Ciampino.
Mauro Testa vuole far
ripartire la sua città

Mauro_Testa_CiampinoAbbiamo incontrato Mauro Testa candidato PSI a Sindaco di Ciampino (RM) tra un colloquio e l’altro nel corso della sua attività di psicoterapeuta. Testa ha ricoperto la carica di Assessore alla viabilità, successivamente quella di Assessore alla cultura, pubblica istruzione, sport, politiche giovanili nonché quella di Vice sindaco ed Assessore alle infrastrutture, arredo e decoro urbano. Dal 1° ottobre 2013 è tornato un cittadino comune, pronto a diventare Sindaco.

Come ha maturato la decisione di lasciare la maggioranza e di concorrere con una coalizione di due partiti e 5 liste civiche?

A Ciampino, pur di non rimanere appiattiti sul diktat del Pd locale, non c’era altra alternativa che far convogliare un numerosissimo gruppo di cittadini, assieme al mio partito, il PSI, ed il supporto di Forza Italia, attorno ad un progetto politico che, scevro da ricatti, avesse a cuore il rilancio della città ed il passaggio ad un agire politico etico, al servizio dei cittadini medesimi.

Che tipo di campagna elettorale sarà?

Non sarà una campagna elettorale facile, perché ci sono poteri forti che saranno duri da sradicare, ma continuerò, come ho sempre fatto nei miei sette anni da politico, consumando le suole delle scarpe per le strade tra la gente. Ascoltare le istanze che arrivano dalle persone, senza promettere null’altro che il mio impegno a realizzare i punti del mio programma elettorale. Di certo, la mia forza viene anche dall’entusiasmo di un gruppo di persone che credono nel progetto ed un nuovo modo di proporsi sul territorio.

Quali sono le priorità del suo programma?

Premesso che il programma elettorale della mia coalizione rappresenta una sintesi reale di quanto discusso durante i molteplici incontri fatti con i cittadini,con i partiti e le liste di coalizione, siamo in grado di presentare alla città un programma innovativo e realmente condiviso. La nostra proposta si articola in due fasi: una prima fase, servirà a colmare le lacune create dal lunghissimo periodo di inattività ed immobilismo del Comune; un secondo step, che avrà avvio dopo aver consolidato le basi gestionali, sarà orientato, con meccanismi di pro-attività, al rilancio della città. I punti su cui punteremo saranno, innanzitutto la creazione dell’Ufficio progetti che avrà lo scopo di fornire all’Amministrazione il supporto necessario per la pianificazione strategica di progetti di natura “thinK tanK”, cioè di serbatoi di creatività e di progetti. Inoltre, la formulazione di un programma “aperto”, sarà capace di adattarsi nel corso dei cinque anni alle variabili del mercato, al mutamento nella disponibilità di risorse finanziarie, ed alle volontà e capacità imprenditoriali.

Ultima domanda: qual è il Suo slogan?

Mauro Testa, sindaco di Ciampino. Punto. E a capo

Ernesto Calluori

Fecondazione, è boom
di richieste per l’eterologa

 Fecondazione_eterologa Un vero e proprio ‘fiume’ di richieste di accesso alla fecondazione di tipo eterologo: 150 al giorno in media, circa 3.300-3.400 in poco più di 20 giorni. E’ quello che sta avvenendo in Italia dopo la sentenza della Corte costituzionale che lo scorso 9 aprile ha dichiarato illegittimo il divieto vigente per questa procedura, contenuto nella legge 40. E’ quanto emerge da un’indagine effettuata dal Cecos Italia (Centro studio e conservazione ovociti e sperma umani).

Dalla ricerca risulta che nei 20 centri che fanno capo al Cecos, sono arrivate dalle 3 alle 15 telefonate al giorno per avere informazioni sull’eterologa, per una media di 150.

