domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La minoranza Pd alla guerra (finta)…
Pubblicato il 14-04-2014


Massimo D’Alema ha sguainato lo spadone al grido di “riprendiamoci il partito”. Come, non è chiaro, visto che Renzi ha vinto alla grande le primarie qualche mese fa e oggi sembra in gran spolvero. Anziché il partito si prenderà, a quanto pare, un posto nella Commissione europea. Bersani pone giustamente alcuni paletti sulle riforme istituzionali, simili ai nostri. Cuperlo accentua le critiche sulla riforma del mercato del lavoro, con eccessiva enfasi vetero-sindacalista. Vedremo. Dunque quel che mi convince delle posizioni della minoranza, almeno per ora, del Pd è l’opposizione all’Italicum. Le osservazioni che Bersani gli ha riservato in tivù, nel corso della sua bella intervista a Mentana, sono le stesse nostre. E sono assai pesanti.

Ripassiamole, ne vale la pena. Innanzitutto il combinato-disposto con la riforma del Senato. Avremo un’unica Camera dove un partito del 20 per cento, in una coalizione che raggiunge il 37, composta anche da alcune liste che non superano il 4,5, si prende tutto: governo, presidente della Repubblica, presidente della Camera, Csm e Corte. La legge Acerbo del 1923 richiedeva almeno il 25, la legge truffa del 1953 pretendeva il 50. L’ho definita “la minoranza assoluta”. Tutto il potere a pochi. Poi, se io voto una lista che non supera lo sbarramento, i miei voti vengono trasferiti alla lista o alle liste che lo superano. L’ho definita “furto del voto”. E infine le liste bloccate. Il passaggio dal Parlamento dei nominati, vista la minor lunghezza del liste, a quel che ho definito il Parlamento dei “nominati corti”.

Sulla riforma del Senato sono annunciati alcuni emendamenti, ma non tali da stravolgere la legge di modifica. A meno che il Nuovo centrodestra non tenga duro sulla sua eleggibilità. Per adesso, essendo l’Italicum frutto di un accordo tra Renzi e Berlusconi, la legge resta chiusa in un cassetto. Perché scotta. Viene rinviata a dopo le europee. E siccome l’Italia è il paese del rinvio quando una cosa viene rinviata non sappiano nemmeno come la troveremo. Speriamo la più diversa possibile da quella proposta.

Quel che non mi convince per nulla sono invece le obiezioni di natura economica. Assomigliano troppo a quel che la componente comunista della Cgil e il Pci rivolsero a Craxi quando proponeva di cambiare la scala mobile. E’ la vecchia accusa di essere di destra, di copiare alcune ricette moderate, di tradire i vecchi dettami. Non si vuole ancora capire che una sinistra moderna deve uscire dal recinto delle sue vecchie certezze, se vuole essere convincente e vincente? Lo hanno fatto Blair e Schroeder, perché mai non dovrebbe essere possibile in Italia? Se il problema di fondo è oggi la disoccupazione e in particolare quella giovanile, la ricetta non può essere quella della Fornero. Non si può fare la lotta alla flessibilità in nome del dogma della stabilizzazione, quando la vera alternativa non è questa. Ma è tra lavoro e disoccupazione. E che dire di un sindacato che si divide così duramente sul principio di rappresentanza? Oggi che un giovane su due non trova lavoro e futuro…

Occorre invece un grade sforzo di innovazione e di adeguamento. Schroeder trovò il coraggio con la sua Agenda 2010 e la Germania ce l’ha fatta. La sua ricetta non era nuova, meno tasse, meno spesa anche sociale, più flessibilità nel lavoro, maggiore protezione sociale. E che importa se alcune ricette sono proprie della destra, se sono utili per risolvere i problemi? Anche Blair, nel suo rapporto con la Tachter, era accusato di questo grave reato. Schroeder ha perso le relazioni per questo. I riformisti devono avere il coraggio, sempre, di sfidare gli integralisti per tutelare gli interessi di chi sta peggio.

