lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Campania: cascate
di soldi spesi male e
sviluppo scarso
Pubblicato il 28-04-2014


Campania-sviluppoDopo aver visto, nel corso di decenni, cadere sul Mezzogiorno, cascate di miliardi, prima di lire e poi di euro, senza provocare sviluppo e senza prepararlo alle sfide della globalizzazione, sono sempre prudente nel valutare gli effetti di altre piogge di soldi, sia nazionali che europei. L’ultima ondata di ben 5,4 miliardi di euro, destinati alla Campania, dovrebbe servire ad affrontare la spesa per 122 interventi. La dotazione assegnata inizialmente con il programma 2007-2013 era di 7,9 miliardi. Dei 122 progetti, solo 3 risultano con lavori in corso a fronte di 5 gare aggiudicate. Ho letto i titoli di 19 Progetti, riportati dal Corriere del Mezzogiorno, per un totale di 2.782.187.851 euro. Ho cercato qualche progetto che mi facesse intravedere un effetto sull’economia campana, a breve, a medio e a lungo termine. Qualcuno mi può domandare: “Cosa cercavi?”

Cercavo quello che non cercammo all’indomani del terremoto e, perciò, avemmo comodità senza sviluppo, anzi alcuni investimenti hanno avuto effetti negativi e, alla lunga, sono diventate diseconomie (distruzione di territorio, di risorse ambientali e inquinamento). I richiami alla Green Economy sono quotidiani. Anche allora, chi proponeva cose, che avrebbero creato sviluppo, soprattutto eco-compatibile (vedi programma di Rossi-Doria e della Federazione del PSI), restò isolato. Le cose che fanno intravedere guadagno e comodità (non richiedono acume) trovano più sostenitori. Ci voleva un po’ di sale nella zucca per capire che, ad esempio, i laghetti collinari erano più utili dei tanti PIP, molti dei quali sopportano carcasse vuote. Quando si vuole aiutare un territorio ad uscire dalla crisi, specie se strutturale, bisogna partire dal bloccare i fenomeni che la fanno diventare più drammatica. Provo a fare un elenco: 1) Fuga di capitali per pagare servizi che potrebbero essere dati da imprese meridionali; 2)Espulsione verso il Nord di migliaia di studenti, che ritengono le Università meridionali di scarso valore; 3)Andare presso gli ospedali del nord per avere un’assistenza e una sanità di livello più elevato; 4) Una sudditanza nei confronti del Nord per tutto ciò che è cultura e arte; 5) Una polverizzazione delle imprese agricole, che diventano fornitori a buon mercato dei più scaltri; 6) Il non fare niente per fare conquistare mercato alle imprese indigene. Le fiere o la partecipazione a fiere sono palliativi inconcludenti; 7) L’assenza della convinzione che il Capitale Sociale sia una risorsa utilissima per lo sviluppo (studi americani lo evidenziano); 8)La cecità o l’ignoranza che fanno pensare che per sviluppare un Piano Strategico servano architetti e ingegneri; 9) La non capacità di valutare scientificamente il potenziale di sviluppo che ha il Folclore; 10) La non conoscenza delle qualifiche professionali dei giovani meridionali da parte dei dirigenti politici, dei sindacali e della maggior parte degli amministratori. Da assessore provinciale, per colmare questa lacuna, creai la “Casa delle Tesi”, poi fatta abortire; 11) La non collaborazione organica tra Università e Enti locali. Forse perché i politici e i sindacalisti hanno paura di apparire ignoranti. Ricordo che a scuola c’erano degli ‘scapocchioni’, che, però, sapevano copiare. Tra la Classe dirigente ci sono scapocchioni, che non sanno nemmeno copiare. Da Assessore, avevo anche la delega all’Edilizia Sportiva. Convinto che, per la pratica sportiva, ci vogliono servizi e strutture, trasformai il Lago di Conza in Campo di Canottaggio. Coinvolsi il campione Olimpionico Tizzano e, grazie alla sua convinta ed entusiasta collaborazione, organizzammo gare (Campionato interregionale e manifestazioni per le scuole). La nuova amministrazione non ha saputo nemmeno copiare e una prospettiva di sviluppo della zona è stata fatta abortire. Forse, non era allettante per gli intrallazzatori.

Luigi Mainolfi

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