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Opinioni e commenti
 

Fecondazione eterologa, la Corte smantella la legge 40
Pubblicato il 09-04-2014


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Dopo la Corte europea dei diritti umani, a bocciare la legge italiana n.40 del 19 febbraio 2004 sulla procreazione medicalmente assistita questa volta è stata la Consulta che ne ha definito “illegittimi” alcuni articoli, quelli relativi al divieto di fecondazione eterologa, ossia il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Una sentenza, quella di stamane, che farà tirare un sospiro di sollievo alle tre coppie che avevano presentato ricorso presso i tribunali di Firenze, Milano e Catania e assieme a loro darà soddisfazione postuma alle centinaia di altre coppie che in questi anni sono state costrette a penosi sotterfugi per avere ciò che le altre coppie hanno normalmente negli altri Paesi europei mentre aprirà uno spiraglio concreto di speranza per le molte altre in procinto di ricorrere alla fecondazione assistita.

Le tre coppie presentatrici del ricorso avevano sollevato la questione di legittimità costituzionale sulla legge chiedendo alla Corte Costituzionale di esprimersi in merito alla fecondazione eterologa. Ora la legge 40 dovrà essere riscritta e il Parlamento sarà costretto ad affrontare lo spinoso tema della bioetica. Le reazioni non si sono fatte attendere: critiche negli ambienti del cattolicesimo oltranzista, di segno opposto tra i sostenitori dei diritti civili e nella sinistra in genere. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha dichiarato che si tratta di «questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare. Alla luce delle motivazioni della Consulta al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza». Soddisfazione è stata espressa dagli onorevoli socialisti, Pia Locatelli ed Enrico Buemi.

LOCATELLI (PSI): INDIETRO NON SI TORNA – Pia Locatelli – deputata Psi nonché presidente onorario dell’Internazionale socialista – ha osservato che «la decisione della Consulta smantella definitivamente una legge profondamente ingiusta che ha generato inutili calvari per le coppie colpite da sterilità». «A dieci anni dalla sua entrata in vigore – ha continuato – la legge 40 è servita solo a ingorgare i tribunali civili e amministrativi, a favorire il turismo “procreativo” costringendo le coppie desiderose di un figlio a recarsi all’estero, a sottoporre le donne a ripetere più volte cure e interventi, grazie al divieto di conservazione degli ovociti, o ad aborti che si sarebbero potuti evitare con la diagnosi reimpianto». L’esponente socialista ha poi auspicato che questa conquista di civiltà non venga messa «nuovamente in discussione con aggiornamenti legislativi, volti a riaprire una brutta pagina che consideriamo definitivamente chiusa. Indietro non si torna».

BUEMI (PSI), QUANDO LA POLITICA CHE CONTA È SORDASulla sentenza si è espresso anche il senatore socialista Enrico Buemi, dichiarando che «quando le forze politiche prevalenti presenti in Parlamento, per anni, si dimostrano insensibili ai principi costituzionali e alla loro attuazione pratica – anzi agiscono per comprimere diritti inalienabili – come con la legge sulla fecondazione eterologa, fondamentale è l’intervento del supremo giudice delle leggi, la Corte costituzionale». Il capogruppo “Per le Autonomie – Psi – Maie” in commissione Giustizia ha definito «provvidenziale» la sentenza odierna, poiché ricorda a tutti che «vi sono interessi generali che vanno oltre le piccole convenienze politiche elettorali contingenti e che devono essere prioritariamente difesi e affermati».

IL REFERENDUM ABROGATIVO DEL 2004 – Nel 2004 il movimento dei Radicali italiani depositò quattro referendum abrogativi in Corte di Cassazione, e vari esponenti di centro-sinistra e di centro-destra sottoscrissero la proposta di referendum. Il 12 e 13 giugno 2005 si tenne il voto, ma a votare fu solo il 25,9% degli aventi diritto, e non venne raggiunto il quorum. Locatelli ha ricordato che in quell’occasione la percentuale dei votanti fu molto bassa perché l’astensione «fu usata per bloccare l’abrogazione e per conseguire meglio il risultato dello svuotamento del referendum». Ad oggi sono 30 le sentenze di tribunali di vario grado che hanno smontato pezzo per pezzo la legge. «La sentenza della Consulta rappresenta il completamento di questa azione di smantellamento. Avevamo ragione noi».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. C’è adesso da sperare che la minoranza cattolica del Paese, o meglio le gerarchie, che se desiderano possono continuare a credere e praticare il diritto naturale, non cominicino a interporsi nella civiltà occidentale ala quale la maggioranza degli italiani aspirano.

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