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Opinioni e commenti
 

Incertezza sulla riforma
del lavoro, ma il “green” avanza
Pubblicato il 10-04-2014


Renzi-jobAct

Nulla di fatto. Tutto rinviato al 2015. Doveva essere una priorità e, invece, il passo più importante per la ripresa del Paese, la riforma del lavoro, sembra essersi incagliato. Su quali scogli? Tutto lascia ipotizzare che il nodo sia da ricercare dentro le mura del Nazareno: se in un primo momento, infatti, i progetti annunciati da Renzi sembravano impregnati di liberismo di stampo “new labour”, da più parti si è fatto notare che, tra gli annunci e le prime proposte su cui si è iniziato a negoziare nella maggioranza, c’è stato un cambio di rotta. Un cambio che, naturalmente, non piace all’NCD: forse non è un caso, infatti, che la commissione Lavoro del Senato abbia preso tempo sul ddl contro le dimissioni in bianco approvato alla Camera. L’organismo parlamentare presieduto proprio da Maurizio Sacconi, da sempre contrario al provvedimento, ha votato affinché il testo venga discusso insieme alla delega al governo sul lavoro, più nota come  A “babbo morto”, insomma.

«Ci sono aspettative positive, ma su tutto c’è un enorme punto di domanda rispetto ai contenuti» dice Anna Maria Mazzini, marketing manager del portale InfoJobs.it: «Anche quando ci fu la riforma Fornero questa fu accolta con entusiasmo, ma i dati di gradimento delle aziende oggi sono piuttosto negative. Del Job Act, per ora, abbiamo solo un annuncio, accolto certo con favore, ma di cui ancora non si conoscono i dettagli, un aspetto lascia tutti perplessi al di là dell’allineamento politico, soprattutto visti i precedenti. La chiarezza è ancora poca».

Insomma, l’economia è in crisi e il lavoro ne risente. Non tutti i lavori però, non chi sa guardare al futuro. Del resto, lo diceva anche Darwin: non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

E, oggi, il cambiamento è green. Green come ecologia, green come ambiente, green come green economy. Stando ai dati diffusi da InfoJobs.it, la principale realtà italiana ed europea nel settore del recruiting online per numero di offerte di lavoro, traffico Internet e numero di CV in database, nonostante lo scenario economico rimanga incerto, il mercato del lavoro mostra ottimismo verso i settori legati all`ambiente e alle energie rinnovabili anche se la domanda ‘vera’ di lavoro continua ad arrivare quasi esclusivamente dai settori trainanti dell’informatica applicata a cominciare ovviamente dalle telecomunicazioni.

«Osserviamo chiaramente una crescita della richiesta per i profili lavorativi “green”» dice Anna Maria Mazzini che analizza i dati diffusi dal portale, segnalando la sensibilità dei cittadini e delle aziende verso un approccio diverso allo sviluppo sostenibile. La richiesta da parte delle aziende di profili “green” è, infatti, cresciuta costantemente negli ultimi 5 anni al ritmo di circa il 10 per cento annuo, con un ulteriore accelerazione nel primo trimestre del 2014.

«Sono dati che non mi meravigliano, ma che confermano come la salvaguardia del territorio e la cura dell’ambiente possano essere il motore di una nuova economia. Da tempo porto avanti una battaglia politica e parlamentare per favorire la green economy», ha detto il deputato socialista Oreste Pastorelli, commentando i dati di InfoJobs.it. L’esponente del PSI ha sottolineato come «non si debba dimenticare l’importanza del momento formativo per la promozione della green economy: la strada della sostenibilità, della difesa dell’ambiente, del rilancio del turismo, della sicurezza agroalimentare passa, infatti, per un’offerta formativa da parte delle università. Dobbiamo lavorare ancora su questo terreno, anche se passi importanti son già stati fatti come nel caso del corso di “Scienze della Montagna” recentemente inaugurato dalla Sabina Universitas. Bisogna dare ai giovani anche gli strumenti per intraprendere iniziative imprenditoriali, perché, oltre a ricercare lavoro possano essere protagonisti di una nuova rinascita del genio italiano».

