martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

La legge c’è: (quasi) cancellate le Province
Pubblicato il 03-04-2014


Abolizione-province-Del-RioIl Disegno di legge sulle province meglio noto come ‘Ddl Delrio’ è legge, la Camera ha approvato in via definitiva il Ddl con 260 sì, 158 no e 7 astenuti, dopo la solita bagarre in aula.

Con questo provvedimento vengono istituite dieci Città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Le funzioni delle Province sono trasferite a Comuni e Regioni in attesa che il Parlamento approvi la riforma del Titolo V della Costituzione cancellando definitivamente la parola “Provincia” dalla Carta.

Le città metropolitane dall’1 gennaio 2015  subentrano alle Province omonime e succedono ad esse in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni nel rispetto  degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del patto di  stabilità interno. Tempi diversi sono previsti per Reggio Calabria,  commissariata dal 2012, che dovrà aspettare il rinnovo degli organi del Comune ed è costituita alla  scadenza naturale degli organi della Provincia.

Nonostante i reclami quindi, le Province non spariranno, ma vedranno ridefiniti molti dei loro compiti e, soprattutto, cesseranno di essere organi elettivi. A fare parte delle nuove giunte provinciali e dei nuovi consigli, i sindaci, gli assessori o i consiglieri eletti dei Comuni appartenenti alla provincia. Altra novità contenuta nella riforma è che nessuna delle nuove cariche amministrative svolte in seno a giunta e consiglio provinciale, percepirà un’indennità: insomma, aumentano i ruoli per i politici e diminuiscono le fonti di reddito.

Il rischio, reso noto anche dalla commissione Bilancio, è che la riforma duplichi costi e funzioni della macchina amministrativa a livello locale, mentre invece l’obiettivo della riforma era proprio quello di snellire e riformare gli enti locali e i loro costi. Forti dubbi sul Ddl quindi, espressi più volte anche dal deputato del Psi, Marco Di Lello, che durante la discussione in assemblea lo scorso 4 dicembre, aveva obiettato: “È vero, alcune province spariranno, ma altre potranno risorgere trasformate in città metropolitane”. Più volte il deputato aveva espresso dubbi in merito sostenendo: “Non si può parlare di soppressione delle province, di riduzione dei parlamentari, dell’eliminazione di organi costituzionali seguendo una logica di mero risparmio. La democrazia non può essere considerata come un costo, ma un valore da difendere”.

Sebbene vi sia un rischio serio di duplicazione dei costi il Ddl contiene anche delle modifiche importanti come l’accorpamento dei piccoli comuni, incentivato con l’esenzione da oneri fiscali in caso di trasferimento della proprietà dei beni mobili e immobili dai Comuni estinti al nuovo comune. Viene inoltre stabilito  che nei Comuni con popolazione fino a 3mila abitanti il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e il numero massimo degli assessori è due; per i Comuni con popolazione superiore a 3mila e fino a 10mila abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e il numero massimo di quattro assessori. Nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore a 3mila abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento, con arrotondamento aritmetico. Ai sindaci dei Comuni con popolazione fino a 3mila è consentito un numero massimo di tre mandati. Su questo si è concentrato il parere favorevole del socialista Di Lello: “Votiamo questo provvedimento, dunque, non perché lo imponga il sentimento dell’antipolitica, diffuso nel Paese, ma perché va nella giusta direzione e può aiutarci così a sconfiggere l’antipolitica. Almeno il 40 per cento di rappresentanza di genere nei consigli, l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano, il principio che a parità di voto prevalga il più giovane e il sesso meno rappresentato, l’incompatibilità tra diverse funzioni di rappresentanza erano proposte dei socialisti che oggi hanno trovato una risposta positiva nel testo che ci accingiamo a votare”.

Il Ddl Del Rio fa un passo avanti verso un Paese di “province”, ma di fatto i costi non diminuiranno di molto (sempre che tutto funzioni a dovere), né davvero proprio cancellato questo ente intermedio. Alla fine si tratterà solo di avergli cambiato nome?

Maria Teresa Olivieri

Vai al testo finale del ddl Delrio

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Commenti all'articolo
  1. L’unico risparmio (presunto) è quello sulla abolizione degli organi elettivi. Sul che ci sarebbe molto da obiettare perché sia il costituente del ’48 che quello del 2001, ripartendo la Repubblica in regioni provincie (sic) e comuni il primo e componendola di Stato, regioni, province comuni e città metropolitane il secondo, pensavano ad enti autonomi governati da organi eletti dal popolo sovrano.
    Del resto senza elezione popolare il concetto di autonomia (che è diverso da decentramento) perde completamente di senso.

  2. Mi sembrava strano che all’improvviso i politici rinsanivano e cancellavano le province. Come tutto ciò che ha promesso, Renzi è venuto meno. Cancellare le province significa mandare tutti coloro che ci partecipano a casa. Come fanno le grandi aziende: non ci servi tutti a casa. La seconda stupidaggine è la legge che dispone la percentuale di rappresentazione obbligatoria dei due sessi: quindi significa che ha scapito di un buon rappresentante pubblico o una rappresentante pubblica ci dobbiamo accontentare di un cretino o una deficiente.

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