martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cambiamento con la testa
Pubblicato il 02-04-2014


Sarà perché non abbiamo mai gettato la testa all’ammasso, ma non riusciamo neppure stavolta a evitare di ragionare, di criticare, di suggerire. In Italia non è la prima volta che si tenta una svolta e il popolo l’accetta a scatola chiusa ritenendo che qualsiasi soluzione sia meglio della permanenza della vecchia situazione. Le grandi svolte italiane sono state anzi generalmente effettuate a scatola chiusa. Senza pretendere di metterci la testa. Con le braccia alzate, con la fiducia a comando, con l’idea che un partito o un uomo non debbano e non possono fallire senza che fallisca il paese. L’Italia papalina e bigotta si affidò d’incanto alla borghesia e alla nobiltà liberale post unitaria, l’Italia liberale e cattolica, ma in larga parte anche socialista, si affidò a Mussolini dopo l’infatuazione bolscevica e la guerra civile del 1920-21, l’Italia fascista si scopri improvvisamente antifascista dopo il 25 luglio, e per cinquant’anni diventò democristiana e comunista, l’Italia del dopo tangentopoli diventò improvvisamente berlusconiana, e adesso larghi strati della pubblica opinione per lo stesso identico motivo si scoprono renziane. Sempre perché è l’ultima volta, sempre perché è l’estremo tentativo e non ce ne sarà un altro.

Noi che non ci siamo mai affidati agli umori popolari, noi che siamo diventati socialisti quando era difficile e lo siamo rimasti quando era impossibile, noi che abbiamo sfidato le mode e contestato i dogmi, noi che abbiamo esaltato la nostra eresia riformista, per usare il titolo del bel libro di Bruno Pellegrino, noi non riusciamo a chiudere gli occhi. Non lo abbiamo fatto ieri e non possiamo farlo oggi. E allora diciamo subito che appoggiamo gli sforzi di Renzi sempre con spirito critico. E cioè con la nostra testa, che opponiamo al “giù le mani” dei professori sempre contrari a qualsiasi riforma costituzionale, ma anche al “mettiamo le mani” dei renziani convertiti. A questi ultimi voglio rivolgere il seguente ragionamento metodologico. Si è per il cambiamento solo se si approva passivamente il cambiamento proposto o anche se si propone una ricetta diversa del cambiamento? Penso alla legge elettorale. Quella proposta è un Porcellum due, con liste bloccate, una minoranza che diventa maggioranza assoluta, il furto del voto che passa dalle liste che non raggiungono il tetto di sbarramento alle liste che lo superano. Contestare queste tre clausole significa essere contro il cambiamento?

Di più. Si sostiene a ragione che bisogna cambiare gli attuali poteri di un bicameralismo cosiddetto perfetto, cioè con le identiche competenze. Ma proporre di diversificare le competenze delle due Camere e di diminuire congiuntamente il numero dei parlamentari, vuol dire essere per la conservazione? Contrastare questa idea della trasformazione degli enti elettivi in enti nominati, dalle Province al Senato, e anche alla Camera con l’Italicum, vuol dire essere dalla parte sbagliata? Su un punto ci terrei ad essere definito conservatore: sulla democrazia. Sia ben chiaro, nella storia l’espressione della democrazia ha conosciuto stagioni multiformi. Ma la parola significa “potere del popolo”. Ecco, a forza di contestare la cosiddetta casta, non stiamo correndo il rischio di formare una nuova casta di portatori di nomine? Anziché il popolo é il capo partito che a lui si sostituisce per nominare deputati e senatori, proprio mentre i partiti perdono sempre più attrazione, consenso e ormai anche forma democratica. Questa sarebbe la nuova democrazia? Nell’epoca dei sondaggi e di internet sottrarre sempre più potere al popolo non è anche contro la storia?

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Commenti all'articolo
  1. Quando qualcuno mi spiegherà perchè le preferenze vanno bene per le Europee, le Regionali, le Comunali, mentre per le politiche nazionali sono il peggiore dei mali e quindi tutto deve essere concentrato nelle mani di pochi segretari di partito questa cosa assomiglia tanto ad una dittatura di pochi che temono la sovranità popolare. Quante ingiustizie, quante falsità vengono scaricate sul popolo che da sempre è stato la vittima di comodo perchè privato di strumenti per poter reagire.

  2. Caro Mauro
    Cambiamento con la testa, bravo direttore meno male che
    “Avanti” non è al governo , meno male che è e siamo per il cambiamento con la testa.
    Adesso mi spighi però con che testa abbiamo accettato una boutade di un patto federativo fatta dal ,segretario al consiglio nazionele? Che strategia e mai questa del patto federativo dell’1contro 30 ?
    Poi c’è stato il tuo documento , sacrosanto contro la legge elettorale.
    Mauro temo che tu stia dando ” un colpo al cerchio e una botte” aspetto con ansia il tuo colpo O AL CFERCHIO O ALLA BOTTE, perchè sono certo che sarà un colpo che condivideremo appieno.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari

    • L’adesione alla internazionale socialista del PD è un fatto che non possiamo, dopo averlo perseguito, nasconderlo e accartocciarlo nel cestino. Ciò con che le alleanze non dobbiamo mai rinunciare è la nostra presenza e essenza socialista.

  3. Caro direttore, condivido le tue considerazioni.
    Ritengo che sia inevitabile un patto federativo con il P.D.: ma giustamente non a tutti i costi.
    Il dramma in questo benedetto paese è: chi ha delle buone idee e le professa con coerenza, non riesce ad avere consenso elettorale
    e senza consenso si è relegati a fare quello che stiamo facendo.
    Buona giornata.

  4. Forse avevamo ragione quando sostenevamo che delle questioni cCstituzionali doveva occuparsene un’Assemblea Costituente eletta dal popolo con il sistema proporzionale, lasciando libero il Governo di occuparsi di altro. Non si può pensare che un manipolo di uomini di governo possa presentare disegni di legge di questo tipo mettendo anche dei paletti inamovibili.

  5. condivido in pieno il contenuto dell’articolo………….aggiungo solo questa cosa: SALVIAMO LA DEMOCRAZIA………NON PASSI L’INTOLLERANZA——————-L’INTOLLERANZA E’ FIGLIA DELLE DITTATURE SIA ESSE NERE E/O ROSSE.

    Franco Guerrera da Tortora (Cosenza)

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