lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

“Nemico del popolo”: l’attualità della denuncia
di Ibsen
Pubblicato il 11-04-2014


Nemico del popoloE’ la Norvegia del 1872, ma potrebbe essere tranquillamente l’Italia dei nostri giorni. Così come negli “Spettri”, in “Casa di bambola” o nei “Pilastri della società”, l’Ibsen di questo “Nemico del popolo, in scena al teatro Brancaccio di Roma – fino al 20 aprile – con Gian Marco Tognazzi in un’edizione rivisitata da Edoardo Erba e diretta da Armando Pugliese, è di un’attualità sconcertante.

La stessa vicenda è cronaca, purtroppo, quasi quotidiana: il dottor Stockmann, medico di uno stabilimento di bagni termali, di una piccola città norvegese, dopo una serie di analisi scopre che le terme pubbliche sono appestate da inquinanti scarichi montani di conciatura delle pelli. Vorrebbe fare un pubblico appello per denunciare la cosa e rimediare al problema, ma suo fratello, sindaco della città e rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme, fa sì che, sia il rappresentante dei piccoli proprietari, sia i redattori di un giornale popolare schierato contro i potenti della città, che in un primo momento avevano appoggiato e sollecitato la pubblicazione della relazione del dottore, lo lascino solo.

Lo scandalo non conviene a nessuno, chiudere le terme vorrebbe dire fermare la crescita economica della cittadina, creare disoccupazione, gettare sul lastrico l’intera popolazione che vive e prospera proprio grazie allo stabilimento. E così chi denuncia diventa “nemico del popolo”, ingenuo visionario che non si arrende alle ragioni della politica, non scende a compromessi e ai ricatti: licenziato e vilipeso dalla “maggioranza”, pensa, prima, di abbandonare la città, poi, forte dell’appoggio della sua famiglia e dell’amico marinaio, interpretato da un ottimo Leonardo Fornara, sceglie di restare nella speranza di educare i giovani a essere cittadini più civili.

Ibsen mette in scena il problema della moralità come unica condizione per una società accettabile e non importa in quanti siano a sostenerlo perché “se la maggioranza ha la forza, non sempre ha la ragione”. E in effetti, come afferma Tognazzi/Stockmann in questa versione attualizzata, “la maggioranza era anche con Hitler, con Mussolini” e, aggiungiamo noi, nell’ultimo ventennio con Berlusconi. E in una trama così attuale come non riconoscere nelle frasi dei protagonisti alcuni dei nostri contemporanei?

Il moderato tipografo, un esilarante Antonio Milo, che è sempre al centro, “uno sguardo a destra e uno a sinistra” a seconda delle situazioni, critico sì ma senza esagerare, perché in futuro le cose cambiano. Il direttore del giornale, Alessandro Cremona, che è pronto a fare fuoco e fiamme per rovesciare il sistema e poi alla minaccia di un taglio dei fondi che lo farebbero chiudere, fa marcia indietro e si autocensura. Lo stesso Stockmann che vuole “mandare tutti a casa”, “spazzare via tutti i vecchi barbogi e i parrucconi, da tutte le loro poltrone!”, che lotta per una buona causa ma lo fa con un’ingenuità sconcertante.

E come non sorridere nel vedere il cinico sindaco, un bravissimo Bruno Armando, pulire con il fazzoletto la sedia dove era seduto il giornalista rivoluzionario, di “travagliana” memoria? Le due ore volano e scorrono, si ride, si sorride e soprattutto si pensa.

Cecilia Sanmarco

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