domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gestione separata: aggiornati gli importi 2014 per malattia e degenza
Pubblicato il 07-04-2014


Indennità di malattia e degenza ospedaliera un po’ più ricche per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps. Con la circolare 44/2014, infatti, sono stati determinati i valori in vigore quest’anno, che risultano più alti rispetto al quelli del 2013. Per l’indennità di malattia giornaliera si ha diritto a 10,97 euro se nei 12 mesi precedenti l’evento risultano accreditati da 3 a 4 mesi di contribuzione, ma si sale a 16,46 euro se i mesi con contributi sono da 5 a 8, per arrivare a 21,94 euro se le mensilità sono da 9 a 12. In caso di degenza ospedaliera, invece, l’indennità va da un minimo di 21,94 euro (con accrediti contributivi da 3 a 4 mesi), a 32,92 (accrediti per 5-8 mesi), fino a un massimo di 43,89 euro (da 9 a 12 mesi). Rispetto al 2013 i valori sono stati ritoccati al massimo di un euro o poco più.
L’indennità di malattia e di degenza ospedaliera spetta, sin dal 2007, ai collaboratori a progetto e categorie assimilate iscritti alla gestione separata e, dall’inizio del 2012, anche ai liberi professionisti che rientrano in tale gestione. Infatti, il decreto legge 201/2011 salva Italia ha incluso, dal 1° gennaio 2012, tra i beneficiari dell’indennità di malattia e quella per i congedi parentali i «professionisti iscritti alla gestione separata…non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie».I valori, ricorda l’Inps nella stessa circolare 44 del 26 marzo scorso, vengono determinati in percentuale sul massimale contributivo prefigurato per la gestione, che per il 2014 è stato fissato a 100.133,00 euro, corrispondente a 274,31 euro al giorno. L’indennità di malattia deve essere pari 4, al 6 o all’8 per cento di tale importo, mentre quella di degenza ha quote doppie.

Purtroppo, come evidenziato dall’Associazione consulenti terziario avanzato (Acta), i liberi professionisti in questo arco di tempo non sono mai riusciti a ottenere l’indennità, salvo qualche eccezione. Secondo quanto comunicato dall’Inps, dal 1° maggio 2012 le domande di congedo per maternità o paternità, di congedo parentale, quelle di malattia e degenza ospedaliera per gli iscritti alla gestione separata devono essere presentate esclusivamente via internet. Però il sito dell’Inps prevede solo che il richiedente sia o un collaboratore a progetto o un titolare di assegno di ricerca. Tra le opzioni selezionabili non c’è la qualifica di libero professionista. Nei fatti, quindi, a quasi sedici mesi di distanza dall’entrata in vigore della disposizione la sua attuazione non è stata completata.

Su questo fronte nei mesi scorsi era intervenuta anche la Cgil, con una lettera indirizzata al presidente dell’Inps, sottolineando il ritardo dell’istituto di previdenza nell’attuazione della normativa. La circolare 44 fissa inoltre i valori di retribuzione da utilizzare per la liquidazione delle indennità di malattia, maternità e tubercolosi di altre categorie di lavoratori. Per i soci di cooperative, l’importo retributivo giornaliero minimale è di 42,33 euro; per gli agricoli a tempo determinato è di 42,33 euro; per i compatercipanti familiari e piccoli coloni è di 53,13 euro. Inoltre per la maternità delle lavoratrici autonome gli importi di riferimento sono di 41,87 euro in caso di coltivatrici dirette; di 47,58 per artigiane e commercianti; di 26,44 euro per le pescatrici

Fisascat: in crescita Cig nel terziario

“Sono oltre 80 milioni le ore di richiesta complessiva di cassa integrazione da parte delle imprese. Questo il dato che emerge dai più recenti rilievi dell’Inps aggiornati al mese di febbraio 2014. Nel dettaglio, in relazione allo scorso anno si registra un aumento superiore al 5%, imputabile essenzialmente a una continua crescita del ricorso alla cassa integrazione straordinaria, con un +16,9% e, soprattutto, alla cassa integrazione in deroga che ha registrato un incremento del 55,6%. L’utilizzo, in risalita, della cassa integrazione in deroga riguarda essenzialmente i servizi e le piccole imprese turistico-commerciali.

Una ulteriore riprova dello stato di recessione in cui versano le aziende del terziario privato a causa del ristagno della domanda interna che necessita ora più che mai di essere sostenuta”. Così il segretario generale della Fisascat Cisl, Pierangelo Raineri, ha commentato la fotografia scattata dall’Inps. La categoria cislina interviene anche nel dibattito sul riordino del sistema degli ammortizzatori sociali in divenire proposto nel disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri nell’ambito della più ampia discussione sulla riforma del lavoro. “Se l’obiettivo è realmente quello di assicurare un sistema di garanzie universali e a tutele uniformi per tutti i lavoratori in caso di disoccupazione involontaria, è chiaro che per i lavoratori dei diversi comparti del terziario, da sempre esclusi dai trattamenti di sostegno al reddito ordinari, è necessario pensare anche a un nuovo sistema”, ha dichiarato Raineri. “Occorre ripristinare l’opportunità fornita dalla riforma Fornero sulla possibilità di costituire i Fondi di solidarietà di tipo bilaterale di origine contrattuale anche con il coinvolgimento dei fondi interprofessionali ai quali affidare il compito di sviluppare politiche attive del lavoro finalizzate alla occupabilità”, ha spiegato.

