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Opinioni e commenti
 

LA MISCELA PERICOLOSA
Pubblicato il 01-04-2014


Renzi-riforme-Senato

Renzi ostenta sicurezza, ma la maggioranza, sulla riforma del Senato, scricchiola. «Noi vogliamo le riforme, ma lo slittamento non va per nulla bene. L’accordo era approvare insieme l’Italicum e la riforma del Senato. Siccome l’Italicum è una legge ordinaria e la riforma del Senato è una legge costituzionale si sapeva che avrebbero avuto tempi diversi già dalla prima lettura» dice il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta. Parole alle quali fanno eco quelle, ancora più dure, dell’altro capogruppo forzista, Paolo Romani: parlando del progetto di riforma del Senato su cui Renzi ha imposto il diktat, Romani ha detto di non sapere cosa accadrà, sottolineando però che c’è il rischio che si ripeta quanto accadeva in «Vietnam, quando i vietcong facevano le gallerie sotto il terreno calpestato dai soldati americani e il 29 aprile del ’75 entrarono vittoriosi nell’ambasciata americana di Saigon».

Anche il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, non fa mistero dei malumori all’interno del suo partito: «Ad oggi c’è un problema sia di contenuti – come, ad esempio, sulla previsione di ventuno senatori che dovrebbero essere nominati dal Presidente della Repubblica, rispetto a cui noi non siamo d’accordo – sia di tempi. È sbagliato posticipare l’approvazione della riforma elettorale, subordinandola alle riforme del Senato e del Titolo V che, per complessità e varietà di temi trattati, richiedono tempo, approfondimenti e studio. Dobbiamo rispondere all’urgenza indicata dalla Corte costituzionale e varare subito la legge elettorale».

Avanti! ha intervistato il costituzionalista Fulco Lanchester per fare il punto sulla situazione. Ne viene fuori un quadro nel quale la pericolosità insita nel piano del Presidente del Consiglio non è nelle singole proposte quanto nella loro combinazione.

Professor Lanchester, in un primo momento il mondo politico aveva accolto le proposte renziane, nonostante le perplessità dei costituzionalisti. Ora, a partire dal presidente Grasso, in molti sembrano ricredersi. Cosa è accaduto?

Io credo che la ragione è che adesso si sta andando al concreto. In realtà prima vi era una discussione incentrata su legge elettorale  riforme; ora, invece, è stato anticipato il processo di riforma istituzionale e del bicameralismo tralasciando la legge elettorale. Un escamotage che serve anche per allungare legislatura. Ma, nonostante questo, non è un caso che ci siano delle tensioni a destra a causa della modifica dell’accordo tra Renzi e Berlusconi che si sommano, naturalmente, alle tensioni all’interno PD per quanto riguarda la riforma nel suo complesso, una riforma che ha tutte le caratteristiche tipiche del decisionismo carismatico.

È pur vero che, da tempo, si auspica il superamento del bicameralismo.

E’  bene  che   si  cominci  ad  andare   nel  concreto,  ma   tenendo  necessariamente conto   dei  principi  e  dei  valori   che  caratterizzano  gli ordinamenti  democratici.Il bicameralismo è senza dubbio un problema centrale del sistema istituzionale italiano. Si tratta dunque di una riforma che deve essere fatta. Quello che inquieta è che  questa modifica sia collegata con il Porcellum2, ovvero con l’Italicum ,affetto  da  seri  problemi  di costituzionalità.

Non dobbiamo dimenticare che potremmo trovarci di fronte a un Parlamento che poggia su una legge elettorale incostituzionale che fabbricherebbe maggioranze, in questo caso monocamerali, sulla base di un sistema irragionevole e non proporzionale nel senso che le maggioranze fabbricate non sarebbero proporzionali rispetto allo scopo. In questo modo tutto l’impianto delle garanzie ne risulterebbe fortemente squilibrato. Recentemente a “La Sapienza” abbiamo ricordato Leopoldo Elia,un costituzionalista scomparso nel 2008,da sempre attento alla storia e all’importanza delle Istituzioni.Proprio nel suo ultimo intervento, del 2008, Elia esortava a mettere in atto un processo che mirasse alla ripresa dell’equilibrio dei rapporti tra gli organi costituzionali. Il suo appello si rileva profetico, perché in questo momento, scomparsi i partiti, e vi è una tendenza a fondare la dinamica politica sulle personalità più o meno carismatiche.

