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Opinioni e commenti
 

Navigare in mare aperto
Pubblicato il 22-04-2014


L’articolo del direttore di questo giornale, pubblicato il 16 aprile con il titolo “Se Renzi avviasse davvero la Terza Repubblica” affronta la questione cruciale sulla quale debbono riflettere e decidere i compagni che stanno operando nel solco della tradizione del socialismo italiano, quella che va da Turati a Craxi,

Dopo aver detto che concordo con gli argomenti illustrati da Mauro Del Bue, provo a recare il mio modesto contributo alla discussione.

Comincio con la lista dei nostri significativi motivi di dissenso rispetto quanto ha fatto e dice di voler fare il veltro fiorentino.

Non mi piace l’impianto della legge elettorale e mi auguro che l’esame parlamentare serva a modificarlo nelle sue scelte più importanti, liberandolo dalle norme che ne fanno una legge truffa.

Non mi piace la riforma macchinosa del Senato. Bastava accogliere le proposte elaborate durante la presidenza di Spadolini e, in particolare, dalla Commissione Maccanico, di cui faceva parte il nostro Covatta.

Non mi pace il Renzi che chiosa semplicisticamente il celebre saggio del nostro Norberto Bobbio, affermando che la differenza fra Destra e Sinistra oggi equivale soltanto alla differenza fra veloci e lenti. E ancora: Renzi ha mostrato di essere quasi privo di retroterra ideale. Ho sognato che, da buon fiorentino, avrebbe annoverato fra i suoi maggiori Carlo Rosselli, Piero Calamandrei, Ernesto Rossi. Si è limitato a Giorgio La Pira e Nelson Mandela.

Non è certo così esaurita la lista dei nostri dissensi, rispetto ai quali  resta tuttavia preminente l’elenco delle nostre principali e pregnanti ragioni di consenso.

La prima, se volete di carattere viscerale, l’ha enunciata Claudio Martelli in un’intervista a “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera. Renzi ha il merito storico della liquidazione politica (lui la chiama rottamazione) dell’ultimo grumo del post-comunismo italiano. Si tratta del gruppo dirigente del PCI che, dopo aver concorso alla distruzione del PSI e degli altri storici partiti di governo della Repubblica con l’aiuto della Magistratura politicizzata, ha dato vita all’amalgama non riuscito PDS, DS, Ulivo, PD: quella miscellanea che in vent’anni non e riuscita a sconfiggere Berlusconi, non ha realizzato le riforme istituzionali, ha ridotto l’Italia in miseria: ed è ancora qui a far la guerra a Berlusconi e ad elevare alle seconda carica della Repubblica un magistrato che colleziona prove di inadeguatezza. Non mi pare una svolta di poco conto, quando penso che il nucleo post-comunista si è rifugiato nella ridotta della mediocrità emiliana. Sto parlando della vicenda conclusasi con la sconfitta di Bersani, segnata, oltre che dal risultato elettorale, dall’implorazione infruttuosa alle truppe di Beppe Grillo.

Il secondo motivo, questo di valenza epocale, è la decisione, dopo anni di inconcludente tira e molla, di condurre il Partito Democratico nell’alveo del Partito Socialista Europeo, di cui noi siamo da sempre membri di pieno diritto. Si tratta di una svolta dalla quale non è per noi possibile prescindere.

Né sono di poco conto le ragioni ricordate da Del Bue: il pacchetto di riforme economiche e sociali, l’accantonamento della sudditanza inconcludente del Governo ai sindacati e alla Confindustria.

Poi c’è, lo dico se volete con enfasi, la decisione di raccogliere dopo 20 anni l’eredità di Bettino Craxi in tema di grande riforma delle istituzioni. É difficile negare che manchino a Renzi il decisionismo e la consapevolezza che l’Italia uscirà dal pantano solo se diventerà una democrazia governata e governante. E scusate se è poco.