Ridotta invece, al momento, è la richiesta di donazione di seme maschile. Centralini ‘bollenti’, dunque, nei centri di fecondazione italiani che, dinanzi ai quesiti posti dalle coppie, si trovano, afferma Elisabetta Coccia, presidente del Cecos, in una situazione di estrema difficoltà: ”E’ necessario che il ministero della Salute dia delle indicazioni chiare attraverso delle linee guida; ad oggi, però- sottolinea l’esperta – non abbiamo avuto alcuna risposta rispetto alla richiesta avanzata di istituire un tavolo tecnico di confronto”. Il punto è che, anche se i Centri sarebbero ”tecnicamente” pronti ad effettuare questo tipo di interventi, chiarisce la presidente di Cecos Italia, ”non potremo partire se il ministero non darà indicazioni per chiarire il quadro di riferimento”. In attesa che vengano pubblicate le motivazioni della sentenza della Consulta, si è insomma creata una situazione di ‘stallo’: “Il boom di richieste di fecondazione eterologa dopo la sentenza della Consulta dimostra quanto la legge 40 fosse inadeguata e distante dalla realtà del Paese”. Commenta Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi. “Spesso – ha aggiunto – si dimentica che il compito dei legislatori non è quello di vietare, bensì di regolamentare. In questi anni si è preferito ignorare il problema invece di affrontarlo, costringendo tante coppie al turismo procreativo per poter avere figli”.

Redazione Avanti!

Sharapova e Ivanovic danno spettacolo

IvanovicMentre procede il conto alla rovescia per gli Internazionali BNL d’Italia – previsti al Foro Italico di Roma dall’8 al 18 maggio prossimo – al prestigioso torneo di Stoccarda si impone la russa Maria Sharapova. La siberiana dimostra di essere in forma e durante quest’anno è maturata dal punto di vista sia tecnico che tattico: più solida e regolare, è diventata meno fallosa e sa impostare meglio i match, variando il ritmo e il gioco spesso, in modo da mandare fuori giri le avversarie e riuscendo, più volte, a recuperare un punteggio in svantaggio, per diversi vari interi games, fino ad arrivare a vincere.

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Morte Aldrovandi. Un pericolo gli applausi del sindacato

Aldrovandi-applausi-poliziotti-sap“Quel sindacato è  una parte piccola, per fortuna, dello Stato che sbaglia.  Hanno fatto benissimo Renzi e il ministro  Alfano a prendere posizione.  Rimane l’assoluta gravità del gesto dell’applauso a quegli agenti. Piuttosto va applaudita la madre”. Il segretario del PSI, Riccardo Nencini, ha condensato in poche parole, intervenendo mercoledì mattina a ‘L’Aria che tira’, su La7, un sentimento molto diffuso dopo lo sconcertante episodio degli applausi del sindacato di polizia SAP come segno di solidarietà per i quattro agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi. Continua a leggere

Berlusconi libero (di straparlare)

