domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Furono i ribelli e non Assad
a usare i gas contro i civili
Pubblicato il 09-04-2014


Sarin-gas

Assad nel 2013 non usò i gas per attaccare i ribelli, ma furono questi ultimi, col sostegno determinante della Turchia a organizzare l’attacco che uccise 1400 civili di un quartiere di Damasco, per provocare l’intervento armato americano.

Dell’uso del gas Sarin in Siria si parlò molto e gli Usa arrivarono a un passo dallo scatenare una violenta rappresagli aerea contro l’esercito regolare di Assad per infliggere una punizione esemplare al regime siriano accusato di aver portato a termine una strage di innocenti. Il giornalista americano Seymour Hersh, Premio Pulitzer, in un’inchiesta di cui oggi riferisce anche la stampa turca, capovolge completamente lo scenario confermando i dubbi che già allora si nutrivano sulle accuse mosse ad Assad. Nessuno metteva in dubbio la brutalità dell’uomo forte di Damasco, ma non si capiva la logica dell’operazione né sul piano militare né su quello politico-strategico; l’esercito siriano stava infatti avendo la meglio sui ribelli e l’uso dei gas non li aiutava granché a vincere una partita già vinta mentre le controindicazioni propagandistiche erano evidenti come ben si sapeva che Washington avrebbe utilizzato un argomento decisivo come l’uso dei gas contro i civili per rivolgersi all’Onu e far scattare una pesante, e probabilmente micidiale e definitiva, rappresaglia.

L’attacco chimico fu condotto il 21 agosto nell’area del Ghouta, a est di Damasco, con il gas Sarin sintetizzato dall’ala islamico-integralista dell’opposizione ad Assad con l’aiuto tecnico della Turchia che avrebbe messo a disposizione mezzi e competenze per dotare la guerriglia di quest’arma micidiale bandita dall’Onu. A portare a termine l’attacco sarebbero stati i ribelli del Fronte al-Nusra, una fazione jihadista che aveva una cellula specializzata nella produzione del gas.

Obama avrebbe bloccato l’intervento di rappresaglia all’ultimo momento quando i servizi segreti americani ebbero la prova che il gas usato nell’attacco non corrispondeva ai lotti dell’arsenale chimico di Damasco. A portarli sulla strada giusta sarebbero state le spie britanniche che a loro volta avrebbero avuto le prove che gli agenti chimici erano diversi dai russi, da sempre sponsor politici e militari di Damasco. Subito dopo l’attacco, l’Onu, ma anche Mosca, aveva inviato sul posto esperti per determinare esattamente la natura dell’attacco che aveva prodotto un’ondata di indignazione in tutto il mondo anche in base alla immagini e ai video diffusi dagli stessi ribelli siriani, e risalire ai produttori dell’agente chimico.

Ban Ki-moon, segretario generale dell’ONU, nei giorni successivi definì l’attacco «un crimine di guerra» invitando il Consiglio di Sicurezza a prevedere conseguenze se Damasco non avesse rispettato il piano di smantellamento delle armi chimiche.

The Red Line and the Rat Line” è il titolo che Hersh ha dato alla sua inchiesta, smentita da Ankara e Washington, che si basa in particolare sulle rivelazioni di un ex 007 Usa. La ‘red line’, la linea rossa, è quella che Obama aveva virtualmente tracciato e che Assad non avrebbe mai dovuto superare pena la rappresaglia mentre la “rat line”, la linea dei topi era il nome in codice della linea di rifornimento che veniva usata dagli stessi americani per rifornire i ribelli siriani con armi dell’arsenale libico e che una volta interrotta era stata poi ripresa da Erdogan.

Dopo il passo indietro di Obama venne raggiunto l’accordo, tuttora vigente, con la Russia e basato sulla smantellamento dell’arsenale chimico di Assad sotto la supervisione dell’ONU.

Gioia Cherubini

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Commenti all'articolo
  1. Ci voleva tanto ad arrivarci?
    Certamente, il Premio Pulizer aveva bisogno della confessione di una talpa all’interno dell’amministrazione Obama, ma lo si era capito benissimo anche senza.

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