martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lettura e scuola: un legame da rafforzare
Pubblicato il 21-04-2014


Libri e Scuola La kermesse “Il Maggio del libro” è alle porte e Stefano Bordiglioni, scrittore ma anche maestro elementare quasi in pensione, invita a riflettere sul legame sempre più forte e importante che si sta instaurando (e che si deve sempre più creare) tra lettura e scuola. Già alla scorsa edizione della Fiera della Piccola e Media Editoria il numero di classi e di scuole presenti, intervenute con lavori – con cui hanno partecipato a concorsi e per i quali sono state premiate – era cresciuto in modo consistente. La lettura deve essere sempre più un prodotto per i più piccoli. Un invito a riflettere arriva anche da Romano Montroni, neopresidente del Centro per il Libro e la Lettura che in una recente intervista affermava che “gli scrittori devono essere ospitati nelle aule, salire in cattedra, tenere lezioni. Questa prassi dell’autore a scuola dobbiamo renderla stabile e mandarla in porto a livello nazionale. Gli editori possono favorirne la diffusione”. Così è accaduto recentemente in un piccolo paesino del viterbese, Oriolo Romano. Con un’osmosi e un interscambio che veda le scuole partecipare ad eventi letterari e gli autori presenziare negli istituti stessi, partecipando attivamente alla vita scolastica, con suggerimenti per insegnanti e genitori, proponendo progetti e collaborando fattivamente per dare un valore aggiunto notevole. Questo lavoro di squadra è fondamentale e deve coinvolgere tutte le parti in causa. Stefano Bordiglioni – senza esitazioni – rimarca all’Avanti! il fatto che “anche i genitori devono essere un buon esempio”.

Bordiglioni, quale la scuola di oggi e quella di ieri? 

La scuola di oggi assomiglia a quella di ieri per i numeri (classi di nuovo molto affollate) e per l’insegnante unico di classe (nel senso che non c’è più alcuna compresenza fra i docenti). Non le assomiglia, invece, per la grande quantità di pezzi di carta che oggi bisogna compilare in ogni parte per pararsi le spalle da qualsiasi tipo di denuncia. La burocrazia sta trasformando il tempo degli insegnanti: un consistente numero di ore, invece che alla preparazione del lavoro in classe coi ragazzi, è ora riservato a moduli, elenchi, registri, giornali e altro ancora. Tutta roba che fa passare la voglia di insegnare.

Quale l’importanza della lettura per la crescita cognitiva, emotiva e affettiva del bambino?

La lettura è fondamentale per una crescita del bambino in tutti i sensi: chi legge s’impadronisce delle parole, e il pensiero è fatto di parole. Chi legge sa concentrarsi su un ragionamento, su un qualsiasi lavoro, intellettuale o meno, senza cedere all’insofferente leggerezza e allo “zapping” mentale che colpisce i bambini allevati invece dai videogame dei computer o dei tablet. Chi legge, infine, s’immedesima nei personaggi delle storie e fa, in qualche modo, esperienza dei loro stati d’animo. Diventa, così, più capace di empatia con chi lo circonda nella vita reale.

Cosa andrebbe fatto per la scuola e la cultura? E cosa si aspetta dalla classe politica attuale?

La scuola dovrebbe essere il primo motore di ogni Stato ragionevole. Qui in Italia non è così: la scuola è una specie di “Cenerentola” e un capro espiatorio. Per intenderci, se c’è chi guida ubriaco e uccide qualcuno, una delle prime cose che senti dire è che “la scuola dovrebbe insegnare a rispettare la vita degli altri”. Dalla classe politica italiana mi aspetto altri moduli, altri registri, altre certificazioni.

Che differenza c’è di fruizione e nel rapporto con la lettura e la cultura dei genitori e dei bambini?

Genitori e bambini hanno entrambi bisogno di sentirsi raccontare una storia: i genitori che leggono per sé e ai propri figli sono un esempio e una garanzia. Molti cominciano a comprenderlo, anche se in Italia la lettura non è lo “sport” più praticato in assoluto. Gli insegnanti, soprattutto nella scuola primaria, dovrebbero invece saperlo bene, dovrebbero leggere e mettere buoni libri nelle mani dei bambini, a tutte le età. Ma anche questo succede solo in parte. Non c’è la narrativa per l’infanzia fra le materie che devono costituire il bagaglio culturale di una buona maestra o di un buon maestro.

Barbara Conti

 

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