Davvero non capisco questa posizione dei magistrati e anche dei giornalisti che la prendono per oro colato. A Berlusconi è stato concesso l’affidamento ai servizi sociali, e non si tratta di una forzatura perché l’alternativa non era la detenzione in carcere, ma i domiciliari, avendo il cavaliere un’età avanzata nonostante i suoi molteplici ritocchi. Però, si dice, questa disposizione potrebbe essere cambiata qualora l’affidato parli male della magistratura.
Ma in che Paese siamo? In Bolivia durante la guerra civile? Noi siamo convinti che il golpe contro Berlusconi non ci sia stato. E siamo anche convinti, lo abbiamo scritto, che Silvio sia completamente bollito e straparli. Ma anche da detenuto deve avere la possibilità di farlo. Anche contestando le sentenze della magistratura, che non può tappare la bocca e incenerire il cervello proprio a nessuno.
Semmai, qualora essa ravvisi gli estremi per un reato di vilipendo, può benissimo iniziare un procedimento giudiziario contro di lui. L’ennesimo. Ma non può vietare, nemmeno a un detenuto, la libertà di pensare e di parlare. A me questa storiella da Paese sottosviluppato per cui se fai il “bravo con noi noi facciamo i bravi con te”, proprio non va giù. Lo dico da socialista liberale. E da radicale, da appartenente a una tradizione di libertà. Di libertà per gli avversari, prima ancora che per gli amici. E vorrei che su questo punto non solo l’Avanti, ma il partito tutto si esprimesse con chiarezza.
Ho ascoltato ieri sera la bella intervista di Renzi al salottone di Vespa. E ne ho apprezzato molti spunti. Mi ha particolarmente colpito la sua decisa polemica nei confronti di taluni privilegi dei magistrati, con l’Anm che pensa di rivolgersi addirittura alla Corte sulla questione dei tagli ai maxi stipendi. Renzi è andato giù duro affermando la piena legittimità dello Stato a legiferare in materia. Peccato che poi in commissione al Senato il Pd, assieme ai Cinque stelle, abbia bocciato l’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati.
Un paese normale, in materia di giustizia, deve avere una legge europea, con divisione delle carriere, responsabilità dei magistrati, che pagano di persona gli errori (ahimè che errore la legge Vassalli votata dal Psi e quanto avevano ragione i radicali dopo il referendum del 1987), con norme che limitino l’eccessiva discrezionalità nell’uso della carcerazione preventiva, senza mai mettere in discussione la libertà di opinione per tutti, compreso i carcerati e gli affidati ai servizi.
Un paese normale non sopporta che un gruppo di magistrati pensi di subordinare una disposizione amministrativa a un pensiero, per quanto assurdo e non condivisibile. Non voglio riprendere qui la bella frase di Voltaire, che non era nemmeno sua, sulla libertà. Voglio solo affermare con nettezza che la magistratura può limitare la libertà di movimento di una persona in base alle leggi, ma non può mai pretendere di limitarne o cambiarne le opinioni.

Scrive Adalberto Andreani:
La parola socialista,
sinonimo di cristianesimo

Caro direttore, perché si usa così poco il termine socialista, sia a livello semantico, che storico e politico…? Eppure fallito comunismo e fascismo del secolo scorso,  il termine che si dovrebbe correttamente adoperare è quello di socialismo democratico europeo, tra Usa ed Urss dei decenni scorsi. Ma c’è di più. Giovanni XXIII e Wojtyla, oggi santi, hanno combatutto gli eccessi della ricchezza  e del comunismo. Roncalli  con la Pacem in terris e Woitila con Solidarnosc non sono stati vicini al socialismo cristiano? Ecco socialismo cristiano è il concetto vicino a  Francesco  d’Assisi ed a Papa Bergoglio da Buenos Aires. Socialismo non è una parolaccia, ma è una parola vicina ai poveri, al cristianesimo vero. Non abbiamo timori del termine socialista sinonimo di Cristinaesimo. Comunismo e nazi-fascismo fallirono; recentemente ha fallito il capitalismo, rimane il socialismo cristiano.
Adalberto Andreani

DROGHE
SI VOLTA PAGINA?

Droghe-Giovanardi

«Noi non riteniamo esaustivo questo provvedimento, ma lo riteniamo comunque importante, perché va a coprire un vuoto legislativo che si è determinato giustamente con l’affossamento di una legge liberticida, che è quella Fini-Giovanardi. Riteniamo che si possa fare e si debba fare di più». Coì il deputato socialista Lello Di Gioia, intervenuto in Aula durante il dibattito sulla fiducia posta dal governo sul disegno di legge di conversione del decreto legge 36/2014 su stupefacenti e farmaci “off label” in discussione alla Camera. Una fiducia che il partito del Presidente del consiglio vuole raccogliere in tempi strettissimi e che porterebbe alla definitiva archiviazione della legge la legge Fini-Giovanardi dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale. Continua a leggere

Il passaporto ematico per evitare la morte da sport

Passaporto ematicoNegli ultimi tempi le notizie di cronaca riferiscono di casi di giovani atleti strappati alla vita durante lo svolgimento di attività sportive. La gravità di questi incidenti – la cosiddetta morte improvvisa da sport (Mis) – richiede l’adozione di misure efficaci per ridurne al minimo l’incidenza, attraverso adeguati strumenti di controllo in grado di identificare le maggiori condizioni di rischio. L’obbligo di sottoporre a visita medica gli atleti a livello agonistico e non viene troppo spesso sottovalutato, anche dai sanitari, ma emerge in modo drammatico ogni qualvolta ci si trova dinanzi a situazioni quali decessi o invalidità permanenti determinatesi a seguito dello svolgimento di un’attività sportiva ovvero verificatesi nel corso della stessa. Continua a leggere

