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Opinioni e commenti
 

Albergatori contro Marino: no all’aumento della tassa di soggiorno
Pubblicato il 03-04-2014


tassa-soggiornoNon si mitigano le controversie sul possibile aumento della tassa di soggiorno. A pochi giorni dalla riunione della “giunta informale” in Campidoglio, infatti, la questione sull’aumento della tassa di soggiorno, è aperta più che mai, soprattutto dopo l’intervista rilasciata dal sindaco di Roma Ignazio Marino su Radio Radio. Il primo cittadino, parlando della possibilità di un aumento del prelievo fiscale all’interno del bilancio di previsione 2014, ha fermamente asserito “la necessità dell’incremento di alcune tassazioni, prima fra tutte proprio quella di soggiorno, soprattutto per gli alberghi più lussuosi,” facendo leva anche sul presentimento che non sia un onere così gravoso per quelle persone che scelgono di pernottare in un hotel extralusso, mentre salverebbe, invece, i cittadini romani dal pagamento di nuove e ulteriori tasse.

Una soluzione, questa, che andrebbe ad accrescere le entrate per oltre 40 milioni di euro, sostenuta e condivisa anche da Mario Bertone, segretario generale della Cisl di Roma e Lazio, il quale però pone parallelamente la condizione di un necessario abbassamento dell’addizionale Irpef che raggiunge oramai la cifra record dello 0,9%. La misura della tassa sarà direttamente proporzionale alle stelle degli alberghi: più stelle avrà l’hotel in questione, maggiore sarà il contributo da versare. Un incremento di 0,50-1 euro fino a un aumento che andrebbe da 2 a 3 euro ma, sempre, inferiore a 10 euro per non sfavorire oltremodo il mercato del turismo e, in particolare, quello congressuale.

Ovviamente tale accorgimento non manca di provocare contestazioni. Prime fra tutte quelle del presidente di Federturismo e Confindustria, Renzo Iorio che esprime il suo allarme ricordando che l’ipotesi di un rincaro dell’imposta di soggiorno per gli alberghi romani, rischierebbe di sconfortare il flusso di quel 70% di turisti internazionali che continua a scegliere Roma come meta preferita per le proprie vacanze; “se questi soldi servono realmente – afferma ancora Iorio – bisogna avere il coraggio di estendere la tassa a tutte le imprese del turismo e ricorrere ad una normativa che preveda che il gettito sia destinato alla tutela dei territori e non a coprire buchi di bilancio”.

Anche gli albergatori romani ritengono la proposta inaccettabile ed esprimono a chiare note  il loro dissenso:  per la prima volta nella storia, hanno deciso di scendere in piazza uniti contro il Campidoglio. La protesta avanzerà  da Piazza S.S. Apostoli, martedì 8 aprile. Per il presidente di Federalberghi Roma Giuseppe Roscioli, si tratta di un ricorso in extremis, volto a far capire a coloro che ci amministrano che l’aumento del contributo di soggiorno, specie nelle entità proposte, rappresenta, per Roma,  un valido e smisurato danno sul piano della competitività turistica internazionale.

Diversamente, Unindustria si è detta favorevole «a condizione che i proventi dell’aumento vengano però reinvestiti dal Comune nei servizi ai turisti». Oggi a Roma, il contributo va da 1 a 3 euro, mentre in altre città italiane si arriva fino a 5 euro. Lo scopo finale, pertanto, è proprio quello di uniformarci a questi dati, senza però penalizzare in maniera eccessiva il settore, anche perché prossimamente sarà necessario fronteggiare una sequenza di avvenimenti importanti, per i quali è previsto l’arrivo di milioni di turisti nella capitale. «Dopo Obama – ha ricordato, infatti, il sindaco Marino – ora ci attendono altri eventi: l’arrivo della Regina Elisabetta, il Venerdì Santo con la Via Crucis di Papa Francesco, la canonizzazione dei due Papi il 27 aprile, per cui avremo un piano di sicurezza, di viabilità e di decoro urbano: dimostreremo ai 2 miliardi di persone nel mondo che ci guarderanno alla tv che Roma è bella e ordinata».

Quello che ci vorrebbe, dunque, è proprio un dialogo tra le due “fazioni”, che permetta di chiarire punti fondamentali, ma soprattutto che risponda a una domanda importante per tutti, che, forse, tranquillizzerebbe in parte gli animi di albergatori e proprietari di stabilimenti balneari: in questi 3 anni di applicazione della tassa, come è stata utilizzata la percentuale del gettito destinata agli investimenti a favore del turismo?

Gioia Cherubini

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