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Commenti all'articolo
  1. Non c’è poi tanta differenza tra un contratto a tempo determinato ed un contratto a tempo indeterminato. Le incertezze sul posto di lavoro, oggi, sono le stesse. Ci sono piuttosto delle tutele da estendere a tutti i lavoratori come quelle sulla sicurezza economica dopo il contratto. Ciò permetterebbe un accesso anche ai sistemi di credito e la necessità del tempo indeterminato verrebbe a mancare. Anzi la flessibilità si potrebbe trasformare in opportunità di crescita e di carriera.

  2. Vedo con piacere che il partito non approva l’Italicum. Aggiungo che la riforma elettorale e del Senato andrebbero accompagnate con una modifica della forma di governo in senso presidenziale o semipresidenziale. L’dea che tutto si possa risolvere con l’abolizione del Senato è sbagliata: continueremo ad avere instabilità e, magari, un peggioramento ulteriore della legislazione. Un Senato di 100 membri eletti, più pochi altri in rappresentanza delle autonomie e una Camera di 500 con una differenziazione delle funzioni sarebbero i contrappesi necessari e utili per una corretta legislazione.

  3. Sul dibattito del pd mi sovviene una battuta, D’Alema chiude la porta quando i buoi sono scappati. La legge elettorale è una vera truffa viene cancellata la democrazia e la sovranità popolare. sull’aspetto di natura economica credo non venga approfondito il male moderno della disoccupazione di massa provocata dalla globalizzazione, questa innovazione che sta interessando tutti gli Stati in Italia se ne parla troppo poco ed i danni che questa provoca rischiano di diventare il dramma per il mondo del lavoro.

  4. Mauro, guarda che gli effetti delle riforme di Schroeder in Germania incominciano a farsi sentire. E, a quanto pare, non fu “vera gloria”.
    Oggi la Germania conta 900 centri di distribuzione viveri, rispetto ai 35 del 1995, e il numero di tedeschi che hanno bisogno di un pasto caldo al giorno è raddoppiato in cinque anni, arrivando a 1.5 milioni. La Germania ha visto un ampliamento senza precedenti del settore occupazionale a bassa retribuzione, e di conseguenza l’incremento dei “working poor”. E Schroeder ”ammette per primo di avere le idee chiare su quali siano gli aspetti delle sue riforme che hanno bisogno di essere rivisti, perché, in alternativa, non è difficile ipotizzare che cosa accadrà alla competitività e alla stabilità della Germania nel lungo periodo”. Tanto è vero che la SPD ha chiesto e ottenuto fissazione per legge del minimo salariale, l’abbassamento dell’età pensionabile, e molto altro ancora, nell’accordo che l’ha portata al governo di Grosse Koalition con la CDU di Angela Merkel.
    Dati simili possono essere facilmente reperiti sul disagio sociale nel mondo anglosassone. Tanto è vero che la maggior parte degli economisti “liberal” delle due sponde dell’Atlantico, negli USA e in Gran Bretagna, ha cominciato a interrogarsi seriamente sul “costo della diseguaglianza”.
    Se anche il PSE sta concentrando la sua attenzione sulla qualità del lavoro nei paesi dell’Unione, e sul contrasto alla diseguaglianze, un motivo ci sarà pure. E il motivo è che la Terza Via ha fallito, era una politica adatta alla prima fase della globalizzazione, quando credevamo che questa comportasse solo l’apertura di nuovi mercati, e ci illudevamo di immaginare la “fine della Storia” e un futuro radioso per tutti. Purtroppo la Storia è tutt’altro che finita, e il futuro pare tutt’altro che radioso. Quando la leadership su interi settori industriali si è spostata in Giappone, in Corea del Sud e infine in Cina, si potevano e dovevano fare scelte diverse. Puntare sui servizi ad alto valore aggiunto, sulla finanza, su settori tecnologici di punta, o migliorare la capacità di innovazione e competizione internazionale delle imprese operanti nei settori tradizionali. Gli USA hanno puntato su finanza e high-tech; la Gran Bretagna sulla finanza e i servizi ad alto valore aggiunto; la Germania sull’ammodernamento dei settori industriali tradizionali.
    Noi, invece, abbiamo brillato soprattutto nell’evitare di scegliere. Le ricette di Renzi, per quanto confusamente, mirano al recupero di produttività attraverso la compressione del costo del lavoro. Insomma, siamo alla solita trita e fallimentare ricetta della “svalutazione interna”, sia pure se con il grasso condimento degli 80 Euro per tutti, o della rottamazione, o delle pseudoriforme costituzionali.
    Così non può andare, e sicuramente non andrà.

