lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Afrodite K: una donna, una lavoratrice autonoma, un tumore al seno
Pubblicato il 11-04-2014


daniela-fregosi-petizione“Un carcinoma infiltrante alla mammella, il corpo che si trasforma, un compagno che sparisce, il conto in banca e il lavoro che vanno in tilt”. Queste le parole di “benvenuto” del blog di Daniela Fregosi, 46 anni, maremmana, consulente formativa aziendale e malata di tumore al seno. L’auspicio è che il suo blog online – che in pochi mesi ha contato oltre 53 mila accessi – possa essere utile al popolo delle libere professioniste, imprenditrici e lavoratrici autonome che sulla loro strada si sono imbattute in un cancro al seno. Ma il blog non si limita a raccontare la sua esperienza personale con la malattia: la donna ha infatti raccolto informazioni in merito alle tutele e agli ammortizzatori sociali di cui un lavoratore autonomo dovrebbe aver diritto, ma in realtà “durante le mie ricerche ho scoperto che di diritti ne hai davvero pochi” racconta all’Avanti! Daniela, più nota in Rete con il nome di Afrodite K.

Perché ha deciso di aprire un blog?

Solo ora sto meglio, dopo complicanze al braccio, post intervento. E lo scorso novembre, a quattro mesi dall’operazione, ho deciso di aprire il blog. Sto trasformando la rabbia in qualcosa di concreto finalizzato ad aiutare chi si trova nella mia stessa condizione. Ho deciso non solo di scrivere, ma soprattutto di non tacere e nascondere più.

Da dove nasce la scelta del nome “Afrodite K?

Quando sono uscita dall’intervento di mastectomia con un espansore rigido al posto della ghiandola mammaria, Afrodite K – nel linguaggio medico “K” sta per carcinoma – la sensazione di tensione mi ha ricordato le tette razzo di Afrodite A, eroina di un cartone animato della mia infanzia. Nel mio blog uso molto l’ironia, ho voluto giocare con questo nome, sostituendo la lettera. Il cancro tende ad allontanare le persone perché è spesso associato alla morte.

Lei è stata operata di tumore, e questo, come diceva Tiziano Terzani, ti autorizza a dire e fare cose che prima sarebbero state impensabili.

Sento mie le parole di Terzani. I miei parametri della realtà sono cambiati: la variabile vita/morte è molto forte.

Durante i sette mesi successivi alla diagnosi ha pagato più di sei mila euro per curarsi, senza poter lavorare. Chi l’ha aiutata?

In primo luogo mi ha aiutato la famiglia, seppur modesta, essendo pensionati statali. Ma ciò che più mi ha sorpresa sono stati gli aiuti economici che ho ricevuto da persone sconosciute che seguono il mio blog. Nei loro messaggi sentivo un affetto sincero. Evidentemente lo spazio online è diventato un sito di servizio e orientamento per tutti coloro che si trovano nella mia stessa situazione o che vogliono avere informazioni in merito. Il loro aiuto sembra un ringraziamento per ciò che sto facendo.

Chi sono le persone che la contattano?

Ricevo messaggi da giornalisti free lance, commercianti, liberi professionisti, artigiani. Ho scoperto che il popolo delle “partite Iva” è molto frammentato: per esempio chi ha un negozio, e si ammala, non ha un minimo di tutela, alcuna indennità di malattia: ti ritrovi costretto a chiudere per poterti curare. E lo Stato, anche se non ti aiuta economicamente, potrebbe almeno non tartassarti con le tasse: se ti ammali di cancro i soldi all’Inps li devi versare anche se non hai lavorato nemmeno un giorno.

Cosa chiede dunque?

Non chiedo tanto. Se sei un paziente oncologico, ti devi poter curare, e lo Stato dovrebbe agevolarti, detassandoti, anche perché se ti ammali, o ti curi o non mangi. E viceversa. Recentemente ho dichiarato la disobbedienza fiscale pubblica: l’Inps mi ha chiesto un acconto, che non ho pagato, perché non lo posso pagare. É una questione di principio. Noi “partite Iva” siamo pazienti oncologici di serie B, e per noi gli articoli 3, 32, 38 e 53 della Costituzione sono opzionali (quelli sull’uguaglianza dei cittadini, il diritto all’assistenza sociale e alla tutela della salute, ndr).

Ha lanciato una petizione su “Change.org”, indirizzata al presidente del Consiglio e al ministro del Lavoro. 

All’inizio mi ero posta di raggiungere le 15 mila firme, poi ho dovuto alzare l’asticella a 45.000. Dopo appena due mesi la petizione ha raccolto oltre 37.000 firme. Sta procedendo molto bene, ha toccato tasti davvero molto caldi.

La petizione è stata condivisa da diverse associazioni.

Sì, oltre alle associazioni di carattere sociale, ho ricevuto un appoggio forte da parte dell’associazione di categoria Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato, ndr). Ma le altre che stanno facendo? Le associazioni di artigiani, di commercianti, per esempio, dove sono?

Silvia Sequi

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