domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Apologia per la sinistra conservatrice
Pubblicato il 24-04-2014


Esiste, ancora, in Italia, una distinzione tra destra e sinistra? E qual è il discrimine? Un tema su cui, almeno sino ad oggi, brancolavamo nel buio.  Non che mancassero, dagli esponenti delle due parti, indicazioni in proposito. Ma non erano convincenti. Per il Cavaliere, erano di sinistra quelli che lo contestavano. Opinione esatta, ma insoddisfacente: perché, non riuscendo a capire bene quale fosse la destra che rappresentava Berlusconi ( lui stesso non amava il termine, preferendo quello, ancora più vago e inconsistente, di “moderati”), era logicamente altrettanto difficile capire quale fosse il messaggio della sinistra. In quanto alla stessa sinistra, essa si è definita nel corso del tempo sui temi dell’antiberlusconismo, del giustizialismo, della superiorità morale e dell’ortodossia europea; tutti temi che, sempre nel corso del tempo, hanno perso la loro spinta propulsiva.

Ma oggi, finalmente, grazie al verdetto unanime di “quelli che contano” (opinion leader e politici sulla cresta dell’onda) abbiamo raggiunto un punto fermo: il discrimine non è più tra destra e sinistra ma tra vecchio e nuovo. E, a certificarlo senz’ombra di dubbio è un testimonial d’eccezione, Matteo Renzi. La sua analisi differisce, in parte, da quella di Berlusconi; ma nel senso di ritenersi autentico e, questa volta, efficace interprete di quella rivoluzione liberale che il Cavaliere sarebbe stato incapace di realizzare. Ma ha anche, in convergenza con quella, lo stesso avversario da battere: la cosiddetta “sinistra conservatrice”.

Un avversario multiforme e, apparentemente, formidabile: quasi tutta la classe dirigente Pd; il sindacato; la casta intellettuale nutrita di giustizialismo; i giudici nella loro dimensione politica; i politici stessi come casta; la burocrazia; e chi più ne ha più ne metta. In realtà, un gigante con i piedi d’argilla. Perché i conservatori di sinistra nel nostro Paese (quelli di destra non se la passano e non se la passeranno mai male…) hanno contro di loro lo “spirito del tempo”; a livello europeo e anche italiano. Fuori dai nostri confini, la caduta del muro di Berlino che, con la corrispondente ondata liberista, ha tolto alla sinistra stessa la padronanza del futuro e anche del presente. Qui da noi, l’avvento della seconda repubblica, costruita sull’esplicita contestazione di tutti, dico tutti, gli strumenti di cui il popolo di sinistra si era avvalso per la realizzazione delle sue conquiste: dal ruolo dello stato alla spesa pubblica; dal protagonismo delle grandi istituzioni collettive alle reti di solidarietà; dall’egemonia della politica sino ai meccanismi di sostegno di un “welfare inclusivo”.

Un processo cui la sinistra ha assistito senza reagire; salvo a contestarne, e con sempre minore efficacia, gli esiti.

Così la sinistra cosiddetta conservatrice, di fatto, nel corso di questi venti anni, non ha conservato proprio nulla. Ha semplicemente assistito, anche in silenzio, alla distruzione del mondo di garanzie, di sicurezze e di solidarietà che si illudeva di aver costruito una volta per sempre.

Un processo apparentemente senza fine. Ma che oggi sta arrivando a un punto di non ritorno. Perché quello che si chiede alla sinistra storica e ai suoi ultimi rappresentanti ufficiali è di plaudire alla liquidazione definitiva dell’universo che rappresentano; in nome, beninteso, degli interessi del paese. In un contesto in cui i “primi” di ieri e di oggi dettano i tempi e gli esiti dello scontro tra ultimi, penultimi e terzultimi mettendo gli uni contro gli altri; e,in cui difendere i propri diritti è considerato moralmente oltre che politicamente disdicevole.

In questo quadro la nostra povera e personale solidarietà non può che andare a chi dice no; o almeno a chi osa chiedere di avere voce in capitolo sulle faccende che lo riguardano.

Verranno, prima o poi, per il popolo di sinistra, i tempi di Vittorio Veneto (richiesti nuovi dirigenti e nuove strategie). Ma, per l’intanto, sarebbe opportuno stabilire una linea del Piave; “abbiamo già dato; adesso basta”.

Alberto Benzoni

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