martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Giovanni Alvaro scrive:
Se Commissario Ue per D’Alema
diventa essenziale
Pubblicato il 18-04-2014


La sortita di Massimo D’Alema a Porta a Porta contro la sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha deciso di applicare al Cavaliere la misura dell’affidamento in prova al servizio sociale, previsto dalla legislazione italiana (art. 47 dell’ordinamento penitenziario) e concesso agli ultrasettantenni, condannati a pene detentive non superiori ai tre anni, sembrerebbe la conferma di quanto sia vero il detto popolare sul lupo che normalmente perde il pelo ma non il vizio.

Ma la sortita di ‘baffino’, ex leader maximo del fu partito comunista, rottamato da parlamentare alle ultime elezioni politiche, in crisi depressiva per il suo accantonamento che considera ingiusto essendo certo d’essere uno ‘statista’ (sic!) senza eguali, ma dimentico che fu semplicemente utilizzato da Francesco Cossiga, come capo del governo, perché bisognava bombardare l’ex Jugoslavia e tenere a freno i pacifisti italiani dalla doppia morale, quella sortita non sembra essere frutto solo del tradizionale odio per l’avversario, che il nostro esprimeva a piene mani solo quando non aveva bisogno, per i suoi obiettivi personali, del sostegno del Cavaliere.

C’è dell’altro, pensiamo. Conoscendo il popolo della sinistra che, anche lui, ha contribuito a formare e fatto crescere a pane e odio, ha teso a parlare a quella pancia, sempre non sazia, per ripresentarsi sulla scena come l’interprete delle volontà di un partito che non deve e non può piegarsi a ‘concordare’ col nemico le riforme da fare anche se esse servono a modernizzare il Paese dando ad esso una struttura capace di permettere a chi vince le elezioni di poter realmente governare. In altre parole ‘baffino’ col serrare le fila dei malumori democrat punta a far capire a Renzi che non può prescindere dalla sua augusta persona che, pur non intendendo creargli alcun problema, non può accettare d’essere emarginato alla sua età.

Si tratta del classico parlare alla  suocera perché nuora intenda. D’Alema infatti non si è curato di documentarsi sull’ordinamento penitenziario né si è documentato su quanti condannati usufruiscano della misura dell’affidamento in prova. A lui bastava lanciare il messaggio e far sapere che non sarebbe rimasto con le mani in mano. Se il destinatario era Renzi e ciò che lui si attende dal premier ragazzino (una nomina europea tra i Commissari) non era necessario che si documentasse pur se c’era il rischio, come poi è avvenuto, di passare per un emerito ignorante.

Gli rinfreschiamo noi la memoria. La legge sulle misure alternative al carcere (arresti domiciliari e affidamento ai servizi sociali), n. 354, risale addirittura al 1975 quando Silvio Berlusconi era lontano da qualsiasi ipotesi di ‘salire’, montianamente, in politica. La misura dell’affidamento ai servizi sociali è attualmente applicata ad oltre 10.000 condannati un terzo dei quali è rappresentato da tossicodipendenti. Il dato più preciso si riferisce al 2009 che registra 5908 condannati per reati vari che sono stati affidati ai servizi sociali e 2283 condannati per tossicodipendenza. Tralasciando i tossicodipendenti è impensabile, anche se l’Istat non ci informa in merito, che i beneficiari dell’affidamento siano solo potenti e miliardari. Stavolta, come detto abbondantemente in questi giorni, il trattamento subìto da Berlusconi è uguale a quello usato per i condannati normali.

Dato però che, per ottenere il riconoscimento a cui aspira, il signor D’Alema ha riacceso il clima della guerra dei vent’anni, pur essendo spinti a rispondere per le rime lo evitiamo e gli diamo un consiglio non richiesto: non anteponga gli interessi personali agli interessi dell’Italia che ha bisogno di normalità per uscire dalla crisi e sfuggire alle conseguenze dei disastri provocati dal qualunquismo imperante. La politica del tanto peggio tanto meglio è alquanto inopportuna perché  “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Non capire la gravità del pericolo del comico genovese significa che non solo baffino non è uno statista, ma non è nemmeno un politico di livello. E’ solo un mediocre mestierante della politica.

Giovanni Alvaro

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Commenti all'articolo
  1. Il baffino del resto non è nuovo a certe pratiche, chi non ricorda tra i più vecchi di noi, quando insieme all’altro enfant prodige del PCI, Veltroni, andava ad omaggiare Craxi (potente del momento) nel suo camper?

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