mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ma davvero Denis Verdini
può cambiare la Costituzione?
Pubblicato il 13-04-2014


Le ultime vicende che in queste settimane hanno visto coinvolti Nicola Cosentino, ancora una volta Berlusconi, per finire poi con la fuga, smentita, finita in Libano di Marcello Dell’ Utri, hanno fatto passare in secondo piano la vicenda, non meno rilevante, che vede coinvolto il senatore Denis Verdini. Esattamente il nove aprile il Senato ha discusso e votato l’ordine del giorno – “autorizzazione per l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche a carico del sen. Denis Verdini”.

Giova ricordare che il Senatore Verdini è colui che in questi giorni ha svolto e svolge il ruolo di mediatore per le riforme del Titolo V della Costituzione e per la riforma elettorale. Per capire meglio riportiamo qua la scheda personale/professionale/politica di Verdini che pubblica Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Denis_Verdini dove, cliccando sulla voce – “procedimenti giudiziari” – appare un curriculum di non meno giuridicamente rilevante rispetto a quello dei suoi tre illustri amici e compagni di partito. Le indagini a carico dell’ oggi senatore Verdini sono iniziate nel 2008 e si sono concluse con il rinvio a giudizio nell’aprile del 2013.

Tre i filoni d’inchiesta che lo vedono coinvolto, nel corso dei quali sono state effettuate le intercettazioni per le quali oggi si è chiesta l’autorizzazione all’utilizzo: Grandi opere, Eolico in Sardegna (e qui ricordiamo la famosa telefonata con l’ex Governatore della Sardegna Ugo Cappellacci https://luciogiordano.wordpress.com/2013/12/30/una-telefonata-tradisce-lamore-di-cappellacci-per-la-sardegna/ ) e la cosiddetta P3 e Credito Fiorentino. Cinquantamila le intercettazioni di cui 119 di rilevante importanza.

Nel corso delle indagini Verdini ha tentato anche di ostacolarne il proseguo e, come se non bastasse, nel corso del dibattito in aula ha tenuto a proporre ai colleghi, l’acquisto, per ogni deputato e/o senatore, di una apposita macchinetta per impedire le intercettazioni dal modico costo di euro 12 mila. – “Mi sembrerebbe semplice che con una macchinetta, che costa 12mila euro, i parlamentari consegnassero al presidente il proprio cellulare per renderlo non intercettabile. Non ho problemi ad affrontare i processi, anzi, ben vengano. Fate come vi pare, non mi importa nulla. Ma pensateci bene, pensateci per il futuro“. Le argomentazioni di Verdini non hanno però convinto né i componenti della Giunta delle Elezioni e delle Immunità – qui il testo della relazione finale del senatore Pd, Felice Casson  – che ha espresso parere favorevole all’autorizzazione, né tantomeno i colleghi senatori che con voto a scrutinio segreto hanno espresso parere favorevole a tutte e tre le richieste della magistratura.

Di seguito tutti gli altri atti allegati alla seduta del senato del nove aprile 2014. La domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazione di conversazioni telefoniche trasmessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 12 aprile 2013. Qui il testo  della Relazione della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari. Qui il testo della richiesta dei giudici. E mentre in Tv, e su tutta la stampa si continua a discutere sulla futura prossima decisione dei giudici in merito all’affidamento ai servizi sociali per Silvio Berlusconi, con una ulteriore richiesta di agibilità politica per la campagna elettorale per le prossime elezioni europee, si fa finta di non vedere che anche il cosiddetto – “uomo delle riforme” – Denis Verdini – non è da meno, in quanto a guai giudiziari, dei suoi maestri succitati. Il problema lo abbiamo avuto per vent’anni e se tanto ci da tanto continueremmo ad averlo. Se è vero che l’Italia ha bisogno di serie e urgenti riforme non è ammissibile che a scriverle siano coloro che alla giustizia hanno sempre rivolto accuse e, soprattutto, hanno cercato, e continuano ancora a farlo, di eluderla a scapito di tutti i cittadini onesti.

Antonella Soddu

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Commenti all'articolo
  1. In effetti le conclusioni della giornalista sono sostanzialmente giuste. C’è un però, però! Con chi fare le riforme? Verdini è una pessima figura, uomo di “sistema”, sa perfettamente come ci si muove nell’ambito di rapporti pubblico-privato, come dimostra l’articolo, ma ditemi chi non lo è soprattutto in FI. Non possiamo però fermarci, il problema è che si deve discernere, stabilire bene i paletti, i traguardi, ciò che è bene per il futuro e trovare regole per modernizzare l’Italia. se dobbiamo passare ad una Repubblica presidenziale, per esempio, Verdini ci fa paura? Allora rimaniamo come siamo…

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