domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cosa ne pensa il PSE
dell’Agenda 2010 di Schroeder?
Pubblicato il 08-04-2014


Non è facile semplificare all’interno delle tante anime socialiste d’Europa.

Abbiamo molti paesi, ci sono tante tradizioni, chi si chiama socialista, chi democratico, chi socialdemocratico e chi laburista.

Pero’ qualche cosa è successo negli ultimi anni, prima della crisi, ma è passato in sordina, non se ne é parlato molto.

Poi è arrivata la crisi e tutto cio’ che evocava riformare lo stato sociale ed il mercato del lavoro è diventato tabu’ per le sinistre europee.

L’Agenda 2010 di Schroeder aveva prodotto una serie di contestate innovazioni nella economia tedesca che sembrava aver perso lo slancio degno di una locomotiva d’Europa.

Arrivo’ Schroeder che con piglio eretico e riformista – e con l’aiuto fondamentale della Mitbestimmung – sconfisse le opposizioni interne al Paese ed al partito ed impose una serie di riforme i cui frutti sono caduti nelle pronte mani della Merkel.

Tuttavia nè la SPD ne’ la sinistra d’Europa nè la sinistra d’Italia hanno mai plaudito a quella serie di riforme che hanno rappresentato in vero l’unica svolta della sinistra degli ultimi anni in Europa.

Al contrario il PSE e tutti i paesi membri si sono lanciati in una campagna assoluta in senso opposto, quasi di natura pregiudiziale, sperando di ricevere il voto dei piu’ colpiti dalla crisi, in costante aumento e difendendo un modello « sociale » che – come spesse volte accade – risulta essere inadeguato a difendere gli interessi di quel ceto cui si rivolge perché ne opprime le « opportunità ».

Senonché il coraggio di Schroeder poteva servire da modello e poteva determinare l’occasione delle sinistre europee di diventare mature, di affrontare la realtà concreta ed imboccare la via della crescita e della competitività.

Era la strada indicata da Schroeder quella giusta ?

Un paese non competitivo – in una economica globalizzata – fa il bene dei propri cittadini ?

Non saprei dire con certezza, ma di sicuro se ne è parlato poco, troppo poco, per un Cancelliere che ha innovato con coraggio la socialdemocrazia tedesca e rimesso in moto l’economia della grande locomotiva d’Europa.

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. Non so dire se “fu vera gloria”.
    A giudicare quanto scriveva lo Spiegel l’anno scorso, sembra proprio di no. Il modello tedesco basato su Agenda 2010 ha creato masse di working poors, ovvero di persone che non riuscirebbero a sopravvivere senza sussidi statali, pur avendo un qualche genere di lavoro (in genere precario e a tempo parziale, i cosiddetti “mini jobs”).
    http://www.spiegel.de/international/germany/report-cites-rise-in-low-wage-workers-dependent-on-welfare-benefits-a-898693.html

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