lunedì, 17 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fecondazione, è boom
di richieste per l’eterologa
Pubblicato il 30-04-2014


 Fecondazione_eterologa Un vero e proprio ‘fiume’ di richieste di accesso alla fecondazione di tipo eterologo: 150 al giorno in media, circa 3.300-3.400 in poco più di 20 giorni. E’ quello che sta avvenendo in Italia dopo la sentenza della Corte costituzionale che lo scorso 9 aprile ha dichiarato illegittimo il divieto vigente per questa procedura, contenuto nella legge 40. E’ quanto emerge da un’indagine effettuata dal Cecos Italia (Centro studio e conservazione ovociti e sperma umani).

Dalla ricerca risulta che nei 20 centri che fanno capo al Cecos, sono arrivate dalle 3 alle 15 telefonate al giorno per avere informazioni sull’eterologa, per una media di 150.

Ridotta invece, al momento, è la richiesta di donazione di seme maschile. Centralini ‘bollenti’, dunque, nei centri di fecondazione italiani che, dinanzi ai quesiti posti dalle coppie, si trovano, afferma Elisabetta Coccia, presidente del Cecos, in una situazione di estrema difficoltà: ”E’ necessario che il ministero della Salute dia delle indicazioni chiare attraverso delle linee guida; ad oggi, però- sottolinea l’esperta – non abbiamo avuto alcuna risposta rispetto alla richiesta avanzata di istituire un tavolo tecnico di confronto”. Il punto è che, anche se i Centri sarebbero ”tecnicamente” pronti ad effettuare questo tipo di interventi, chiarisce la presidente di Cecos Italia, ”non potremo partire se il ministero non darà indicazioni per chiarire il quadro di riferimento”. In attesa che vengano pubblicate le motivazioni della sentenza della Consulta, si è insomma creata una situazione di ‘stallo’: “Il boom di richieste di fecondazione eterologa dopo la sentenza della Consulta dimostra quanto la legge 40 fosse inadeguata e distante dalla realtà del Paese”. Commenta Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi. “Spesso – ha aggiunto – si dimentica che il compito dei legislatori non è quello di vietare, bensì di regolamentare. In questi anni si è preferito ignorare il problema invece di affrontarlo, costringendo tante coppie al turismo procreativo per poter avere figli”.

Redazione Avanti!

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