giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dopo vent’anni c’è chi festeggia e chi ricorda
Pubblicato il 02-04-2014


Sono ormai passati vent’anni da quel periodo che fu battezzato tangentopoli, un’operazione figlia di quelle Mani pulite che giustiziarono tutti i furfanti del nostro Paese.

Nel festeggiare però, io metterei a bilancio i risultati di questa sanguinosa e discutibilmente utile rivoluzione. I risultati primi furono infatti, qualche decina di morti suicidi, la morte di partiti ed ideologie storiche del nostro Paese e proposte di funerali di Stato a soggetti prima perseguitati come malviventi della peggior Lega. Questa, per il nostro Paese misero di tenacia sociale, è stata l’unica rivoluzione della sua storia, la rivoluzione che ha aperto le porte alla nostra seconda Repubblica. Notizia di ieri, la morte di uno dei nomi che capitanarono la rivolta giustizialista, il Dott. D’ambrosio. Oltre al fatto che nessuno, neanche chi visse sulla pelle della propria famiglia le sue decisioni, ieri abbia brindato come invece fecero altri per la morte di personaggi politici all’epoca indagati, la cosa che mette a disagio chiunque credo abbia un minimo di cultura, sia il dover leggere frasi del tipo: ‘’ il SENATORE D’ambrosio che insieme all’ ONOREVOLE Di Pietro …’’.  Storico mi sembra che tutti coloro che abbiano guidato una rivoluzione poi abbiano preso il potere ed il controllo del proprio Paese. La cosa che lascia però pensare, è che tutti i rivoluzionari, mi pare, abbiano poi avuto un loro partito o una loro bandiera, data solitamente dallo sviluppo del movimento che aveva affrontato la stessa rivoluzione. L’unico partito che cambiando nome si rigenerò fu il PCI, cambiando denominazione in DS o PD, ma che furono comunque i simboli e le bandiere che accompagnarono alle elezioni i golpisti di prima repubblica.

Ma l’unico motivo per cui dispiacersi, è la morte del proprio partito e dell’ideale in cui si credeva? Fortunatamente non tutti festeggiano questa ricorrenza a mo di anniversario di liberazione. Molti sembrano aver capito che non sempre l’india si sarebbe permessa di fare prigionieri due nostri soldati, o che non sempre i comici avrebbero creato un partito abbindolatore di malcontento nazionale. In molti si rendono conto che il sistema di tangenti che da sempre caratterizza l’arrivismo di ogni italiano non è morto, ma anzi è a dir poco peggiorato. Su Berlinguer si fanno film che vengono diffusi nelle sale cinematografiche, differentemente da film con altri nomi di politici, ma chi, come lui, può essere chiamato statista, chi riesce a coinvolgere folle con le proprie parole, chi può vantare un ideale ed un partito, oggi è qualcuno che non sale su un palco, ma che, volendo, si può vedere solo in pellicola. Nonostante gli scontri ideologici, Sandro Pertini andò a salutare il feretro di Berlinguer, vedendo in un lui uno statista d’eccellenza. Oggi, il primo, è ricordato come un appartenente a un partito che diverrà di ladri, il secondo come un mito. La tristezza non sta nel sentire insultare qualcuno come ladro, quanto nella chiusura mentale di chi si rifiuta ancora adesso di voler studiare oggettivamente la storia e continua a voler credere che oggi esista la politica in Italia e che esista qualche personalità in grado di governarci come si dovrebbe tanto da meritare il nome di leader.

Pierfederico Tedeschini

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