martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I sani dubbi di Ichino
sul dl Poletti
Pubblicato il 03-04-2014


«Va salutato positivamente il fatto che con il decreto Poletti (n. 34/14) si superano alcuni limiti e vincoli in materia di contatto a termine, posti poco opportunamente dalla legge Fornero due fa», così spiegava al Sole 24 Ore due giorni fa il giuslavorista Pietro Ichino che attribuiva anche un voto, assieme ad altri esperti, al provvedimento del governo. Però Ichino aveva anche dei dubbi: «Su questa nuova disciplina potrebbe sollevarsi un dubbio di compatibilità con le regole poste dalla direttiva europea n.1999/70 per evitare che il contratto a termine diventi la forma normale di assunzione (la questione è dubbia)». «Il vero difetto della nuova norma sta nel fatto che essa accentua l’apartheid normativo tra il mondo degli assunti a termine e quello degli assunti a tempo indeterminato. Questo difetto può essere superato con l’inserire nel decreto-legge la norma sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a protezioni crescenti; e coll’inserire una disposizione che stabilisca una modesta indennità di cessazione proporzionata all’anzianità, sostitutiva del filtro giudiziale, identica per tempo indeterminato e determinato acausale». «Solo in questo modo – concludeva – si otterrà di sdrammatizzare l’alternativa fra le due forme di contratto».
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Quello che sta avvenendo sollecita qualche battuta e anche qualche riflessione generale che andrebbe fatta a proposito di contratti a termine e di mercato del lavoro.

Il Sole 24 ore ha pubblicato una pagella con voti espressi da vari esperti (6 il voto a Ichino). Una pagella molto somigliante a quella che ormai ogni giorno leggiamo a seguito delle partite di calcio per valutare giocatori, allenatori e arbitri.

Tra le varie prese di posizione, considero molto significativa quella di Pietro Ichino, che del resto ebbe una parte non insignificante nell’ispirare i provvedimenti in materia di mercato del lavoro e di pensioni della ministro Fornero e del Presidente Monti.

Questa volta Ichino sembra condividere alcune delle preoccupazioni già avanzate da esponenti del mondo sindacale e da esperti di vario orientamento.

Non mancano ovviamente coloro che il voto positivo dimostrano di esprimerlo tenendo conto soltanto di una questione di tempi e di burocrazia. Un provvedimento non è né buono né cattivo, dipende soltanto dal fatto se si può realizzare subito oppure no. La condizione che si determinerà per quel che riguarda i diritti e la dignità delle persone sembra essere del tutto marginale.

Pietro Ichino coglie una contraddizione chiarissima tra le proposte del governo Renzi e le disposizioni della Comunità europea. Un motivo in più per non avere fretta e per non mettere, per poi lasciarcelo, il ministro Poletti sulla graticola chiedendogli, come sembrano fare alcuni commentatori, di dimostrare chiaramente di avere voltato pagina rispetto al proprio passato non solo di cooperatore, ma anche di militante politico.

Quello che si chiede a Poletti è riuscire, con il contributo di tutti (e non chiamatela se vi fa comodo “concertazione”) a varare soluzioni che in materia di contratti a termine, di apprendistato e di occupazione giovanile in generale pongano fine a una situazione che non è davvero più tollerabile.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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