  5. Sembra che ci siamo scordati come funziona il capitalismo. Senza scomodare nessun altro che Karl Marx (uno che se ne intendeva) sappiamo che l’impoverimento crescente delle masse era stato descritto bene come effetto dello sviluppo del capitalismo.
    Abbiamo fatto finta di niente, anche perché, nel momento della crescita del secondo dopoguerra, grazie anche al Piano Marshall, tutto andava a gonfie vele.
    In Italia, poi, abbiamo attenuato nel passato le disuguaglianze sociali con il debito pubblico, dalle pensioni fasulle alla cassa integrazione.
    Da quando c’è l’euro non è più possibile.
    Peccato, però, che francesi, olandesi e irlandesi, abbiano fatto fallire il progetto di Costituizione europea, sennò si sarebbe visto un altro quadro.

  6. Caro Direttore,
    i tuoi due ultimi editoriali vanno letti insieme come fossero uno solo, perché raccontano in sintesi politica italiana al tempo di Renzi.
    1. La minaccia del giudice a non esprimere critiche alla magistratura rivolta a Silvio Berlusconi è un indicatore del peso della azione giudiziaria sulla politica dato che, piaccia o no, è diretta al rappresentante di un partito politico che viene inibito nell’espressione delle proprie opinioni.
    Nei sistemi liberi e democratici ciò non dovrebbe accadere.
    2. Il sistema elettorale architettato da Berlusconi e Renzi prevede che una minoranza dei rappresentanti governi sulla maggioranza dei rappresentati. Il risultato, se non mi tradiscono i ricordi scolastici sarebbe una oligarchia, o se va bene un’aristocrazia, ma non una democrazia.

  7. La minoranza del PD sta mostrando oggi segni di opposizione nel PD, ma quando si trattò di votare all’interno del partito erano tutti allineati e coperti. A distanza di tempo ritornano sui loro passi cioè su quelli che da tempo avevano indicato i socialisti. I socialisti restano con il rammarico di oggi ed il solo orgoglio di affermare “l’avevamo detto”. Troppo poco per un partito il PSI che dovrebbe avere maggori velleità, ma troppo adagiato al conformismo di un partito che ci sovrasta al punto di farci scomparire anche nelle nostre iniziative come l’adesione promossa da PSI al PSE. Questi oppositori mai affermeranno un riconoscimento al PSI perchè noi sappiamo bene da dove provengono e loro sanno bene che non possono permettersi di scantonare verso il riformismo socialista, neanche menzionarlo.

  8. L’adesione del pd all’internazionale socialista deve essere un problema? Chi scopre, oggi, da ex comunisti e ex democristiani, l’ internazionale socialista deve costituire, per chi, come noi, appartiene da 120 anni al movimento socialista un segno di sconfitta, e da come leggo, un errore da noi commesso? Con la fuga dalla realtà non si rappresenta il pensiero socialista.

  9. L’Italicum non mi piace, ma se sarà approvato saremo costretti a mangiare quella minestra o a saltare tutti dalla finestra. Il suicidio, nemmeno quello politico, immagino, non interessa la maggioranza di noi, allora perché non suggerire al Pd la proposizione in Italia di un partito Labour? Per tornare al socialismo delle origini, per annullare gli effetti devastanti della scissione di Livorno del 1921. Per tornare ad essere tutti turatiani! Visto che la storia ha dimostrato che il pensiero egemonico di Gramsci è stato sconfitto.

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