domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

DL Lavoro. Governo senza maggioranza chiede la fiducia
Pubblicato il 22-04-2014


Giovani-lavoroPer il Decreto lavoro, un pezzo del Job Act, una delle tante riforme annunciate dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, la strada si è fatta così in salita che il governo ha dovuto porre la questione di fiducia. Il voto a Montecitorio, senza sorprese perché è da escludere l’autoaffondamento della maggioranza alla Camera dove il PD ha il 55% grazie al Porcellum, si terrà in diretta televisiva giovedì 24 a mezzogiorno. Il testo poi andrà al Senato e la battaglia vera sulle modifiche arriverà solo in questo frangente perché a palazzo Madama il governo si regge solo con i voti degli alleati, NCD e Scelta Civica, a cui piacciono poco le modifiche che una parte del PD aveva imposto al progetto.

La fiducia è stata messa sul testo del ministro del lavoro dopo che lo stesso Poletti aveva tentato di raggiungere una mediazione tra le posizioni divergenti all’interno della stessa maggioranza.

I punti di disaccordo riguardano soprattutto la formazione pubblica per gli apprendisti (tornata obbligatoria), il tetto del 20% di utilizzo dei contratti a termine (con il nuovo testo se si supera scatta la stabilizzazione), le proroghe dei contratti a termine,m scesi ora da 5 a 4.

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro ed ex ministro del secondo governo Prodi, esponente dell’ala di ‘sinistra’ del PD, spiega che la mediazione di Poletti si riassume in quattro modifiche: la diminuzione delle proroghe dei contratti a termine da 5 a 4; la scelta da parte dell’imprenditore di utilizzare per l’apprendistato la formazione pubblica o privata; la trasformazione in sanzione monetaria nel caso in cui l’azienda supera il tetto del 20 per cento dei contratti a termine e, quarto punto, proposto da Scelta Civica, il rafforzamento del preambolo del decreto per valorizzare il contratto di inserimento a tempo indeterminato. “Il Pd – conclude Damiano – era favorevole sia alla mediazione in 4 punti sia alla proposta, più sintetica, in due punti che prevedeva solo le sanzioni monetarie e il rafforzamento del decreto”. Insomma è stata la sinistra del PD ha vincere il round sul Dl lavoro anche perché altrimenti il naufragio già alla Camera era pressoché certo. E la conferma arriva dal leader della minoranza Gianni Cuperlo secondo cui “non si riforma il mercato del lavoro a colpi di diktat. In questo senso il confronto dentro la commissione lavoro della Camera è stato utile e costruttivo”.

Dal NCD, Maurizio Sacconi, anche lui ex ministro del Lavoro, spiega che avrebbero accettato anche la mediazione di Poletti solo che “il Pd ha detto no. Anzi ha chiesto che il numero di proroghe dei contratti in scadenza, già sceso da otto a cinque, scendesse a quattro”. In mezzo Scelta Civica che attribuisce, certamente non del tutto a torto, l’irrigidimento delle posizioni di PD e NCD a questioni interne e alla campagna elettorale, e rivendica per bocca del capogruppo Andrea Romano, la mediazione su un punto qualificante del Dl, “sulla possibilità di modificare i contratti di lavoro a tempo indeterminato, che sono la vera emergenza italiana, e quindi di introdurre il cosiddetto contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che è una richiesta di Scelta Civica ed era stata accettata, ma NCD si è opposta”. Gli altri punti della mediazione includevano la “facoltà per le imprese private di organizzarsi autonomamente nel campo della formazione, naturalmente sotto la supervisione di enti pubblici, e infine, un’altra importante modifica per la quale l’obbligo attualmente vigente per le aziende – oltre il 20% di contratti a tempo determinato di assumere, che è un peggioramento del testo iniziale – veniva trasformato in una sanzione di tipo pecuniario, pari al differenziale salariale tra il contratto a tempo indeterminato e quello a tempo determinato”.

“Il dl lavoro è stato migliorato e voteremo la fiducia sul testo uscito  dalla commissione Bilancio” annuncia intanto Marco Di Lello, presidente dei deputati del Psi. “Non accettiamo i diktat e i ricatti di NCD sulla tenuta della maggioranza di  governo che si giocano sulla pelle dei lavoratori. Le Camere non sono un inutile orpello, ma il luogo dove si possono apportare miglioramenti ai provvedimenti. Avevamo proposto di fornire maggiori tutele ai lavoratori atipici e precari e di procedere ad una forte semplificazione per le imprese. Non rinunceremo,  alla Camera come  al Senato,  a portare le nostre proposte migliorative. E lo faremo  – conclude Di Lello  – con responsabilità”.

Un bel pasticcio su cui è facile per il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta affondare il coltello. Secondo Brunetta la fiducia è solo un escamotage per saltare il giro dando per scontato che poi al Senato il Dl si insabbierà così come sta avvenendo con “la legge elettorale e la riforma del titolo V. Renzi vuole correre, ma in realtà non ha più la maggioranza” “con il PD che spaccato in tre-quattro tronconi”.

Armando Marchio

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