La ‘papolatria’,
e i mass media

La papolatria ha ingranato la quarta
dal sito dell’UAAR

Doveva essere un evento spettacolare, e così è stato. Quantomeno nel senso che la società dello spettacolo ha dedicato ore e ore e ore di trasmissione alla canonizzazione di due papi in presenza di altri due papi (e magari anche di qualche futuro papa tra il pubblico). È stato un happening dai tanti risvolti e quindi da commentare: ma a mente fredda e a ragion veduta.

Che Giovanni XXIII dovesse diventare santo era ritenuto scontato da tanti: è stato forse il pontefice più amato di sempre. Ma non è stato comunque facile, per lui: padre Pio ci ha messo meno tempo, e già questa circostanza la dice lunga sulla salute della Chiesa post-conciliare. A complicare il cammino verso la santità ci si è messa anche il suo utilizzo improprio: Roncalli è stato infatti trasformato in una sorta di sdoganatore di papi impresentabili. Divenne beato, il tre settembre 2000, insieme a Pio IX, ed è divenuto santo il 27 aprile 2014, insieme a Giovanni Paolo II.

anatemi in materia bioetica e familiare, contro i diritti delle donne e degli omosessuali

Già, Karol Wojtyla. Quando morì (sono passati solo nove anni, e sembrano molti di più) i fedeli lo acclamarono “santo subito”. E la machine vaticana li ha velocemente accontentati: vox populi, vox dei, dunque. Ma soprattutto vox papae. Quello di Giovanni Paolo II fu già un pontificato all’insegna delle canonizzazioni di massa, spesso discutibili (Stepinac, Escrivà…), in un ritorno al passato che rifiutava la modernità dei diritti civili, ma non certo quella dei mass media. I suoi anatemi in materia bioetica e familiare, contro i diritti delle donne e degli omosessuali, andavano di pari passo col suo odio per l’ateismo, equiparato al comunismo: sua l’affermazione secondo cui “la negazione di Dio priva la persona del suo fondamento”, quel fondamento che a suo dire avrebbe persino l’embrione. Karol Wojtyla fu altrettanto discutibile politicamente: dalla “balconata” con Pinochet al riconoscimento immediato della Croazia, in barba a quanto era successo qualche decennio prima e in barba a quello che prevedibilmente sarebbe successo in seguito. Senza dimenticare l’autentica omertà nei confronti del fenomeno dei preti pedofili (che peraltro ha coinvolto anche Roncalli), giustamente stigmatizzata dal New York Times.

Tutto questo è però passato in secondo piano rispetto alla strategia del Vaticano. Dopo secoli in cui i papi non venivano di norma canonizzati (con l’eccezione dell’inquisitore Pio V e l’antimodernista Pio X), negli ultimi decenni si è assistita a una vera e propria inversione di tendenza. Dati alla mano, si può dire che la Chiesa tende ora, di norma, a canonizzare tutti i papi. Sulla rampa di lancio ci sono ora Paolo VI, Giovanni Paolo I e persino l’altro super-impresentabile Pio XII, al quale il suo successore Giovanni XXIII non potrà più dare una mano. È una strategia che prevede il superamento delle regole che la stessa Chiesa si era data (il superamento dei cinquant’anni dalla morte e l’attribuzione di un secondo supposto miracolo), che si attua qualunque sia il papa pro tempore vigente, ed è curiosamente invalsa dopo il Concilio Vaticano II: che secondo le anime belle avrebbe democraticizzato la Chiesa. Mala Chiesa non è, non può e non vuole essere democratica, e il potere del papa è sempre più ampio e incontestato. Ormai il papato è considerato santo per definizione e deve essere quindi santificato chiunque salga sul trono di Pietro. Non lo diciamo solo noi: lo si legge anche nel mondo cattolico, per esempio tra i cattolici di base di Noi siamo Chiesa.

