mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Come riformare (bene)
il nostro sistema bicamerale
Pubblicato il 16-04-2014


BicameralismoIl 31 marzo 2014 è stato presentato dal senatore professore Luigi Compagna (a cui si è subito aggiunto il senatore Enrico Buemi) il disegno di legge costituzionale AS 1415 Revisione della Costituzione in tema di legislazione regionale, democrazia interna ai partiti politici, fiducia al Governo, Parlamento in seduta comune. Esso è ispirato anche dalla lettura del libro 1945-1947 Il bicameralismo in Italia tra due modelli mancati: Congresso USA e Stortinget, Rubbettino, Quaderni della rivista “Il Politico”, n. 59. La ricostruzione del bicameralismo attuale (che Egidio Tosato e Costantino Mortati non giudicavano “perfetto”) come risultato finale di una serie di compromessi al ribasso cui si sarebbe addivenuti in Assemblea Costituente, non coincide necessariamente con la verità storica.

Soprattutto, non è utile se si voglia ragionare di come rendere “sincera” la nostra forma di governo, solo all’apparenza – e sempre meno in questi ultimi decenni – parlamentare. Il tema del bicameralismo è connesso con altri temi (che restano sottotraccia, ovvero completamente in ombra, quando si parla della nostra forma di governo, e che invece dovrebbero essere affrontati con chiarezza ed in una visione di complessivo sistema): legislazione regionale, organizzazione dei partiti e loro finanziamento, rapporto fra esecutivo e legislativo.
Esistono 20 “parlamenti” regionali (più i 2 consigli delle province autonome) con una loro antistorica, irrazionale, ridicola legislazione. A cosa serva una legge differenziata per fazzoletti di territorio che si percorrono in breve non si dice (in tre ore di treno, da Roma a Milano, cambiano ben 5 legislazioni regionali). La edificazione di ipertrofici e costosi apparati investiti della legislazione regionale, è in relazione diretta con la messa a disposizione di risorse per i gruppi consiliari.
La quasi totale mancanza di deontologia politica (espressione della mancanza di senso civico della comunità), data la anomia dei partiti, condiziona la prassi politica, la condotta della vita amministrativa, lo spiegarsi delle funzioni dei vari organi dello Stato (anche costituzionali) e dei vari enti della Repubblica. Queste tre mancanze, congiunte alla ipocrisia del demagogico non finanziamento pubblico dei partiti, hanno orientato le scelte di politica costituzionale realizzatesi nella direzione ed allo scopo di un finanziamento pubblico occulto, e quindi smodato, attraverso la moltiplicazione dei centri di spesa pubblica.
E il male maggiore non è tanto lo sperpero di risorse pubbliche, peraltro non irrilevante date le condizioni economiche pubbliche e private del paese. Il male maggiore è proprio il fatto che le scelte di politica costituzionale e le riforme costituzionali e istituzionali non sono state mosse dall’esigenza di funzionalità del sistema. Secondo Tosato, Mortati, Perassi, Ruini, Vanoni, Matteotti, Turati, Treves, Modigliani, il Governo in Italia ha fatto quasi sempre il bello e cattivo tempo. Con la Repubblica la musica non è cambiata. Si potrà dire che è solo un problema di rapporti tra Organi costituzionali, e dato che Essi sono riempiti dai partiti, sono i partiti politici a garantire la democraticità sostanziale (e non formale) del sistema. Ma in Italia i partiti godono di una condizione di anomia che dà risultati noti a tutti. Quindi, determinate forme costituzionali servono a far assumere ai partiti politici delle modalità di comportamento democratico nella conduzione della cosa pubblica che non hanno al loro interno.
D’altra parte, taluni poteri economici privati vogliono grandemente un unico Potere che legiferi, amministri e governi, così possono ottenere più facilmente tutele non in linea con una economia di mercato concorrenziale (semplicemente concorrenziale, quindi al di là di profili penali). Il democratico Parlamento, la trasparenza del Suo scrutinio non sono ben visti. Un accentramento dei poteri nell’Esecutivo è liberaldemocrazia? E’ utile agli obiettivi della democrazia che il Governo faccia tutto? Che il Governo sia il confessore, il mediatore anche delle voglie inconfessabile di poteri privati più disparati? Ai cantori della necessità di un rafforzamento dell’Esecutivo, della necessità di velocizzare la procedura legislativa, si potrebbe rispondere: ma vedetele dentro queste leggi emanazione governativa; sono al 99% amministrazione, provvedimenti.
Il Governo faccia il suo mestiere senza scomodare la legge. La stragrande maggioranza dei governi del nord Europa sono di minoranza; il Presidente Federale USA non ha alcun potere di iniziativa legislativa (può solo bloccare, ma questo lo può “pagare” sull’approvazione del bilancio). Una chicca: nel paese federale per eccellenza la seconda Camera viene eletta dallo stesso corpo elettorale, e con la stessa formula elettorale della Camera bassa. Ed il Senato Usa ha poteri di indirizzo/controllo politico che la Camera bassa non ha, condividendo perfettamente con essa la capacità legislativa.
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