La nuova legge elettorale non risolve i punti problematici messi in evidenza dalla sent. N.1/2014 della Corte costituzionale e, in ogni caso, l’assetto complessivo della riforma non introduce adeguati contropoteri. In questo momento si guarda solo all’idea di stabilità senza rendersi conto che si sta mettendo in piedi un meccanismo che potrebbe essere fortemente squilibrato. I nostri costituenti avevano paura dell’autoritarismo, ma Renzi sembra aver perso questa memoria.

Una delle argomentazioni che portano i renziani riguarda il fatto che il sistema politico sembra bloccato da una serie di poteri di veto utilizzati meramente per la difesa di posizioni di potere personali. Che pensa?

Si chiamano veto players, i giocatori che hanno in mano capacita di interattive e di veto che tendono ad annullarsi l’un con l’altro impedendo al sistema di funzionare. Che si sia consolidata questa realtà è un dato di fatto: il sistema, dal ’92 – ’93, si è decostruito e i soggetti che hanno guidato la transizione hanno costruito un meccanismo che non poteva funzionare perché il maggioritario nell’ambito di un sistema con bicameralismo perfetto era destinato a bloccare tutto. Ottemperare all’articolo 94 della Costituzione che richiede la fiducia da parte di entrambe le camere, in queste condizioni è come richiedere una persona di vincere al lotto. Per  quanto  riguarda  la  riforma  del  Senato, tema  che,   ricordo  solo  en passant, costituisce  un  classico  della  storia  costituzionale  statutaria,per non  parlare  di  quella  repubblicana,sarei  favorevole   ad  una  soluzione simile  a  quella attualmente  adottata  in   Germania.  Al  di  là  degli annunci, quello proposto da Renzi non è, però, il Bundesrat, luogo  di incontro  degli  esecutivi  regionali. E’  piuttosto  un  Senato delle autonomie in cui ci sono non tanto i rappresentanti delle giunte regionali, ma   un  mix  di  elemento regionale e di autonomie   locali. Si  tratta  di  una  camera che, da  un  lato, perde l’incidenza  politica e che, dall’altro, non possiede   alcuna autorevolezza tecnica. In  sostanza, si rischia di abolire il  Cnel e di sostituirlo con il  Senato delle autonomie.

Su quali punti si dovrebbe, dunque, intervenire per sbloccare la situazione?

Il problema non è solo relativo alla questione del Senato, quanto all’eliminazione dell’elettività. Creare un Senato di non eletti corrisponde a fortificare la sfiducia nel momento elettorale. Si sarebbe dovuto andare a elezioni subito dopo la sentenza della Corte, ma tutti hanno avuto paura e cercano di rinviare le elezioni. In molti iniziano a dubitare di questo modus operandi, si teme che la democrazia rappresentativa stia diventando fittizia. Il rischio è che un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale possa approvare non soltanto un nuovo meccanismo elettorale sostanzialmente simile a quello sanzionato dalla Consulta, ma che intraprenda sulla base dell’emergenza un processo di riforma che rivoluziona l’architettura costituzionale del 1948, squilibrando ancor più di quanto non sia oggi l’impianto delle garanzie.

Eppure, si dice, che comunque i senatori sarebbero espressione di un voto, anche se non diretto.

Il punto è che si spaccia per sistema tedesco qualcosa che è profondamente diverso. Quello proposto da Renzi non è il Bundenstag: è un senato delle autonomie in cui ci sono non tanto i rappresentanti delle giunte regionali, ma qualcosa che in realtà mescola l’elemento regionale, le autonomie delle città metropolitane e quindi i sindaci delle grandi città così come i sindaci e le autonomie minori. Tutto questo determina uno strano mix che si basa sull’individualità del singolo carismatico, pericolosa se unita ad una legge sul finanziamento pubblico dei partiti e una legge elettorale che, unite, limitano gli spazi di rappresentanza. Preferirei che ci fossero maggiori garanzie per quanto riguarda l’equilibrio fra poteri e il circuito della sovranità popolare, quello relativo alla trasformazione dei voti in seggi.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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