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Opinioni e commenti
 

L’Italia in semifinale di Coppa Davis dopo 16 anni
Pubblicato il 07-04-2014


Fognini-Murray-DavisDopo 16 anni l’Italia di Coppa Davis torna in semifinale nel girone mondiale.

Gli azzurri non tradiscono le attese del pubblico italiano e di tutta Napoli, dove si è giocato, attuando una rimonta che sa di una delle migliori vittorie ottenute in questi ultimi anni dai ragazzi guidati da Corrado Barazzutti. Per un week-end di grande tennis e strategia tattica. Vittoria per 3-2 dunque sia per l’Italia che per la Svizzera, che si incontreranno a settembre in semifinale. Anche Roger Federer non ha deluso le aspettative vincendo la partita fondamentale per superare il turno contro il Kazakhstan, battendo per 7-6 6-2 6-3 il kazako Golubev.

IL COMMENTO DI BARAZZUTTI – Massima soddisfazione è stata espressa dal coach Corrado Barazzutti per quest’impresa, una vittoria meritata che giunge a riempire una stagione straordinaria, non ancora terminata, per una squadra competitiva di ragazzi e ragazze che ci hanno messo il cuore. Anche Flavia Pennetta era tra gli spalti, e con la Federation Cup l’appuntamento è per il 19 e il 20 aprile prossimi. Non resta che esortare gli azzurri al grido di “Non mollare mai” (NMM), inciso sul ciondolo di Fognini e che Pennetta scrive sempre, quale dedica per il pubblico, sugli schermi della tv al termine dei suoi incontri vincenti.

I RISULTATI – Per l’Italia dunque vince Fabio Fognini su Ward in 4 set, per: 6-4 2-6 6-4 6-1; ancora Fabio Fognini si impone su Andy Murray per 6/3 6/3 6/4; Andreas Seppi contro James Ward per 6/4 6/3 6/4. Agli inglesi invece vanno i due punti ottenuti dalle vittorie di Andy Murray su Andreas Seppi per 6/4 7/5 6/3; e del doppio di Andy Murray con Colin Fleming, in tre ore e 7’ in 4 set col punteggio di: 6/3 6/2 3/6 7/5.

WTA DI CHARLESTON – In contemporanea si giocava anche a Charleston, in South Carolina. Ad imporsi è la testa di serie n. 14, la tedesca Andrea Petkovic. Classe ’87, sorprende con un gioco solido da fondo campo, con improvvise accelerate vincenti. Ci ricorda molto la bulgara Tsvetana Pironkova, vincitrice all’inizio dell’anno al torneo di Sydney: sbagliano poco, reggono bene lo scambio attendendo l’errore dell’avversaria, sono simpatiche e molto umane fuori e dentro il campo. Anche fisicamente c’è somiglianza, ma soprattutto entrambe riescono ad avere una costanza di gioco, con pochi passaggi a vuoto, ed a cogliere ogni occasione. Petkovic si impone per 7-5, 6-2 su un’avversaria quale Jana Cepelova, che si mostra una strenua lottatrice; il segreto sta nel suo saper sfruttare 5 palle break su 5 contro solamente le 2 su sei avute dalla slovacca. Il risultato non rende merito dell’equilibrio della partita, nonostante Cepelova sembri scoraggiata dalla maggiore solidità della tedesca. Complice anche un po’ di sfortuna per la slovacca, da segnalare il piccolo passaggio a vuoto di Petkovic che dal 5-0 si fa rimontare sul 5-2 per poi concludere esortando: è la vittoria del coraggio di rimettersi in gioco dopo 3 gravi infortuni (la lesione al legamento crociato del ginocchio destro all’Australian Open del 2008, che l’ha tenuta fuori dai campi da tennis per otto mesi; poi nel 2012 si infortuna prima alla schiena e resta fuori per 3 mesi; il secondo infortunio è alla caviglia nel torneo di Stoccarda); l’avrebbero potuto segnare la sua carriera, ma Andrea ha saputo sempre risollevarsi. Petkovic è stata in grado di sconfiggere al primo turno Serena Williams (con un doppio 6/4), vincitrice del torneo di Charleston per 3 volte. Andrea in semifinale aveva battuto un’ottima Eugenie Bouchard, che aveva vinto ai quarti per 6-3 4-6 6-3 su Jelena Jankovic. Sicuramente riteniamo che la canadese sia una giocatrice da tenere d’occhio vista la tenacia, la determinazione, il coraggio, l’ostinazione, la qualità tecnica con cui gioca: un buon torneo quello di Charleston anche per lei.

Barbara Conti

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