“Lo scorso anno nei diversi comparti del terziario la crisi si è tradotta con l’avvio di processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale e con l’avvio di procedure di mobilità che, solo a livello nazionale per le aziende multilocalizzate, hanno coinvolto oltre 115.000 lavoratrici e lavoratori del commercio, turismo e servizi”, ha aggiunto Raineri. “E’ indispensabile definire un sistema di sostegno al reddito – ha concluso – strettamente correlato alle specificità dei diversi settori. Il nostro auspicio è quello di essere coinvolti come parti sociali nella rivisitazione della riforma sugli ammortizzatori sociali, riforma che deve viaggiare di pari passo con l’evoluzione degli interventi e delle diverse misure prefigurate dal Jobs Act”.

Welfare: lavoratori dipendenti “battono” 5 a 0 il popolo delle partite Iva

I lavoratori dipendenti battono il popolo delle partite Iva 5 a 0. E’ questo il risultato che emerge da una recente analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia che ha messo a confronto le possibilità consentite a queste due categorie di lavoratori di essere ammesse alla platea degli ammortizzatori sociali previsti attualmente dal nostro stato sociale. Ebbene, rileva la Cgia, se nella stragrande maggioranza dei casi ai dipendenti è permesso di accedere alternativamente a tutte e cinque le principali misure di sostegno al reddito messe a disposizione dal nostro welfare (cassa integrazione in deroga; cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria, mobilità e Aspi), agli autonomi, invece, questa possibilità è sempre preclusa.

Il popolo dei lavoratori autonomi e delle partite Iva è formato da oltre 3 milioni e mezzo di persone. Esso è composto da poco più di 2.100.000 imprenditori individuali, da circa 959.000 professionisti e da poco più di 442.000 ditte individuali che beneficiano di un regime fiscale di vantaggio (vale a dire il cosiddetto regime dei minimi). ”Grazie al taglio dell’Irpef – ha osservato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – a partire dal prossimo mese di maggio il Governo aumenterà le buste paga dei lavoratori dipendenti a basso reddito di circa 80 euro al mese. Una misura importantissima che noi abbiamo salutato positivamente. Ora, l’Esecutivo intervenga anche a favore degli autonomi che mai come in questi ultimi anni di crisi economica hanno patito le pene dell’inferno”, ha affermato. ”E’ vero che il premier Renzi ha promesso la riduzione dei premi Inail e il taglio del 10 per cento sia dell’Irap sia dei costi dell’energia elettrica.

Questi benefici, però, interesseranno soprattutto le medie e grandi imprese e solo in minima parte le micro”, ha osservato il segretario della Cgia. ”E’ chiaro che con questa comparazione/provocazione – ha sottolineato Bortolussi – abbiamo voluto mettere in evidenza una cosa: la precarietà nel mondo del lavoro si annida principalmente tra il popolo delle partite Iva. Detto ciò, la questione non va affrontata mettendo gli uni contro gli altri, ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovranno pagarseli”.

Calderone: contratti a tempo anche in piccoli studi professionali

“L’eliminazione della causalità per i contratti a termine va verso la buona flessibilità dei rapporti di lavoro rimuovendo, nei fatti, pratiche molto diffuse di aggiramento dei limiti della proroga. Inoltre, sono convinta che la permanenza in azienda per tre anni da più chance ai lavoratori che nel frattempo hanno acquisito una professionalità e sono inseriti fattivamente nel processo organizzativo”. Per Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, come ha spiegato in una recente intervista a ‘Il Sole 24 ore’, le novità introdotte dal decreto legge 34 non sono però tutte positive. Gli studi professionali sembrerebbero esclusi dalla possibilità di assumere un dipendente a tempo determinato se hanno fino a cinque dipendenti. “Mi rifiuto di pensare – chiosa Calderone – che questa possa essere la lettura della norma e questo per almeno due motivi: il primo di equità, si creerebbe sul territorio una distinzione tra micro studi e aziende che non avrebbe un senso logico e si baserebbe solo su una lettura capziosa; la seconda è giuridica, oramai in Europa non c’ è più una differenza in questo senso tra gli studi professionali e le imprese o aziende. Quindi mi aspetto anche su questo che il ministero del Lavoro ne prenda atto”.

Carlo Pareto

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