Il bergoglismo reale

Il ruiniano Sandro Magister ha anche sottolineato la gestione sempre più centralistica e verticistica del Vaticano nell’era di Francesco. Benché di concreto abbia sinora combinato poco, si è già conquistato la fama di rivoluzionario nell’immaginario collettivo. È un papa che, se organizza eventi a sorpresa con i clochard, ha sempre un fotografo nei pressi. Uno che, se il cardinal Bertone si riserva un attico prima stimato a 700 mq, fa trapelare sulla stampa la sua presunta ira, ma si guarda bene, pur avendo il potere di farlo, dal togliergli la disponibilità di quell’attico. E infatti proprio Bertone, ha precisato che l’attico è di soli 350 mq, che ha pagato lui per la ristrutturazione e soprattutto che il papa — dipinto come pauperista e arrabbiato contro la ricchezza — gli ha persino fatto una telefonata di “solidarietà” e “affetto” per gli “attacchi” ricevuti per l’attico-gate. Evidentemente, a Bergoglio non dava così fastidio. L’ennesimo esempio di come i media drammatizzino, sulla base di non meglio precisate voci, delle contrapposizioni interne nella curia con narrazioni volte a esaltare un Francesco umile e semplice. Come se questi fosse una intruso e non, come racconta la sua storia, piuttosto un “migliorista” ben dentro l’apparato vaticano, proveniente da una delle fucine più attive del cattolicesimo.

Nel bergoglismo reale è ancora la dottrina fredda a prevalere

Papa Francesco unisce in una sola persona le due caratteristiche più “vincenti” dei papi dell’ultimo secolo: l’approccio pastorale di Roncalli e l’uso spregiudicato dei media di Wojtyla. Può così continuare a coltivare un’agenda conservatrice (vedi la beatificazione dei “martiri” franchisti) presentandola però con un linguaggio liberal e moderno. Un po’ Renzi (la politica degli annunci) e un po’ Obama (che sarà ricordato soprattutto per le campagne elettorali) ha in realtà davanti a sé un compito alla Gorbaciov: ma la glasnost e la perestrojka restano per ora ancora sulla carta. Nel bergoglismo reale è ancora la dottrina fredda a prevalere.

Una freddezza glaciale di tradizionalismo, dietro la facciata paciosa, come ha dimostrato in maniera lampante la doppia udienza concessa l’11 aprile da Bergoglio al Movimento per la Vita e alla delegazione dell’Ufficio internazionale cattolico per l’infanzia. Davanti a centinaia di integralisti anti-aborto e i loro figlioletti, il papa ha lanciato un attacco (prevedibile) contro l’interruzione di gravidanza, inserendosi nel solco dei predecessori e rifacendosi in particolare alla Evangelii Gaudium. E dando una legittimazione senza precedenti al Movimento per la vita, di cui ha plaudito l’opera di “difesa” della vita “fin dal suo concepimento”. L’aborto è tra i “delitti abominevoli”, pari all’infanticidio, ha tuonato. Non solo: “ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello della vita”; “occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia”. Non è mancato l’aneddoto personale di un medico che effettuava aborti ma, pentito, ha “trovato il Signore” e avrebbe consegnato i ferri proprio a Bergoglio.

le nuove linee guida Cei menzio­nano ora solo un vago “dovere morale”

All’ufficio cattolico per la tutela dei diritti dell’infanzia ha dichiarato di farsi carico del male che “alcuni sacerdoti” hanno causato per gli abusi sessuali su minori. Dopo la strigliata dell’Onu per la violazione della convenzione sui minori, a parte la strombazzata apertura di una commissione con tanto di vittima di preti pedofili, l’irlandese Marie Collins, non pare essere cambiato molto. Tanto che le nuove linee guida Cei menzio­nano ora solo un vago “dovere morale”, ma non c’è l’obbligo di denuncia per i vescovi che venissero a sapere di certi episodi. E tornando all’Irlanda, nonostante le promesse di Francesco le congregazioni di suore che hanno gestito le lavanderie Magdalene, dove venivano segregate le ragazze “immorali”, non hanno intenzione di dare risarcimenti. Cosa che ha suscitato le proteste del governo locale, con tanto di lettera inviata dal ministro della Giustizia, Alan Shatter, per chiedere spiegazioni dal Vaticano.

