rivista “Idem”

Professo Parisi, quanto pesa l’influenza diretta di Mosca negli avvenimenti in Crimea?

La situazione ucraina è estremamente complessa, dunque è difficile stabilire quali siano i margini. Di sicuro, però, va detto che avendo i russi deciso di ammettere la Crimea, hanno di fatto dato luce verde all’azione anche dei gruppi non direttamente legati a Mosca. Esiste, dunque una responsabilità oggettiva.

Come giudica la posizione europea e italiana?

Stiamo costruendo una serie di alibi per non assumere una posizione più chiara. La dinamica è semplice, di fronte a un processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea i russi hanno cercato di opporsi prima con la corruzione e poi con la forza.

Complice la questione dell’approvvigionamento energetico?

L’approvvigionamento energetico è un nodo importante, ma non una materia irrisolvibile. Ci dovremmo preoccupare più di diminuire la prossimità con un vicino aggressivo come la Russia. Per ovviare alle ritorsioni energetiche di Mosca potremmo, ad esempio iniziare a fare un piano serio di diversificazione degli approvvigionamenti come avvenne negli anni ‘70 e ‘80 rispetto alle fonti mediorientali.

Cosa spinge l’Ucraina a voler avvicinarsi all’Unione Europea?

Il motore principale è la volontà di modernizzarsi dal punto di vista economico come è accaduto per la Polonia, per la Romania e per la Bulgaria. L’avvicinamento all’UE da parte degli ucraini viene vissuto come un’occasione importante anche per stabilizzare il quadro politico verso una via irreversibilmente democratica. Se l’Ucraina rimanesse legata alla Russia, e al suo sistema economico, sarebbe inesorabilmente condannata ad essere un paese sottosviluppato e autoritario.

Chi si oppone, dall’interno dell’Ucraina, a questo processo?

Non dobbiamo dimenticare che gli oligarchi ucraini sono fortemente legati a Mosca e, se cambiasse l’assetto economico del Paese, il loro potere scomparirebbe. Per intenderci, stiamo parlando di uno scenario molto simile a quello dei latifondisti che si opponevano alla Riforma agraria.

Non ci sono anche ombre all’interno del nuovo governo ucraino?

No, si tratta di una scusa. Questa è la giustificazione russa per qualunque manovra oppressiva nei confronti di Paesi che si trovano nella loro area di influenza: si appellano al “difensivismo”, in questo caso, evocando i trascorsi fascisti degli ucraini negli anni ’40 che pur ci sono stati, ma sono acqua passata. Il tema è che Putin vuole mantenere il potere attraverso un’aggressione esterna e agitando lo spettro del nazionalismo. Anche il giustificazionismo in Italia nei confronti dell’ingerenza di Mosca è figlio degli enormi interessi economici che ci legano alla Russia.

Ma, quanto è strategicamente importante la Crimea per Mosca?

La Crimea non è sicuramente la posta in gioco a cui puntano i russi che, per altro, già controllavano de facto la regione. Il punto per Putin è quello di riportare tutta l’Ucraina dentro lo spazio di influenza russo. Il motivo di questo duplice e anche abbastanza semplice da capire: da un lato si ha bisogno che le pipeline del gas debbano passare attraverso territori non contesi che è la vera motivazione economica. Poi, sul fronte interno ucraino, ci sono degli interessi massicci tra gli uomini dell’ex oligarchia che appoggiano Putin che, non dimentichiamolo, è uno degli uomini più ricchi del mondo. È preoccupante notare che la struttura del potere e proprietà economica in Russia tendono sempre più a coincidere: un sistema che ricorda sempre di più quello dell’Arabia Saudita. Chi governa possiede letteralmente il Paese. Putin di sicuro si muove, dunque, per interessi anceh suoi privati.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento