lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Mestieri dimenticati, la storia di Anna
Pubblicato il 27-04-2014


Vi racconto la storia di Anna, trentotto anni, di Orani, paese della Sardegna in provincia di Nuoro. Anna è mamma di due figlie e, insieme al marito, vive a circa 8 km dal mio paese.  L’ho conosciuta a scuola; sua figlia ha frequentato le scuole medie in classe con mia figlia. Ho subito legato con lei, per un fatto culturale e per la disponibilità al dialogo costruttivo. Forse anche perché ho sempre apprezzato le tradizioni e la cultura agro/pastorale del nuorese. Anna non è solo una persona, è lo specchio della tenacia, della caparbietà, della forza, tratti tipici delle donne sarde e, in particolare, del nuorese.

In Sardegna si dice che siano le donne a tenere in pugno le redini della famiglia. Gestiscono tutto, economia familiare compresa. Anna è l’esempio anche di questo. Quando la prima volta sono stata a casa sua, una casa immersa tra le campagne del mio paese, Villasor, e quelle di Serramanna, mi disse che lei e il marito si erano appena trasferiti. Avevano acquistato un terreno con una piccola casetta. Il suo sogno era di realizzare un agriturismo. Ne ha sempre parlato con fermezza.

Ieri sono andata con un’altra amica per comprare da lei – “Su proceddu e su casu sardu” – (il maialetto e il formaggio pecorino sardo). Roba genuina, controllata e ben curata. Il formaggio è fatto con la tipica lavorazione a mano. Anna si occupa degli animali: agnelli, maiali, polli. Fa il formaggio e i dolci tipici sardi del suo paese. Il marito fa il maniscalco, – mestiere antico, quasi in “via d’estinzione” – è un abile fantino, si occupa di cavalli, li cura con dedizione, amore e professionalità. I loro cavalli partecipano alle sagre e feste di paese. La loro piccola azienda è anche una sorta di pensione per i cavalli che spesso ospitano e curano. Quella piccola  casetta in campagna io l’ho vista cambiare radicalmente in questi ultimi  tre anni, trasformandosi in un piccolo  gioiellino.  Le stalle per i cavalli, i percorsi per cavalcare, la porcilaia, le caprette, le mucche, le pecore, il laboratorio per il formaggio, il prato verde e le erbe aromatiche mediterranee. Le selle per i cavalli appese al muro, abilmente lavorare, gli attrezzi per i mestieri ben sistemati. In cucina un caminetto  tipico, un grande tavolo per ospitare tante persone e condividere i pasti.

Tutto quello  che  la natura, incontaminata, offre.  Anna la sera è stanca, la sua giornata ha inizio alle prime luci dell’alba e termina la sera tardi, trova lo spazio per fare la mamma, e certamente se si va a trovarla non si rischia di esser accolti da un volto cupo. Il sorriso non le manca mai, ed è sempre pronta a parlarti del suo lavoro che, come dice lei “è duro, ma ti dà tante soddisfazioni. Qui ho tutto, non mi manca nulla da mangiare. La natura e gli animali non ti fanno mai mancare nulla devi saperli amare e rispettare, ti compensano a modo loro”. Insomma, in un mondo fatto, e succube, della tecnologia, delle professioni comode, delle lotte di potere e via dicendo, c’è chi ancora ha voglia di fare un mestiere che a molti può sembrare scomodo. Lo fa senza quote rosa e percentuali di cinquanta e cinquanta sulle liste e senza gli 80 euro in busta paga nonostante un lavoro che supera di gran lunga le dieci ore giornaliere.

Infine, un messaggio all’ex ministro Michela Brambilla e alla sua campagna pasquale “Boicotta l’agnello”. La tenacia di questa giovane donna vale molto più delle sue mille battaglie. Glielo posso assicurare. Se Anna non si fosse rimboccata le maniche, certamente, il lavoro non glielo regalava nessuno. Anna è una di quelle persone che con dedizione, mantiene vive le tradizioni e contribuisce a tenere ancora in piedi quell’economia agricola che, a stento, ancora resiste.

Antonella Soddu

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