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Opinioni e commenti
 

L’Ungheria rischia di tramutarsi nell’Orbànistan
Pubblicato il 07-04-2014


Ungheria-OrbanIl 5 e 6 aprile si è votato per il rinnovo del Parlamento a distanza di 4 anni. Fidesz, il partito di Viktor Orbàn, ha ottenuto il circa 47 per cento delle preferenze conquistandosi, dunque, l’assegnazione di ben 134 seggi su 199.

L’Unione Civica Ungherese, in lingua originale Fidesz, si è affidata ancora una volta alla figura del nazionalconservatore Viktor Orbàn. Se 134 seggi sono per la colazione vincente, appena 39 sono per la “Coalizione democratica”, ovvero socialisti, sinistre varie, liberal e centristi. Il dato che fa tremare l’Ungheria, e l’Europa, è la prova di forza del partito neonazista Jobbik. I neonazisti antisemiti di Jobbik hanno ottenuto il 20,7% delle preferenze, in aumento rispetto al 16,7% del 2010. Alla forza estremista saranno assegnati 26 seggi.

I voti conquistati da Orbàn si aggirano tra il 47% e il 48% del totale e grazie al premio di maggioranza il leader di Fidesz avrà la maggioranza assoluta. Inoltre è probabile che conservi la maggioranza qualificata, cioè i due terzi, nei seggi dello Orszaghàz, l’imponente parlamento nazionale neogotico costrito sulle splendide rive del Danubio. Attila Mesterhazy, candidato premier nella “Coalizione democratica”, ha riconosciuto la vittoria di Orbàn, ma non ha voluto congratularsi con lui.

Quali sono le ragioni che hanno portato alla riconferma di Orbàn alla guida dell’Ungheria? Viktor Orbàn ha più volte avuto scontri con l’Unione Europea e gli investitori internazionali, soprattutto in materie di tasse ed imposte a banche le quali si trovano nel Paese così come aziende delle telecomunicazioni e del settore energetico. Negli ultimi quattro anni Orbàn ha varato leggi illiberali in tema di diritti civili (discriminazione degli omosessuali), d’espressione e attacchi alla magistratura. Il popolo ungherese vede Viktor Orbàn come colui che ha a cuore gli interessi nazionali, che ha ridotto le tasse sul reddito e abbassato le bollette. Che Orbàn abbia preso ripetizioni ad Arcore?

Il pericolo più grande ora si chiama Jobbik e il suo leader, Gabor Vona, promette un “opposizione di ferro” a Fidesz e ai socialisti, liberal e centristi. Il programma elettorale con cui si è presentato Jobbik è chiaro: più posti di lavoro, lotta dura al crimine, rinegoziazione del debito dello Stato e un referendum in cui chiedere al popolo ungherese se vuole rimanere nell’Unione Europea. Come si può notare, con l’analisi di un Paese europeo si è in grado di diagnosticare la malattia che affligge l’Europa. Come un morbillo nascono e crescono le Lega Nord e il Movimento 5 Stelle in Italia, il Front National in Francia, Jobbik in Ungheria, il Partito della Libertà in Olanda, Vlaams Belang in Belgio, l’FPO in Austria, Alba Dorata in Grecia senza contare i partiti fondamentalisti cristiani del Nord Europa.

Dalle elezioni municipali francesi e da quelle nazionali in Ungheria esce fuori un quadro che segna l’avanzamento di forze politiche nemiche della solidarietà, del rispetto della diversità e del multiculturalismo nonché dell’Unione Europea. È una radiografia impietosa. Le elezioni europee di maggio hanno già dei vincitori e dei vinti; i vincitori sono i leader di forze estremiste che ottengono consenso mentre i vinti sono coloro che ancora credono nell’Unione, oltre che bancaria e finanziaria, politica d’Europa.

 Manuele Franzoso

 

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