Renzi, last but non least, ha osato introdurre nella lista degli alti stipendi dei funzionari pubblici da calmierare anche i vertici della magistratura. Apriti cielo. Lesa maestà e lesa autonomia. Si è così finalmente toccato il nervo scoperto dello straripamento di potere della Magistratura, ancorché il bilancio dell’amministrazione della giustizia sia raccapricciante: il peggiore d’Europa e uno dei peggiori del mondo. É lecito sperare che il nuovo Ministro della Giustizia, che ha fama di garantista, esca presto dal silenzio che finora si è imposto.

Poi, ma l’elenco delle ragioni di vicinanza non è esaurito, c’è il dialogo con Berlusconi avviato con l’incontro “blasfemo” presso la sede del PD. Un negoziato che è ad un tempo coraggioso e rischioso, ma politicamente centrato: Renzi può riuscire dove D’Alema ha fallito. E questo dialogo potrebbe continuare fino alla creazione nella prossima legislatura di un governo di unità nazionale, o di grossa coalizione “alla tedesca”.

Ci sono infine altre assonanze con il ”nuovo corso” del PSI degli anni ’70-80. Renzi sottolinea con orgoglio che l’Italia è un grande Paese, che deve stare con dignità in Europa e nel mondo. Noi diffondevamo i valori del nostro socialismo tricolore e lanciavamo i convegni sull’eccellenza del made in Italy. Mi fermo qui. Altri argomenti si possono aggiungere per concludere che la linea politica tracciata nella nota di Mauro del Bue è l’unica possibile e praticabile: semplicemente perché non datur recursus ad alteram. Salvo che qualcuno non pensi ad un ancillaggio del PSI alla minoranza post-comunista sconfitta e alla ricerca di una impossibile rivincita. Sarebbe il suicidio. Dunque non resta che il nostro convinto sostegno al Governo e al Presidente del Consiglio, nella consapevolezza che è vero quel che ha scritto Enrico Cisnetto su “Terza Repubblica”: se dovesse cadere il Governo Renzi “si aprirebbe una crisi concomitante di centro, destra e sinistra a dir poco devastante per la mancanza di sbocchi democratici”.

Ecco perché l’aperto sostegno a Renzi e al suo governo è il miglior investimento politico che il PSI possa compiere: dunque una scelta che deve essere solennizzata con un pronunciamento dei nostri organi deliberanti e con il supporto del mondo della cultura liberalsocialista, e dunque delle nostre Fondazioni d’area. Il che significa fare politica, non galleggiare all’insegna del piccolo cabotaggio.

Fabio Fabbri  

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Commenti all'articolo
  1. Dissento dal Compagno Fabbri quando vorrebbe paragonare Renzi a Craxi, cioè un canta-storie con uno Statista. La logica conseguenza delle considerazioni fatte è lo scioglimento del PSI nel PD e francamente non mi convince sia perchè Renzi vuole annullare i Socialisti, accusandoli di essere in quanto piccoli “ricattatori” e sia perchè m sento un Socialista Riformista collocato, come Nenni, a Sinistra dello schieramento politico e ritengo che non si possa scherzare con le istituzioni democratiche (vedi Italicum, Senato e problemi annessi). La sconfitta degli ex Comunisti era scontata, ma non possiamo esaltare gl ex Democristiani e le politiche liberiste di rafforzamento della precarietà come il recente DL sul mercato del lavoro, che andava fatto almeno insieme al Contratto con tutele crescenti. Infatti oggi gli esperti dicono che si sono ridotti i contratti a tempo indeterminato.

  2. da vecchio riformista ex PCI debbo ahimè dissentire.
    Il piacere di Fabbri (e di molti craxiani) per la (spero momentanea) ‘sconfitta’ dei vari D’Alema,Bersani da parte del renzie non solo è suicida ma evidenzia confusione culturale e opportunismo politico. Avevo deciso di votare PSI alle europee ma, dopo l’accordo col renzie per paura della soglia del 4% ho deciso di no. E articoli come questo di Fabbri che vogliono fare giustizia sommaria di una grande tradizione come il riformismo di matrice PCI confermano.Per l’Europa socialista voterò a sinistra ma non il PD renziano nè i suoi supporters. Carlo51

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