domenica, 24 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Il mondo del calcio piange
Vilanova e Boskov
Pubblicato il 28-04-2014


Tito VilanovaNon sono arrivate belle notizie negli ultimi giorni dal mondo del calcio. Se ne sono andati due allenatori, ma soprattutto due grandi uomini che hanno vissuto il pallone in modo esemplare, lontano da veleni e polemiche oggi dominanti fuori dal campo.

VILANOVA, VIA TROPPO PRESTO Tito Vilanova purtroppo non ce l’ha fatta. Una lunga malattia gli ha tolto la vita a soli 45 anni, ma non gli ha impedito di scrivere pagine importanti di calcio. Per anni vice di Guardiola al Barcellona, il club catalano gli diede fiducia, promuovendolo come prima guida tecnica, quando l’ex centrocampista decise di cambiare area. Anche senza Guardiola, oggi al Bayern Monaco e considerato uno dei migliori allenatori del mondo, il Barca continuò a vincere, proprio grazie alle doti di Vilanova, che si dimostrò all’altezza. Anche e soprattutto fuori dal campo, Tito si comportò in maniera straordinaria, continuando nel suo lavoro come se niente fosse. L’estate scorsa, tuttavia, decise di lasciare la squadra catalana per curarsi dalla malattia, che purtroppo se lo è portato via troppo presto. Tantissime manifestazioni di solidarietà in Spagna e in tutto il mondo (anche non calcistico) per questa brutta notizia. Nessuno se lo scorderà per il suo straordinario comportamento fuori dal campo.

BOSKOV, INTELLIGENZA E IRONIA Un’altra brutta notizia è stata quella della morte di Vujadin Boskov. L’allenatore serbo avrebbe compiuto 83 anni a maggio e in Italia ha scritto pagine importanti di calcio. Arrivato nel 1985 alla guida dell’Ascoli, dove ottenne la salvezza con il club marchigiano, gli anni migliori tuttavia furono quelli alla Sampdoria. Con il club blucerchiato, infatti, vinse a sorpresa lo scudetto nel 1991, superando la concorrenza degli squadroni Milan e Juventus e del Napoli di Maradona.  Non solo, a Genova conquistò anche due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, grazie anche alla super coppia gol Vialli-Mancini. Altre esperienze nel nostro campionato negli anni novanta alla Roma, dove fece esordire Francesco Totti, al Napoli e al Perugia, oltre a un positivo ritorno alla Sampdoria. Come detto, i migliori successi furono con il club all’epoca di Mantovani, ma Boskov è stato amato incondizionatamente da tutti gli sportivi per la sua grande intelligenza e simpatia, anche fuori dal campo. Dotato anche di una irresistibile autoironia, il tecnico serbo ha lasciato numerosi citazioni, che si continuano a usare nel gergo calcistico. La più celebre rimane probabilmente ‘’Rigore c’è quando arbitro fischia’’. O anche “I gol sono colpa di Pagliuca” (con riferimento al portiere della Sampdoria) e Gullit definito “Cervo che esce dalla foresta”. E ancora “Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0”, “Lombardo è come Pendolino che esce dalla galleria” e “Più bravi di Boskov sono quelli che stanno sopra di lui in classifica”. Insomma, un’ironia che oggi si fa fatica a trovare nelle dichiarazioni fuori dal campo, troppo spesso velenose e polemiche, e che sicuramente servirebbe a far tornare il calcio come una manifestazione principalmente di festa. Boskov ci riuscì alla grande e, proprio per questo, ci mancherà moltissimo.

Francesco Carci

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