giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

In salita il percorso
per il reato di omicidio stradale
Pubblicato il 04-04-2014


Omicidio-stradaleIl ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi dichiara che sarebbe un errore incentrare la riforma del Codice della Strada sull’omicidio stradale. Abbandonarsi all’emotività non è di grande aiuto poiché i comportamenti negativi si combattono sia con la prevenzione sia con la repressione. L’introduzione del reato di omicidio stradale è una discussione viva da cinque anni. Nei telegiornali di inizio settimana i fatti di cronaca si concentrano sulle “stragi del sabato sera”.

I sinistri mortali sono dovuti principalmente all’assunzione di alcol e droga; rari i casi di disattenzione e imprudenza dei conducenti.  I familiari delle vittime della strada chiedono a gran voce questa riforma. Infatti attualmente il nostro ordinamento legislativo prevede una procedura penale, con processi lunghi e spesso farraginosi, con ricorsi in appello e in Cassazione, allungando di fatto i tempi per una pronuncia definitiva. I colpevoli di morti sulla strada finiscono sempre o agli arresti domiciliari, che poi vengono revocati dopo un breve periodo, o il reato loro ascritto cade in prescrizione.

La riforma del codice penale appare di difficile realizzazione, almeno in tempi brevi. Se da un lato c’è la lentezza dei tribunali dall’altro vi è quella della politica. L’Associazione Guarnieri ha proposto un modello di disegno di legge che recita: “Chiunque, ponendosi consapevolmente alla guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’influenza di sostanze stupefacenti o psicotrope, cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione da otto a diciotto anni”. Tuttavia la pena detentiva non può superare i 21 anni. Colui, o colei, che si pone consapevolmente alla guida di un autovettura in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti potrà essere punito severamente in quanto causa della morte di una o più persone.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è sempre dichiarato favorevole all’introduzione del reato di “omicidio stradale”. L’ipotesi più ventilata per una rapida approvazione potrebbe essere l’utilizzo di un decreto legge, forse già da fine aprile. L’obiettivo di questa legge e dell’Esecutivo è di promuovere un effetto deterrente per limitare le morti sulla strada. Ciononostante è finalità del governo puntare sull’educazione, sulla prevenzione e il rispetto del codice stradale a cominciare dalla scuola.

Nel 2012, secondo l’ISTAT, si sono registrati in Italia 186.726 incidenti stradali con lesioni a persone e i morti, entro il trentesimo giorno, sono stati 3.653. Tra i 2.555 conducenti deceduti i più coinvolti sono individui con un età compresa tra 20 e 49 anni; in particolare le due fasce calde sono i giovani tra 20 e 24 anni e gli adulti tra i 40 e 44 anni. Nonostante la decrescita rispetto al 2011, i decessi sono ancora troppi.

Malgrado le sanzioni contro chi guida ubriaco, i bevitori alimentano le vittime della strada, così come chi assume sostanze stupefacenti e psicotrope. A poco servono i posto di blocco delle forze dell’ordine con l’etilometro; infatti nel 2013 si è calcolato un aumento del 15%, rispetto al 2012, di sinistri stradali provocati dall’ebbrezza. Il Piemonte è la prima regione in Italia col più alto tasso di mortalità per incidenti stradali causati da alcol e droga.

Il reato di omicidio stradale non è una riforma da attuare come tutte le altre, bensì una lotta di civiltà. Il messaggio che deve arrivare a tutti i conducenti è uno e uno soltanto: se guidi non devi bere o drogarti.

Manuele Franzoso

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