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Opinioni e commenti
 

Dispersione scolastica, Italia maglia nera d’Europa
Pubblicato il 01-04-2014


Dispersione-scolasticaLa Commissione UE ha reso noti i dati che si riferiscono all’abbandono scolastico nell’Eurozona. Nel 2012 il tasso di rinuncia all’istruzione in Italia è rimasto alto, circa il 17,6%, in controtendenza rispetto alla media continentale del 12,7%. I numeri più allarmanti provengono dal Mezzogiorno, dove si raggiungono punte del 25%. Il 2013 potrebbe essere un anno ancora più devastante.

L’associazione che riunisce gli insegnanti italiani ( ANIEF) mette in evidenza come l’Italia si allontani sempre di più dalla media degli altri 28 Paesi dell’Unione Europea. L’obiettivo comunitario fissato nel 10% entro il 2020 ha l’aria di un miraggio per il Bel Paese. Esistono due fasce critiche per l’abbandono scolastico dalle aule: 15-17 anni e 18-24. La prima fascia è relativa alla dispersione nella scuola secondaria, mentre la seconda fa riferimento al mondo universitario.

Una dozzina di Paesi Europei, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, hanno già raggiunto e superato l’obiettivo del 10% con largo anticipo. La situazione è particolarmente critica in Sicilia, Sardegna e Campania, dove si toccano punte di abbandoni scolastici del 25%, di cui oltre il 73% nel biennio delle superiori.

Tutta colpa degli studenti italiani? Sì, ma in parte. Infatti i ripetuti tagli ai finanziamenti all’istruzione hanno causato la perdita di 200mila posti di lavoro e la dissoluzione de facto di 4mila istituti. Inoltre dal 1993 al 2013 rare sono state le ristrutturazioni di edifici scolastici e non sono stati investiti circa 20 miliardi di euro per rifornire di materiali (computer, lavagne ecc.) le scuole. Se gli studenti italiani non si applicano più è anche perché non sono spronati dalle istituzioni e dalla società che gli circonda. Nel Paese dove i modelli cui aspirare sono la partecipazione ai reality show, il mondo televisivo, i dibattiti nei salotti alla tv ( sia politici sia calcistici) non ci si può certo aspettare di meglio.

Dall’ANIEF e dalla CISL fanno sapere che si inizia a registrare un calo considerevole di interesse alla formazione universitaria, con le immatricolazioni che sono scese al 30% dei neo diplomati. È indubbio che vi sia stata una progressiva riduzione del personale docente e dei corsi di laurea. Le tasse universitaria, poi, hanno subito un incremento significativo negli ultimi 10 anni, perciò solo le famiglie che possono garantire un’istruzione di eccellenza indirizzeranno i figli all’Università. Senza contare che chi è laureato preferisce emigrare all’estero. Il numero di giovani che oggi raggiunge la laurea, anche del percorso triennale, rimane tra i più bassi d’Europa.

L’abbandono scolastico non è solo un problema di rinuncia all’istruzione ma soprattutto una piaga sociale. Laddove regna l’ignoranza e l’analfabetismo ecco germogliare la devianza, la criminalità, la corruzione e il malcostume. La cultura, la scuola e i saperi devono essere i principi per cui uno Stato deve assolutamente contribuire per la retta crescita della gioventù, la quale un giorno sarà la nuova classe dirigente.

Manuele Franzoso

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Commenti all'articolo
  1. Perché meravigliarsi quando per anni si sono vilipesi gli insegnanti come nullafacenti che lavoravano poco e male, quando per anni si sono eliminati gli esami da qualsiasi indirizzo di studi, quando guadagna più un professore di religione cattolica che un professore di matematica e fisica, quando si sta eliminando la scuola pubblica a favore della scuola privata cattolica, quando… quando…, quando…

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