martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

La precarizzazione non risparmia neanche l’ISTAT
Pubblicato il 17-04-2014


istat-precariMercoledì 16 aprile, alla presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti e del presidente dell’ISTAT Antonio Golini, 400 precari attualmente impiegati in ISTAT hanno interrotto i lavori del Convegno “il non profit in Italia. Quali sfide e quali opportunità per il Paese”. In questa sede sono stati presentati i dati del “Censimento Industria e Servizi-Rilevazione sulle Istituzioni Non-profit” grazie al contributo dei lavoratori precari.

I quattrocento lavoratori precari hanno contribuito alla produzione di dati e statistiche in preparazione del Convegno ma hanno manifestato la loro contrarietà al pacchetto di misure previste dal Jobs Act di Matteo Renzi. Qualora questo decreto legislativo venisse tramutato in legge vi sarebbe un aumento della precarizzazione e una crescente difficoltà per i giovani ad entrare nel mercato del lavoro. Il contestato ddl, il cui tentativo sarebbe quello di abbassare il numero di disoccupati(12,9%) creato dalle stesse normative che dovevano facilitare l’occupazione, incrementerà il numero di precari e il miraggio per i giovani di vedere un posto fisso di lavoro.

Infatti uno dei punti del Job Act prevede l’innalzamento da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a termine senza causale, rendendoli prorogabili fino a sei volte. In tal modo si vuol far diventare lo stesso mercato del lavoro totalmente precario. Le imprese che intendono assumere potranno utilizzare i giovani fino a 29 anni pagandoli il 35% della retribuzione prevista e non avranno più l’obbligo di confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo.

I quattrocento precari ISTAT hanno anche evidenziato come proprio il Terzo Settore, l’ambito del Convegno, sia il laboratorio della precarietà in quanto in questo ramo dal 2001 a oggi  la percentuale di contratti di collaborazione è cresciuta del 169%. Il lavoro parasubordinato ha così rovinato non tanto l’esistenza del Terzo Settore quanto la vita dei lavoratori, costretti a non avere un  posto fisso di lavoro e un’equa retribuzione.

L’età media dei 400 precari, che poi riflette nei dati presi in esame proprio i dipendenti del Terzo Settore, è di 36 anni e rappresentano ben il 16% della forza lavoro dell’ISTAT. Gli attuali precari sono impiegati in tutti i settori del lavoro ordinario dell’Istituto, dalla gestione tecnica e amministrativa alla produzione e diffusione delle statistiche ufficiali. Quasi il 10% di loro abita con i genitori. Inoltre i precari ISTAT sono altamente formati, dato che oltre il 76% possiede almeno una laurea specialistica. Tuttavia la maggior parte del precari, circa il 16%, è inquadrata nel profilo di Collaboratore Tecnico degli Enti di Ricerca dopo aver già avuto esperienze contrattuali come il co.co.co e il co.co.pro.. In media sono più di sei gli anni di lavoro trascorsi in condizioni di precariato, sia a livello contrattuale sia a livello di sostentamento economico.

La mancanza di stabilità lavorativa, e quindi la mancanza di prospettive  per la vita futura, comporta un’esistenza incerta e fragile. Per usare un espressione del grande sociologo Zygmunt Bauman, oggi si deve parlare di “lavoro liquido”. I contratti a tempo indeterminato , con la possibilità di fare carriera, consentirebbero di fare scelte impegnative per la propria vita, lavorativa o affettiva che sia.

Il Job Act tanto decantato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi non risponde alle aspettative proprio di quei giovani a cui chiede la fiducia. L’obiettivo non è mercificare il mercato del lavoro rendendolo più frammentario ma garantire posti di lavoro fissi a quei lavoratori, come i 400 precari dell’ISTAT, che da sette anni li rincorrono.

Manuele Franzoso

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