In più, durante l’udienza è arrivata la stoccata, neanche tanto velata e in nome della “difesa dei bambini”, contro le coppie gay e in generale l’educazione più aperta e tollerante verso nuove forme di famiglia. Un mood che riecheggia sinistramente negli ambienti cattolici specie dopo la censura degli opuscoli Unar anti-omofobia e di cui si tenta l’applicazione in politica, come dimostra il triste “save the children” del consigliere comunale di Trento, Claudio Cia. Così — “in positivo” ça va sans dire — va dato ai bambini il “diritto” di “crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva”, nel confronto con “ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva”. Tradotto, i bambini possono crescere bene, senza scompensi, solo in una coppia sposata formata da padre e madre. La stoccata esplicita è a quella che chiama “sperimentazione educativa con i bambini”, che accosta alla “manipolazione educativa” e al “pensiero unico” dei totalitarismi del XX secolo. Riferisce, evidentemente esprimendo sintonia, quello che un “grande educatore” gli avrebbe detto: “A volte, non si sa se con questi progetti si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”. L’allusione all’attualità non poteva essere più chiara.

Il pellegrinaggio dei media

Parole pesanti come macigni, che gli stessi che ora esaltano Francesco e la sua “rivoluzione” non avrebbero mai perdonato a Ratzinger. Che invece passano sotto silenzio grazie a mass media compiacenti nel collaborare alla costruzione dell’immagine candida del neo-papa. Non sono affari nostri, beninteso. Almeno finché non si producono indirettamente effetti anche sulle nostre vite. Cosa che purtroppo avviene spesso, con la papolatria che ormai impera in Italia e che può quindi dilagare indisturbata (basta confrontate i followers del papa su Twitter in lingua italiana con quelli delle altre lingue). I politici italiani hanno fatto a gara per essere presenti alla canonizzazione e trovarsi quindi seduti vicino a noti dittatori quali Robert Mugabe e Teodoro Nguema Obiang Mbasogo. C’è entusiasmo soprattutto tra le fila di chi dovrebbe essere più laico, ma che spesso è poco edotto delle cose di Chiesa: si veda l’articolo scritto da Vannino Chiti su Europa. Se Magister vede un papa sempre più re, il senatore ed ex ministro Pd ritiene che stia finendo la monarchia pontificia. Ma deve anche ammettere che “parole, gesti, decisioni del nuovo papa” hanno fatto (solo) “intravedere un progetto di rinnovamento”. Una situazione analoga si è vissuta sabato sera a Otto e Mezzo, con l’ateo bergoglista Dario Fo opposto al tradizionalista cattolico Pietrangelo Buttafuoco, assai più disincantato nei confronti del papa. Una situazione paradossale che rende ancora più difficile la realizzazione di un’agenda laica.

i pellegrini sono stati 800.000, ma i costi sono saliti fino a 11 milioni

Sempre a Otto e Mezzo, domenica sera, è stata ospite anche la nostra Adele Orioli. Si è così potuto ascoltare, su una rete nazionale, di quanto sono state cannonizzate le casse pubbliche con l’evento. Il sindaco di Roma Ignazio Marino, intervistato da Radio Vaticana a gennaio, aveva preventivato cinque milioni di visitatori, e nemmeno un mese fa stimava la spesa pubblica per l’evento in cinque milioni. Alla fine i pellegrini sono stati 800.000, ma i costi sono saliti fino a 11 milioni: si sarà trattato anche in questo caso di un “miracolo”. Il solo budget dell’Ama per la gestione di servizi igienici, decoro e pulizia è salito in tre settimane da 1,8 milioni di euro a 4,7. Una spesa necessaria: l’orda è in effetti passata lasciando una città in condizioni pietose, come le tante foto diffuse in questi giorni dimostrano. Non solo, ma la nottata precedente diverse migliaia di questi visitatori hanno bivaccato per le strade del centro dirigendosi verso San Pietro, fino a costringere la sicurezza ad aprire le transenne per farli confluire all’interno della piazza circondata dal colonnato del Bernini.

