domenica, 24 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

DROGHE
SI VOLTA PAGINA?
Pubblicato il 29-04-2014


Droghe-Giovanardi

«Noi non riteniamo esaustivo questo provvedimento, ma lo riteniamo comunque importante, perché va a coprire un vuoto legislativo che si è determinato giustamente con l’affossamento di una legge liberticida, che è quella Fini-Giovanardi. Riteniamo che si possa fare e si debba fare di più». Coì il deputato socialista Lello Di Gioia, intervenuto in Aula durante il dibattito sulla fiducia posta dal governo sul disegno di legge di conversione del decreto legge 36/2014 su stupefacenti e farmaci “off label” in discussione alla Camera. Una fiducia che il partito del Presidente del consiglio vuole raccogliere in tempi strettissimi e che porterebbe alla definitiva archiviazione della legge la legge Fini-Giovanardi dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale.

Un provvedimento che segnerebbe un passaggio di mentalità rispetto alla tematica droga e che potrebbe aprire la strada ad una riflessione più matura rispetto al problema.

«Non è possibile non capire che la società sta cambiando: soltanto nel 2013, ben 3 milioni e 500 mila cittadini hanno usato la cannabis. Non è possibile non comprendere che ormai l’utilizzazione di questa sostanza è radicata soprattutto nel mondo giovanile. Certo, c’è bisogno di maggiore informazione, bisogna fare più prevenzione per capire i danni che producono le sostanze stupefacenti, ma noi crediamo, come socialisti, come laici, perché siamo convinti della forza della ragione, e come liberali, perché crediamo nella libertà dell’individuo, che oggi più che mai vi sia la necessità di adottare sistemi di tolleranza, sistemi che sono usati in altri Paesi democratici più avanzati del nostro Paese», ha detto Di Gioia.

Tra le innovazioni introdotte dalla normativa in discussione spiccano quelle relative all’utilizzo dei farmaci “off label”, comunemente noti come generici: non sarebbe più previsto l’obbligo di sperimentazione da parte dell’Agenzia del Farmaco, una situazione che amplierebbe le possibilità di accesso a farmaci più economici rispetto a quelli “di marca”.

Reintrodotta la divisione tra droghe leggere e pesanti, precedentemente abolita dalla “Fini-Giovanardi”: si ritorna, dunque, alla vecchia Iervolino-Vassalli. La marijuana e tutti i tipi di cannabis vengono inseriti nella tabella delle leggere.

Depenalizzato l’acquisto o la detenzione di sostanze per uso personale che saranno comunque soggetti a sanzioni amministrative di durata variabile a seconda del tipo di droga: da 2 mesi a un anno per quelle pesanti, da uno a 3 mesi per quelle leggere. Proprio rispetto ai reati connessi con le sostanze stupefacenti, Di Gioia ha detto che «non è possibile avere 26 mila detenuti in carcere per questioni di droga, perché il problema delle carceri è un problema di civiltà, è un problema di democrazia e noi crediamo che debba essere affrontato con grande determinazione».

Parere positivo verso il decreto è stato espresso anche dalle associazioni della società civile Cnca, gruppo Abele, Forum Droghe, Federserd, La società della ragione e Antigone che chiedono il superamento dell’attuale modello del Dipartimento antidroga da sostituire con una “cabina di regia” che coinvolga Stato, Regioni, enti locali, associazioni e operatori, oltre ad una sanatoria per chi è stato condannato in base alla Fini-Giovanardi.

Uno dei problemi più urgenti è quello dei circa «8-9 mila condannati in via definitiva per detenzione di cannabis», ha spiegato Stefano Anastasia, presidente di Antigone, che ha chiesto all’amministrazione penitenziaria di «individuare e sollecitare queste persone a chiedere la rideterminazione della pena» dopo la cancellazione per incostituzionalità della Fini-Giovanardi.

Il decreto non ha mancato di destare malumori nella maggioranza: l’NCD ha fatto sapere, per bocca dell’ex ministro Nunzia De Girolamo che «rivedere la legge Fini-Giovanardi non può celare la legittimazione all’uso di una sostanza (la marijuana ndr) comunque categorizzata come uno stupefacente. Il testo passato alla Camera può certamente essere migliorato in Senato».

E, in caso di approvazione, il testo passerà appunto al Senato, dove l’NCD, viste anche le differenze di numeri, potrebbe dare battaglia e strappare dei passi indietro.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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