venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’eredità di Le Goff
e la memoria per costruire
l’Europa di domani
Pubblicato il 04-04-2014


jacques-le-goff-storicoIn morte di Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014), uno dei maggiori storici francesi contemporanei, proverei a proporre una recensione a un suo libro di storia, studiato per i ragazzi, utile per tutti.

L’Europa raccontata ai ragazzi (Laterza editore)- schematico ma prezioso saggio – incita i ragazzi europei a studiare la storia per “progredire”. Bisogna conoscere il passato per saper preparare l’avvenire, per sviluppare le tradizioni positive dell’Europa, per non ripetere gli errori e i crimini commessi in passato. Bisogna anche evitare di manipolare la storia creando miti nazionalistici. La storia non deve essere un pesante fardello di cui gravarsi né una cattiva consigliera che legittimi la violenza. Essa deve essere maestra di vita, servire al progresso. L’autore si spiega ancora meglio scrivendo che oggi – dopo aver sperimentato nel nostro secolo tante atrocità, crisi, ritorni alle barbarie e all’impotenza – giungiamo a mettere in dubbio l’idea stessa del progresso. Ma anche se il progresso non è sempre avvertibile, se è discontinuo, se può interrompersi o addirittura fare dei passi indietro, noi dobbiamo fare in modo che si tratti soltanto di momenti transitori. L’Europa – afferma – deve riprendere il suo cammino verso il progresso, che per prima essa ha realizzato e proposto agli uomini.

Insomma, questa sintesi di Le Goff serve a ricapitolare rapidamente alcune vicende antiche e recenti del nostro continente, aiutando il giovane (e, possibilmente, anche meno giovane) lettore a trarre dalla storia utili e innovative memorie per il futuro. Qui ne voglio elencare alcune, citando avvenimenti degli ultimi due secoli.

1) La rivoluzione francese. La rivoluzione del 1789 proclama che tutti i Francesi sono liberi ed uguali. Ma i deputati repubblicani fanno anche di più: intendono offrire un modello di principi che possano essere adottati da tutta l’umanità. E’ la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che principalmente insiste sul concetto di libertà: un uomo non può essere inquisito, o messo in prigione, per le sue opinioni; l’integrità fisica degli individui deve essere rispettata; non devono essere applicate punizioni corporali o torture. Purtroppo – aggiunge Le Goff – non sempre la Rivoluzione francese ha rispettato i suoi stessi principi ed è degenerata in eccessi riprovevoli. La libertà e l’uguaglianza devono portare alla tolleranza. Ma ben presto furono proprio i più intransigenti tra i rivoluzionari a prendere il potere. Essi limitarono le libertà dei cittadini, fecero ghigliottinare i loro avversari senza rispettarne il diritto ad essere giudicati imparzialmente da tribunali indipendenti. Imposero il Terrore. Inoltre i rivoluzionari del 1792 dichiararono guerra a mezza Europa, inseguendo due contrastanti obiettivi. Da una parte essi desideravano portare le conquiste della Rivoluzione, prime tra tutte la libertà, ai popoli oppressi dai loro sovrani e governanti; ma dall’altra volevano anche soddisfare le ambizioni espansionistiche dei Francesi. Dunque: il progresso va difeso o promosso nel proprio paese e nel mondo, stando attenti a chi fa il doppio gioco e ammanta di belle parole tremendi sogni di potenza.

2) Il colonialismo. Come l’Europa conservatrice aveva avuto il Congresso di Vienna del 1815, così l’Europa colonialista – ricorda Le Goff – ha avuto il suo congresso: il Congresso di Berlino del 1878, che stabilì la spartizione dell’Africa tra le potenze europee. Questa colonizzazione che ci ricorda le crociate, anche se priva di motivazioni religiose, rappresenta al pari delle crociate un crimine dell’Europa di cui ancora subiamo le conseguenze. Gli Europei hanno introdotto miglioramenti nel settore medico e dell’istruzione; hanno però sfruttato unicamente a loro vantaggio le ricchezze degli Africani, li hanno privati della libertà e, cosa ancor più grave, li hanno privati della loro dignità e identità culturale. Ai bambini nelle scuole è stata insegnata la storia e la letteratura di altre nazioni, ignorando le tradizioni indigene. Questi paesi sono ora indipendenti. Ma le ferite sono ancora aperte. L’Europa – ammonisce Le Goff – deve ricordare e cancellare questa vergognosa macchia dalla propria storia, deve smettere di continuare a sfruttare economicamente le ex colonie. Come pure deve smettere di appoggiare governi africani dispotici e corrotti che hanno fatto propri i sistemi adottati dai colonizzatori di un tempo.

3) I lager nazisti e quelli stalinisti. Dal 1942 i nazisti avevano deciso lo sterminio totale di tutte le persone imprigionate per motivi razziali, primi fra tutti gli ebrei. E’ quella che Hitler definiva la “soluzione finale”. È stato il genocidio degli ebrei, la Shoah. Pochissimi di essi si sono salvati. Ricordatevi – esorta Le Goff – di questi crimini. Non potrà esistere un’Europa giusta e degna senza memoria dei crimini europei, di cui questo è stato il più atroce.

 Già prima della seconda guerra mondiale – rammenta l’autore – un altro regime dittatoriale, quello comunista con a capo Stalin, aveva compiuto dei crimini che attentavano alla libertà e alla dignità dell’uomo e dei suoi diritti: processi truccati, deportazioni ed esecuzioni in massa di Polacchi e di intere popolazioni. Tristemente simili ai campi di concentramento nazisti, i campi sovietici in Siberia sono stati riempiti di deportati che vivevano in condizioni terribili, costretti ai lavori forzati, tanto che molti di essi vi morirono.

4) La politica futura. È un breve efficace consiglio quello che viene da Le Goff. Occorre liberare le ideologie da ogni aspetto irrazionale e violento. Bisogna trasformarle in ideali, cioè in modelli positivi. Occorre sostituire all’aggressività dei conflitti ideologici un pacato, tollerante e leale scambio di idee. L’Europa deve essere un grande spazio di dialogo pacifico. Nel settore economico, così importante per la prosperità delle nazioni e degli individui e per il tenore di vita degli Europei, bisogna che all’economia di mercato – che garantisce una necessaria e utile libertà – si accompagnino dei controlli da parte dello stato; controlli che devono essere limitati ma che correggano la tendenza del mercato ad accrescere le disparità economiche e le ingiustizie sociali.
Buona lettura, giovane vecchio amico.

Nicola Zoller

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