Il Vaticano, di suo, ci ha messo soli 500.000 euro, peraltro coperti da sponsor — e nemmeno sempre privati: i maxischermo sono stati per esempio offerti dall’Eni. Le forze dell’ordine sono state chiamate a mettere a disposizione addirittura 3.500 unità aggiuntive. Un impegno enorme che non ha provocato alcun evidente ritorno economico per la capitale: i pellegrini erano per la maggior parte embedded (viaggio, vitto e alloggio attraverso strutture ecclesiastiche), mentre gli albergatori hanno per contro segnalato una “fuga” di turisti, preoccupati del prevedibile caos organizzativo. Il ritorno economico spesso decantato d’altronde per tali eventi è inferiore alle aspettative, visto che questo tipo di turista non si distingue per le spese folli e i consumi, ma tende ad essere parsimonioso, non si dà allo shopping e si accontenta spesso di un pranzo al sacco. È pur vero che la Confartigianato segnala un 30% in più, rispetto alla stessa settimana dell’anno scorso, di consumi in hotel, ristoranti e negozi nella Capitale. Ma non è una cifra stratosferica rispetto alla massa di turisti che è affluita a Roma, tra l’altro per una toccata e fuga.

farebbe girare l’economia locale, riducendo la questione al mero consumismo

A guadagnarci davvero (anzi, a lucrarci) sono stati venditori di ombrelli, di rosari non griffati, di bottigliette d’acqua pagate anche 5 euro l’una e altri ambulanti per simili acquisti spiccioli, nonché i negozi nei dintorni del Vaticano specializzati in ninnoli sacri e libri edificanti e gli albergatori che ne hanno approfittato per far schizzare i prezzi delle camere alle stelle. Appare imbarazzante che gli apologeti esaltino la canonizzazione anche perché farebbe girare l’economia locale, riducendo la questione al mero consumismo — che in teoria combattono in frangenti “laici” — tant’è che il pellegrino, magari idealista ed entusiasta, si ritrova a far la parte del pollo da spennare.

Tanto accade nel terzo millennio. Una Chiesa in crisi ha trovato in Francesco un’ancora di salvezza, scivolando però in una deriva carismatica ed esponendosi a un doppio rischio: una forte disillusione, se agli annunci non seguiranno i fatti, e comunque un calo di interesse, se lo spettacolo non sarà sempre all’altezza delle aspettative. Che il salto dello squalo e la “pope delusion” siano ormai dietro l’angolo? Ma un problema ancor più grande è che a questa Chiesa si sta affidando una classe politica in crisi ancora più profonda. Il risultato è che l’isteria papolatrica ha potuto martellarci per giorni a reti pressoché unificate, e imporre una spesa enorme a tutti i contribuenti. Come può essere questo un modello da cavalcare?

La redazione

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Quando Lupi disse “emmo”

Ieri sera il ministro Maurizio Lupi, amico e simpatico ex giovane rampante berlusconiano, di estrazione comunion-liberator formigoniana, ha tuonato al salottone di Vespa contro i suoi che avrebbero sacrificato Berlusconi sulle ali dell’estremismo alla Santanché. Ma quel che mi ha avvinto di Lupi è stato quel suo agitato e complicato modo di procedere nell’eloquio. Sarò diventato perfezionista a forza di ascoltare gli aggettivi sofferti e calibrati di Craxi, le immagini sempre pitturate di Martelli e, prima, le frasi studiate ad affetto di Nenni, ma non riuscivo a seguire i suoi ragionamenti. Continuava ad aprire parentesi che non si chiudevano mai. La frase era sempre monca. Dopo un soggetto al singolare c’era un verbo al plurale. Ma quando, anziché “ebbimo”, se n’è uscito  con un “emmo” io non ce l”ho fatta più. E mi sono messo a leggere Togliatti…