sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Valcarenghi, il patriota dimenticato
Pubblicato il 23-03-2014


Matricola-76613È stato uno dei protagonisti nell’approdo alla Repubblica del nostro Paese, uno degli antifascisti per eccellenza, quelli della prima ora, eppure Aldo Valcarenghi, fondatore con Lelio Basso del vecchio Psiup, non è stato oggetto di attenzione storiografica.
Il merito di Daniele Orlandi, nel suo libro Matricola 76613. Il Mauthausen dimenticato di Aldo Valcarenghi, è di aver riportato alla luce una delle figure più importanti non solo per il Socialismo italiano ma anche per l’Antifascismo. Il libro inizia proprio dall’antifascismo di Valcarenghi partendo dalla sua prigionia, quella a San Vittore, e lo fa paragonandola a quella della contestazione del 1968 e alla figura di Sante Notarnicola, ex terrorista e scrittore. L’accostamento è più che azzardato, poiché si tratta non solo di tipi di militanza diversa ma di figure totalmente contrastanti: Valcarenghi non impugnò mai un’arma e la sua opposizione al regime era fatta di azioni dimostrative, come quella di aver riunito, ancora liceale, i suoi compagni del Berchet per una manifestazione di solidarietà al maestro Toscanini (dopo il suo affronto al Duce).

L’accostamento, come spiega lo stesso Orlandi, è riferito soprattutto alla conoscenza che si aveva di Valcarenghi tra i giovani “disobbedienti” degli anni ’70 che finirono in carcere, specie a San Vittore. Il problema resta quello di voler accostare a tutti i costi l’abbandono della politica da parte di Valcarenghi dopo la sconfitta del Fronte Popolare con i giovani che “rifiutarono il compromesso della zona grigia della politica”. In realtà, come riportato anche nel libro (citando le parole del protagonista), Valcarenghi, fu soprattutto un socialista di fede politica: “Non credetti di seguire il compagno Basso nella sua uscita dal Partito, in quanto ritenevo allora, come ritengo ora, che il miglior posto di combattimento per uomini che volevano l’ascesa della classe lavoratrice, non potesse essere, malgrado tutto, che il nostro Partito” (pag. 35). Ma la parte su cui si sofferma maggiormente l’autore è quella che riguarda la prigionia di Valcarenghi nel campo di concentramento di Gusen, che cerca di ricostruire riprendendo a più riprese e parafrasando frammenti e citazioni di Primo Levi sui campi di sterminio. La continua ripresa dell’autore di Se questo è un uomo finisce per essere seccante, non tanto per il tentativo di descrivere situazioni e fatti inimmaginabili ma perché arriva a toccare un ricolmo di pagine che riguardano un altro autore, sicuramente un protagonista della storia del nostro Paese, ma che comunque non è Valcarenghi.

Nonostante Orlandi riporti fili e frammenti di ricordi di altri militanti e compagni di Partito non riesce nell’intento di rimettere in luce la figura di Valcarenghi ma anzi finisce per postarlo tra le righe di altre storie, tanto che il protagonista del libro a un certo punto finisce per essere un personaggio quasi secondario. Solo alla fine arriva la parte significativa e il grande merito dello scrittore Orlandi: riportare in luce gli «acquerelli sul Lager», i dieci frammenti su Gusen che Vancarenghi scrisse al suo rientro dalla prigionia. Si tratta di racconti, pubblicati nel ’46, che descrivono in un modo inedito l’esperienza inenarrabile della prigionia in un lager. Qui ritroviamo l’essenza di un Aldo autore e scrittore brillante che riesce con poche righe a descrivere la follia e il cinismo degli aguzzini, che non temporeggia in futili e drammatiche descrizioni ma riesce a cogliere particolari assurdi e alienanti in una quotidianità fatta di canti di natale degli aguzzini dopo le torture, di bei davanzali fioriti grazie al lavoro a mani nude di notte dei prigionieri, fino all’amorevole bagnetto che il soldato tedesco fa al suo canarino fatto con la stessa grazia con cui “ha punito un prigioniero colpevole di rifiuto d’obbedienza: gli ha tenuto con le mani la testa in un mastello pieno d’acqua: fino alla morte”.

Nonostante il merito e il tentativo di Orlandi, la figura di Valcarenghi come politico resta sfuggente, quasi da uomo dietro le quinte della politica italiana, quando invece non poco il suo operato è stato da attore di primo piano sulla scena politica, almeno fino alla Costituente, per finire subito dopo la sconfitta del Fronte popolare, subito dopo decise di ritirarsi a vita privata. Quando pensava che probabilmente il suo compito di patriota fosse ormai esaurito cioè erano state gettate le basi della democrazia del nostro Paese.

Liberato Ricciardi

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