Proprio i dati diffusi da InfoJobs, infatti, mettono in evidenza un fattore interessante: per quanto riguarda i profili più specializzati, infatti, la domanda di lavoro della green economy interessa, quasi nel 20 per cento dei casi, candidati in possesso di una laurea breve specifica per il settore. Nel 10,7 per cento dei casi si richiede, invece, una laurea specialistica di 4-5 anni. Insomma, una buona notizia per i giovani visto che il settore green cresce e apre nuove opportunità di trovare un impiego qualificato.

Inoltre, come emerge da Jobs In Progress, il rapporto sul mercato del lavoro in Italia redatto da InfoJobs.it, nel 2013 quello dell’“Energia rinnovabile e ambiente” è uno dei principali settori da cui sono pervenute offerte di lavoro, con il 2,1 per cento del totale analizzato. Per quanto lontano dai settori IT e Telecomunicazioni, leader rispettivamente con il 26 e il 24 per cento delle offerte, il dato rappresenta comunque un risultato incoraggiante per un settore in crescita.

Rispetto all’ambito della formazione nei settori della green economy, Mazzini sottolinea che «per il momento la fa da padrone soprattutto la riconversione di professioni classiche nel settore green: è da leggere in questo senso il dato che mette al primo posto delle richieste l’ambito vendite. Non si tratta, dunque, di competenze acquisite su studi specifici, bensì di competenze pregresse che permettono ai soggetti usciti fuori mercato di riqualificarsi attraverso brevi processi di formazione ad hoc quando si entra in azienda».

Non necessariamente un punto negativo, spiega Mazzini, visto che «questa dinamica permette di riqualificare profili che non hanno una collocazione, diventando più interessante per chi non ha un impiego. Per il momento le aziende sono orientate ad acquisire un bacino di clienti interessati a prodotti green. Quando questo processo sarà completo possiamo aspettarci che si aprano ancora di più le porte per le professioni specializzate visto che molte aziende inizieranno a investire in un’ottica di riconversione».

Fotovoltaico ed eolico sono i due settori in testa, con una netta prevalenza del primo anche grazie ai fondi governativi ed europei a disposizione. Ma, green economy, significa anche contrasto della speculazione edilizia, blocco della cementificazione selvaggia e riqualificazione del territorio. In quest’ottica proprio Pastorelli, in una dichiarazione di voto in Parlamento, ha evidenziato anche l’importanza di concentrare gli sforzi sul contrasto del dissesto idrogeologico: «Il dissesto idrogeologico è un problema centrale in Italia, ma ancora non riceve l’attenzione che merita. Prova ne è il fatto che le questioni ad esso inerenti si ripresentano, puntualmente, all’indomani di ogni evento atmosferico di particolare intensità».

Pastorelli ha, infine, ricordato che «le proposte legislative e le altre iniziative di cui, insieme agli altri onorevoli colleghi del partito socialista, mi sono fatto promotore sono sempre andate nella direzione di un minore consumo del suolo e della valorizzazione di una agricoltura eco-sostenibile, come strumento di salvaguardia del territorio anche sotto il profilo della sua integrità idrogeologica».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. La green economy è contro natura. Non contro la natura selvaggia, quella sottoposta a tutti gli sconquassi geologici e alla violenza della biosfera. E’ contro la natura umana che faticosamente avanza verso il prevalere dell’intelligenza sulla brutalità.
    E’ la natura umana che fa i conti con una popolazione crescente e inventa soluzioni diverse da quelle prospettate da Thomas Malthus spingendo l’immaginario e la tecnologia oltre la Terra. Che nel frattempo inventa antiparassitari e OGM per moltiplicare le risorse alimentari a disposizione del pianeta. Che considera miliardi di uomini e donne come miliardi di teste pensanti interconnesse, cioè la risorsa più preziosa. Uomini e donne al lavoro per costruire un mondo cablato, con infrastrutture logistiche e organizzazione economica per sfuggire all’entropia del caso.
    Un amico geologo mi diceva che le nuove tecniche estrattive degli idrocarburi con la fratturazione idraulica possono allentare la tensione fra le faglie tettoniche e contribuire al controllo dei terremoti. E’ un buon esempio del modo un cui la natura umana prende il sopravvento. Un altro buon esempio del contrario e la folle razionalità di Roberto Casaleggio che vagheggia la terza guerra mondiale per rimettere le cose a posto.

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