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Opinioni e commenti
 

CON I PIEDI PER TERRA
Pubblicato il 22-04-2014


Earth day-terra

Era il lontano 1969 quando la fuoriuscita di petrolio da un pozzo al largo della California, provocò un disastro ambientale. L’anno dopo, il 22 aprile del 1970, 20 milioni di americani scesero in strada per manifestare in difesa della Terra. Così nacque l’Earth Day, con l’idea di sensibilizzare la popolazione mondiale alla difesa del Pianeta dall’inquinamento, dalla progressiva desertificazione e dall’estinzione della flora e della fauna selvatica. L’anno successivo, in tributo a quella manifestazione le Nazioni Unite ufficializzarono la partecipazione alla celebrazione annuale dell’Earth Day.

Oggi, a distanza di 43 anni l’ambiente è più che mai al centro dell’attenzione: dal riscaldamento globale alla sicurezza alimentare, sempre più cresce la consapevolezza che la salvaguardia del Pianeta rappresenta una sfida centrale. La parola chiave è sostenibilità: tassi di crescita, stili di vita e di consumo, così come sono impostati, semplicemente non possono reggere all’impatto della crescita della popolazione, in un mondo sempre più affollato. Un messaggio, però, che pur proclamato da più parti, trova numerosi oppositori silenti, ma molto attivi nei fatti, primi fra tutti i grandi gruppi multinazionali che, in un’ottica ultraliberista, non hanno alcuna intenzione di perdere margini di profitto enormi in favore dell’interesse collettivo. Una logica molto simile a quella delle mafie che, incuranti dei danni al proprio territorio, scaricano rifiuti tossici in cambio di miliardi.

«Oggi è una giornata di riflessione sull’ambiente e sul rispetto verso l’ecosistema del nostro Pianeta. Sicuramente, in una giornata come questa, è importante capire e riconoscere chi porta davvero avanti un’agenda ecologica e chi no». Così il deputato socialista Oreste Pastorelli è intervenuto in occasione delle celebrazioni ricordando che «chi si occupa seriamente di ambiente e salvaguardia del territorio conosce bene i disastri provocati da politiche che per anni hanno dato mano libera alla cementificazione selvaggia»

Il deputato socialista, membro della commissione Ambiente, ha sottolineato come, nel nostro Paese, «i dati Coldiretti parlano chiaro: negli ultimi 20 anni è stato abbandonato il 15% delle campagne a causa della cementificazione con una riduzione di 2,15 milioni di ettari la terra coltivata». «Una vera e propria ferita al nostro territorio e alla nostra cultura» secondo Pastorelli «che ha determinato una situazione per la quale sei milioni di cittadini vivono in aree a rischio idrogeologico, un allarme che riguarda ben il 9,8% dell’intero territorio nazionale».

Quest’anno, il tema scelto dall’ONU è quello delle “città verdi”. Un problema, quello della cementificazione e dell’agricoltura, che uno studio della FAO ha analizzato da una prospettiva interessante; quella dell’agricoltura dentro gli agglomerati urbani e nelle periferie delle città.

«Ci sono circa 800 milioni di persone in tutto il mondo impegnate in colture all’interno o nelle immediate periferie dei confini urbani», afferma Makiko Taguchi, responsabile Agricoltura presso la FAO a Roma.

Una fonte economica e di sostentamento soprattutto perché l’agricoltura urbana si sviluppa in contesti poveri e, spesso, in zone abitate da persone recentemente urbanizzatesi: «La UPA (agricoltura urbana e peri-urbana ndr), rappresenta, in molti paesi, una maniera per garantirsi sicurezza alimentare in situazioni di povertà. Nel mondo, infatti, la popolazione urbana povera tende spesso a vivere nelle periferie e nelle bidonville: il vero problema è l’accesso all’acqua pulita e alla terra che non sia contaminata».

Ma, è soprattutto l’approccio generale a quella che viene chiamata la sicurezza alimentare a rappresentare il nodo centrale del problema per molti Paesi poveri: «Una parte importante del dibattito riguarda la necessità della presa di coscienza del fatto che la sicurezza alimentare è centrale per gli Stati, riguarda la sicurezza nazioanle stessa. Molti paesi dei Caraibi che abbiamo studiato, ad esempio, fanno affidamento sulle importazioni di cibo, caratteristica che li rende particolarmente vulnerabili ed esposti alle fluttuazioni del mercato dei generi alimentari», afferma Taguchi che sottolinea come ci sia una stretta relazione tra la sicurezza alimentare e « i tassi di criminalità e le tensioni sociali»

Un problema, dunque, che meriterebbe di essere affrontato in sede internazionale con l’introduzione di una legislazione che favorisca lo sviluppo agricolo, piuttosto che il saccheggio della terra da parte di multinazionali interessate allo sfruttamento del sottosuolo e delle risorse minerarie o alla creazione di monoculture destinate ai biocombustibili come la palma.

Per la responsabile Agricoltura della FAO «sicuramente andrebbero analizzate anche le conseguenze delle scelte fatte in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio rispetto all’appoggio che viene dato ai paesi in difficoltà riguardo alle politiche di protezione e di sicurezza alimentare, ma non sta alla FAO prendere queste decisioni, noi possiamo dare solo un quadro della situazione».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. L’ottimo lavoro svolto dall’onorevole Pastorelli sollecita il nostro partito, alle prese con il suo rilancio, a recuperare la teorizzazione ecosocialista, chiave unica per fronteggiare “l’alleanza competitiva” con il PD.

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